ICI E VINCOLO PERTINENZIALE



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IVA E OPERE A SCOMPUTO



































































































Cass Cass., sez. trib., sent. 16 marzo 2005 n. 5755   Svolgimento del processo - Con sentenza 24 marzo-28 novembre 2003 la Commissione tributaria di II grado di Trento ha accolto l'appello del comune di Nogaredo avverso la sentenza della Commissione tributaria di I grado, che aveva dichiarato la illegittimità degli avvisi di accertamento Ici per gli anni 1993 e 1994, notificati ai coniugi G.T. e A.C. in data 29 novembre 2000, per difetto di elementi essenziali (mancata allegazione di delibere consiliari cui si faceva espresso riferimento negli avvisi) per non assoggettabilità dell'area al tributo in quanto pertinenza di fabbricato che, proprio in virtù dell'incorporazione della stessa, fruiva di un'elevata classificazione catastale (A7), infine per uniformità del valore al mq. attribuita dal comune a tutti i terreni, senza valutarne le differenze.  I giudici d'appello hanno ritenuto adeguatamente motivato l'accertamento, perché erano stati indicati sia l'organo che aveva determinato i valori che la delibera con cui erano stati stabiliti i criteri di determinazione dell'imponibile, delibera la cui allegazione non era necessaria, essendo sufficiente il richiamo alla stessa contenuto negli avvisi; nel merito hanno ritenuto legittimo il tributo richiesto per assenza di accorpamento (cosiddetta "graffatura") dell'area oggetto del tributo al contiguo fabbricato, costituenti unità catastali separate.  I consorti G.T. e A.C. hanno chiesto la cassazione di tale sentenza sulla base di quattro motivi, illustrati da memoria.  Il comune di Nogaredo resiste con controricorso.    Motivi della decisione - Col primo motivo di ricorso i ricorrenti denunciano nullità della sentenza impugnata per contraddittoria ed illogica motivazione della stessa, il cui iter argomentativo non sarebbe chiaramente intelligibile.  Col secondo motivo, si denuncia la violazione delle norme di diritto in materia di Ici sostenendosi la pertinenzialità dell'area sottoposta a tributo, in quanto costituita da giardino circostante un'abitazione, priva di edificabilità autonoma in quanto parte integrante della stessa, come provato dall'attribuzione di categoria relativa ai "villini" (A7) e di valore elevato ad un fabbricato modesto, proprio in funzione della esistenza della presenza dell'annesso giardino.  Col terzo motivo, si denuncia violazione di norme di diritto in materia di accertamento e nullità degli atti di accertamento del comune di Nogaredo, non compilati secondo il disposto di cui all'art. 5, comma 5, del D.Lgs. n. 504/1992, mancando in essi l'indicazione dell'area sottoposta ad accertamento, il riferimento ai valori delle aree fabbricabili consimili, la indicazione della superficie sottoposta a tributo e il valore a metro quadro della stessa, la contraddittorietà dei valori fissati per tutte le aree fabbricabili dal comune nell'unica cifra di lire 250.000=, ridotta al 60 per cento in sede di proposta transattiva, e all'80 per cento in una delibera consiliare.  Col quarto motivo, si denuncia ulteriormente insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza impugnata, sia per la mancata allegazione delle delibere, che facevano parte integrante del loro contenuto, sia per mancata indicazione dei criteri con cui è stato stabilito il valore delle aree, sia perché la particella di pertinenza è stata ritenuta autonoma perché priva della "graffatura" fra la p. 257 (abitazione) e la p.f. 386/11 (giardino), mentre la pertinenzialità dell'area in questione doveva essere rilevata in concreto, essendo essa priva di autonoma potenzialità edificatoria.  Il primo motivo di ricorso è infondato.  La sentenza impugnata esplicita infatti sufficientemente le ragioni logiche e giuridiche sulle quali i giudici d'appello hanno fondato la propria decisione, che si sostanzia nel riconoscimento della legittimità degli avvisi, con riferimento alla mancata allegazione di delibere comunque conoscibili perché affisse nell'Albo comunale, e nell'apprezzamento di merito in ordine al separato accatastamento della particella 386/11, rispetto all'adiacente fabbricato.  Il primo motivo di ricorso deve essere pertanto rigettato.  Sono invece parzialmente fondati gli ulteriori motivi di ricorso, anche se, riguardo al quarto motivo, va rigettata la doglianza relativa alla mancata allegazione delle delibere comunali all'accertamento notificato.  Infatti l'obbligo di allegazione imposto dall'art. 7 dello Statuto del contribuente riguarda necessariamente, come precisato dal D.Lgs. n. 32/2001, un atto non conosciuto e non altrimenti conoscibile dal contribuente, mentre atti generali come le delibere consiliari sono comunque soggette a pubblicità legale e, quindi, la loro conoscibilità è presunta. Peraltro, secondo la giurisprudenza di questa Corte (Cass. n. 21571/2004), l'obbligo motivazionale degli accertamenti Ici deve ritenersi adempiuto, conformemente a quanto accade nelle altre attività accertative in campo tributario, ogniqualvolta il contribuente sia stato posto in grado di conoscere la pretesa tributaria nei suoi elementi essenziali per potersi adeguatamente difendere, come nella specie è accaduto.  Sono invece condivisibili le doglianze dei contribuenti relative alla esclusione della pertinenzialità dell'area assoggettata ad Ici sull'esclusivo presupposto del suo autonomo classamento.  Secondo la giurisprudenza di questa Corte infatti (Cass. n. 19375/2003, n. 17035/2004), l'art. 2 del D.Lgs. n. 504/1992, il quale esclude l'autonoma tassabilità delle aree pertinenziali, fonda la qualifica di "pertinenza" sul criterio fattuale, e cioè sulla destinazione effettiva e concreta della cosa al servizio od ornamento di un'altra cosa, ai sensi dell'art. 817 del codice civile, senza che rilevi l'avvenuto frazionamento catastale dell'area, ovvero la mera distinta iscrizione in catasto della pertinenza e del fabbricato, e tanto meno, per quanto attiene la fattispecie in esame, la presenza o meno di segni grafici, inconsistenti sul piano probatorio.  Il secondo, terzo e quarto motivo di ricorso debbono essere pertanto accolti per quanto di ragione, con conseguente cassazione della sentenza impugnata in relazione alla esclusione della qualifica di "pertinenza" dell'area oggetto del tributo in contestazione, sul solo presupposto del dato catastale, mentre non rileva l'affermazione del controricorrente circa la novità, e quindi la inammissibilità, della censura dei ricorrenti relativa alla inedificabilità sostanziale della p.f. 386/11, perché qualificata come "consolidata" dagli strumenti urbanistici comunali, non essendo stato proposto, sul punto, ricorso incidentale.  La causa deve essere, quindi, rinviata, per un nuovo esame, ad altra Sezione della Commissione tributaria di II grado di Trento, che deciderà anche in ordine alle spese del presente grado di giudizio.    P.Q.M. - La Corte rigetta il primo motivo di ricorso, accoglie per quanto di ragione gli altri motivi, cassa la sentenza impugnata in relazione a quanto accolto, e rinvia, anche per le spese, ad altra Sezione della Commissione tributaria di II grado di Trento.     ......