ILLEGITTIMA L'ORDINANZA CHE DISCIPLINA LE RIUNIONI RELIGIOSE IN PUBBLICO



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REVISORI: TERZO MANDATO SOLO DOPO ADEGUATO INTERVALLO DI TEMPO



































































































N N. 00019/2010 REG.SEN. N. 01383/2009 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda) ha pronunciato la presente SENTENZA ex art. 21 e 26 della legge 1034/71 e successive modifiche e integrazioni, sul ricorso numero di registro generale 1383 del 2009, proposto da: Associazione Integrazione Culturale, Ahmed Akrim, Yassine Ahabi, rappresentati e difesi dall'avv. Massimo Gilardoni, con domicilio eletto presso il medesimo in Brescia, via Vittorio Emanuele II, 109; contro Comune di Trenzano, rappresentato e difeso dall'avv. Alessandro Asaro, con domicilio eletto presso il medesimo in Brescia, via Moretto, 31 (Fax=030/2897175); e con l'intervento di ad opponendum: Sezione F.I.D.C. Cossirano, Associazione Dilettantistica Polisportiva Trenzanese, rappresentati e difesi dall'avv. Elisa Plutino, con domicilio eletto presso la stessa in Brescia, via A. Moro 13; per a) l'annullamento previa sospensione dell'efficacia, dell’ordinanza del Sindaco 5.12.2009, n. 312/10477, che disciplina le riunioni pubbliche o in luoghi aperti al pubblico di associazioni, comitati o enti che perseguano scopi culturali, religiosi o politici, limitatamente agli obblighi imposti al punto 2 lettere d), e),f); b) l’accertamento della violazione del diritto all’identità culturale e del diritto di riunirsi liberamente e senza armi in luogo aperto al pubblico, facendo uso della propria lingua; c) il risarcimento del danno non patrimoniale (compreso il danno esistenziale);   Visto il ricorso con i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Trenzano; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nella camera di consiglio del giorno 14 gennaio 2010 il dott. Giorgio Calderoni e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Avvisate le stesse parti ai sensi dell'art. 21 decimo comma della legge n. 1034/71, introdotto dalla legge n. 205/2000;   Considerato che sussistono i presupposti per una definizione immediata e in forma semplificata della presente controversia, alla stregua delle seguenti considerazioni: A. L’ORDINANZA SINDACALE IMPUGNATA. L’ordinanza 5 dicembre 2009, n. 312 del Sindaco del Comune di Trenzano reca come oggetto: “disciplina delle riunioni pubbliche o in luoghi aperti al pubblico da parte di Associazioni, comitati, o enti che perseguano scopi culturali, religiosi o politici. Disposizioni congiunte in tema di ordine pubblico e di pubblica sicurezza”. Dopo aver richiamato varie disposizioni (del T.U.L.P.S., il D.L. n. 9372008 convertito nella legge n. 125 del 2008; il Decreto Ministro dell’Interno 5 agosto 2008), il Sindaco impone (punto 2) una serie di obblighi alle “associazioni di cui sopra”, tra cui, in particolare: “d) i promotori di una riunione in luogo pubblico o aperto al pubblico … devono darne avviso almeno cinque gironi prima all’Autorità locale di pubblica sicurezza; e) chi promuove o dirige funzioni, cerimonie o pratiche religiose aperte al pubblico fuori dai luoghi destinati al culto deve dare preavviso almeno trenta giorni prima della data fissata per lo svolgimento alla (medesima) Autorità; f) tutte le riunioni devono essere tenute in lingua italiana”. La violazione delle disposizioni di cui all’ordinanza viene, altresì, punita con la sanzione amministrativa di euro 500,00. I ricorrenti impugnano, limitatamente alle lettere soprariportate, l’ordinanza e propongono, altresì, le ulteriori domande in epigrafe. B. IN RITO b.1. in punto di giurisdizione I dubbi al riguardo prospettati fin dal decreto presidenziale provvisorio 4.1.2010, n. 1 (e su cui hanno dibattuto le difese scritte e orali delle parti costituite) vanno confermati e riaffermati in questa sede, con riferimento ad una delle tre domande proposte dai ricorrenti con la presente azione, e precisamente a quella (riportata sub “b” in epigrafe) di accertamento della violazione del diritto all’identità culturale e del diritto di riunirsi. Detta domanda è supportata dalle prime quattro censure in ordine cronologico dedotte in ricorso e tutte fondate sul richiamo (diretto o intermediato da disposizioni legislative primarie) alle norme internazionali in materia di diritti dell’uomo (primo motivo) ovvero a norme costituzionali interne (artt. 2, 6, 8, 17, 19 e gli ulteriori menzionati all’art. 2 del T.U. sull’immigrazione n. 286/98: i successivi tre motivi). Si tratta, con ogni evidenza, di norme poste direttamente a tutela di diritti soggettivi fondamentali e perfetti (libertà di riunione, libertà religiosa, libertà di manifestazione del pensiero), di talché la controversia sulla loro violazione o meno rientra nella giurisdizione del Giudice ordinario: questo Giudice non può, dunque, conoscere della domanda di accertamento de qua. A diversa conclusione occorre, invece, giungere per le residue censure, con cui si contesta il cattivo esercizio della funzione amministrativa sotto il rispettivo profilo dell’incompetenza ad assumere il provvedimento che ne è esplicazione (quinto e sesto motivo) e della violazione di norme di relazione (quelle poste dallo Statuto del Comune di Trenzano: settimo motivo): non solo infatti vengono, qui, formalmente dedotti tipici vizi di legittimità dell’atto amministrativo, ma la posizione fatta valere in giudizio dai ricorrenti è quella di chi rivendica il corretto esercizio dell’azione amministrativa, cioè propriamente di interesse legittimo. Limitatamente a queste censure e alla relativa domanda annullamento (sub “a” in epigrafe) dell’ordinanza sindacale 5.12.2009, sussiste, pertanto, la giurisdizione del Giudice amministrativo, peraltro indicato, dalla stessa ordinanza, quale autorità giurisdizionale cui ricorrere. b.2 sul contraddittorio. Il Comune e le Associazioni intervenute ad opponendum eccepiscono, oltre al già visto difetto di giurisdizione, anche l’inammissibilità del ricorso per omessa notifica ad almeno un controinteressato. L’eccezione va disattesa in quanto l’atto impugnato ha carattere generale e secondo la giurisprudenza del Consiglio di stato, (cfr. sez. IV, 4 dicembre 2008, n. 5962): - “per definizione, l'atto generale non riguarda specifici destinatari, che sia a priori che a posteriori non sono individuabili”; - in quanto “la figura di controinteressato in senso formale, peculiare del processo amministrativo, ricorre soltanto nel caso in cui l'atto sul quale è richiesto il controllo giurisdizionale di legittimità si riferisce direttamente e immediatamente a soggetti, singolarmente individuabili, i quali, per effetto dell'atto, abbiano (già) acquistato, una posizione giuridica di vantaggio”; - cioè “quell'attuale effetto vantaggioso, univoco e qualificato, che ne connota la posizione quale controinteressato” siccome portatore “di un interesse analogo e contrario a quello che legittima la posizione del ric......