ILLEGITTIMA LA REVOCA DI UN'AGGIUDICAZIONE "IN AUTOTUTELA"



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Annullamento autorizzazione paesistica



































































































N N. 08554/2010 REG.SEN. N. 04641/2010 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 4641 del 2010, integrato da motivi aggiunti, proposto da: Progetto Darsena S.p.A., rappresentato e difeso dagli avv. Guido Greco, Manuela Muscardini, Maria Alessandra Sandulli, con domicilio eletto presso Maria Alessandra Sandulli in Roma, corso Vittorio Emanuele 349; contro Comune di Milano, rappresentato e difeso dagli avv. Paola Cozzi, Raffaele Izzo, Maria Teresa Maffey, Maria Rita Surano, con domicilio eletto presso Raffaele Izzo in Roma, Lungotevere Marzio, 3; nei confronti di Cooperativa Edilizia Sottoporto A Rl; per la riforma del dispositivo di sentenza del T.A.R. LOMBARDIA - MILANO: SEZIONE I n. 00020/2010, resa tra le parti, concernente RISOLUZIONE CONVENZIONE PER LA PROGETTTAZIONE, COSTRUZIONE E GESTIONE DI UN PARCHEGGIO PUBBLICO SOTTERRANEO, nonché della successiva sentenza n. 2110 del 2010.   Visti il ricorso in appello, i motivi aggiunti e i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Milano; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore, nell'udienza pubblica del giorno 26 ottobre 2010, il Cons. Eugenio Mele e uditi per le parti gli avvocati Greco, Muscardini, Sandulli e Surano; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.   FATTO Il presente appello è proposto dalla società indicata in epigrafe e si dirige contro la sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Lombardia, con la quale è stato rigettato un ricorso proposto presso quel giudice e relativo al richiesto annullamento del provvedimento di decadenza dall’aggiudicazione di una concessione (relativa a “project financing) e conseguente risoluzione della convezione per grave inadempimento. L’appello si dirige, dapprima, contro il dispositivo di sentenza e, successivamente, con motivi aggiunti, aggredisce la sentenza definitiva emanata dal giudice di primo grado. Rileva l’appellante che, a seguito di aggiudicazione, dopo una procedura di progetto di finanza, veniva sottoscritta una convenzione con il Comune di Milano per la costruzione e la gestione di un parcheggio pubblico a rotazione da realizzarsi in un’area milanese (viale Gorizia e viale D’Annunzio), convenzione che ovviamente era collegata con un piano economico finanziario che prevedeva l’assolvimento di alcune prestazioni da entrambe le parti in tempi ben definiti, con particolare riguardo alla consegna degli scavi archeologici da parte del Comune e alla redazione del progetto esecutivo da parte dell’appellante. Successivamente, peraltro, si sono determinate notevoli disfunzioni: ritardo nella consegna dell’area per gli scavi archeologici, riversamento di acqua dal fiume Olona nell’area dell’intervento, nonché modificazione del progetto originario per adeguarlo alle richieste della Soprintendenza archeologica. Sulla base di tali elementi, l’appellante ha presentato al Comune un piano di riassetto finanziario che prevedeva altresì un progetto definitivo con il parcheggio diviso in due lotti, ma, in luogo di provvedere in merito al richiesto adeguamento, dapprima si proponeva una modifica della convenzione, poi il Comune procedeva per la decadenza dell’aggiudicazione. Impugnato il provvedimento innanzi il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia, e rigettato lo stesso con dispositivo di sentenza, viene proposto il ricorso in appello, con riserva di motivi aggiunti. I motivi che assistono questo primo appello avverso il dispositivo di decisione sono quelli di primo grado e precisamente: 1) Violazione degli artt. 1, 2, 6, 10, 10 bis e 11 della legge n. 241 del 1990, anche in relazione agli artt. 3.3 e 10 della convenzione; violazione dell’art. 19, comma 2 bis della legge n. 109 del 1994 e dell’art. 143, comma 8, del d. lgs. n. 163 del 2006, nonché travisamento dei fatti e carenza dei presupposti, sviamento e violazione della delibera del commissario straordinario n. 611 del 2006; in quanto l’Amministrazione non ha concluso il procedimento iniziato ad istanza di parte dal concessionario per il riequilibrio finanziario dell’attività e ha invece operato con un proprio procedimento in autotutela dichiarando la decadenza, privando tra l’altro in questo modo il concessionario della facoltà di recesso dalla convenzione, nel caso di rigetto dell’istanza di riequilibrio; 2) Violazione dell’art. 19, comma 2 bis della legge n. 109 del 1994, dell’art. 143, comma 8 del d. lgs. n. 163 del 2006, degli artt. 1453 e segg. del cod. civ., degli artt. 3.3 e 10 della convenzione, nonché contraddittorietà, travisamento dei fatti e sviamento; poiché l’atto impugnato ha preteso di trasformare quella che era una richiesta del concessionario (il riequilibrio economico-finanziario) in un preteso inadempimento contrattuale, mentre nella realtà vi è stata solo una modifica nella strategia comunale sui parcheggi, per cui l’inadempimento è inesistente e serve solo a mascherare il cambio di strategia comunale; 3) Violazione dell’art. 17 della convenzione, degli artt. 1454 e 1456 cod. civ., dell’art. 37 septies della legge n. 109 del 1994, dell’art. 158 del d. lgs. n. 163 del 2006, dell’art. 119 del d.P.R. n. 554 del 1999, dell’art. 11 della legge n. 241 del 1990, nonché perplessità e contraddittorietà; violazione dell’art. 37 octies della legge n. 109 del 1994 e dell’art. 159 del d. lgs. n. 163 del 2006, oltre carenza di potere ed incompetenza; in quanto, trattandosi comunque di atto negoziale ricadente nell’art. 11 della legge n. 241 del 1990, l’Amministrazione poteva recedere dal contratto unilateralmente per il sopravvenire di ragioni di pubblico interesse, ma non mai dichiarare una decadenza della concessione. L’appellante ripropone, poi, in via cautelativa, gli altri motivi di primo grado: 4) Insussistenza degli addebiti, travisamento dei fatti, violazione dell’art.. 19, comma 2 bis, della legge n. 109 del 1994, contraddittorietà, disparità di trattamento, violazione della proporzionalità e della convezione, della leale collaborazione, diligenza e buona fede e motivazione illogica e inconferente; 5) Violazione di legge ed eccesso di potere (relativamente alla nota del 2 dicembre 2009); 6) Invalidità derivata; 7) Violazione del principio di trasparenza e perplessità, violazione del contraddittorio, dell’art. 6 della legge n. 249 del 1968, violazione......