ILLEGITTIMI I COMPENSI SULLA PRATICHE DI CONDONO EDILIZIO



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IDONEITA' DEI COMPONENTI DELLE COMMISSIONI DI CONCORSO



































































































Sent Sent. n.1882/2005 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE LAZIO composta dai magistrati: Furio Pasqualucci                                         Presidente Giovanni Iovino                                              Consigliere Angela Silveri                                      Consigliere relatore ha pronunciato la seguente SENTENZA nel giudizio di responsabilità promosso dalla Procura Regionale nei confronti dei sigg.: 1)   FIORENTINI VITTORIO, residente ad Artena (RM), Via Fleming n. 135; 2)      CANCIA FRANCO, residente ad Artena (RM), Via Fleming n. 151; 3)   PINGARELLI MARCO, residente ad Artena (RM), Via Calcarelli n. 68; 4)   CENTOFANTI D'ELIA AURELIO, residente ad Artena (RM), Via Latina n. 1; 5)      CAFORIO FRANCESCO, rappresentato e difeso dall'Avv. Giuseppe Trivelloni presso il cui studio in Roma, Via di Villa Pepoli n. 4, ha eletto domicilio.             Visto l'atto di citazione iscritto al n. 059461 del registro di segreteria, depositato il 21 marzo 2003.             Uditi alla pubblica udienza del 5 luglio 2004 il relatore, Consigliere Angela Silveri, il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale dott. Bruno Tridico e l'Avv. Giuseppe Trivelloni per il convenuto Francesco Caforio; non rappresentati gli altri convenuti.             Esaminati gli atti ed i documenti di causa. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con atto di citazione depositato il 21 marzo 2003 e ritualmente notificato la Procura regionale per il Lazio ha convenuto in giudizio i signori indicati in epigrafe chiedendone la condanna al pagamento, in parti uguali, della somma di euro 21.822,89 (pari a lire 42.255.000), o della diversa somma risultante in corso di causa, aumentata della rivalutazione monetaria, oltre gli interessi legali dalla pubblicazione della sentenza fino al soddisfo e con le spese di giudizio. Osserva la Procura che con deliberazione n. 545 del 5 dicembre 1991 la Giunta del Comune di Artena (Roma) deliberava di incaricare i dipendenti dell'ufficio tecnico comunale Alessandro Corsi, Natale Centofanti e Gianfranco Onorati di istruire le domande di condono edilizio presentate ai sensi della legge 28 febbraio 1985 n. 47. L'affidamento dell'incarico veniva deliberato sulla base del fatto che l'istruttoria comportava la conoscenza storica della strumentazione urbanistica del Comune e delle norme tecniche, oltre che una serie di verifiche; occorreva pertanto - si legge nella delibera - affrontare la materia con la dovuta professionalità ed efficienza, sicchè si riteneva opportuno impegnare il personale dell'ufficio tecnico comunale al di fuori del normale orario di lavoro. Il compenso veniva fissato in lire 50.000 per l'istruttoria di ciascuna pratica, da porsi a carico dei richiedenti la sanatoria; il pagamento sarebbe avvenuto “a seguito di riscossione del 90% delle somme di cui ai versamenti previsti … pari a £ 45.000 cadauna, con rimborso al comune delle restanti £ 5.000 per spese postali ecc.”. Il Segretario Generale esprimeva parere favorevole di legittimità sulla proposta di deliberazione ai sensi dell'art. 53 della legge 8 giugno 1990 n. 142. Con successiva delibera di Giunta n. 266 del 16 giugno 1994 il sistema di remunerazione veniva modificato con la previsione del pagamento di £ 22.500 a trattazione dopo l'istruzione della pratica (prima fase lavorativa) e del saldo a seguito della definizione delle singole pratiche di sanatoria. Successivamente venivano liquidati ai dipendenti comunali i seguenti importi: 1) con delibera n. 654 del 7 dicembre 1994, per la conclusione della prima fase lavorativa, venivano liquidate a Gianfranco Onorati lire 990.000 per 44 pratiche e ad Alessandro Corsi lire 3.825.000 per 170 pratiche (mandato di pagamento n. 119 del 27 gennaio 1995); 2) con delibera n. 213 del 6 aprile 1995, per la conclusione della prima fase lavorativa, venivano liquidate a Gianfranco Onorati lire 12.465.000 per 554 pratiche e ad Alessandro Corsi lire 15.885.000 per 706 pratiche (mandati di pagamento n. 542 e n. 543 del 2 maggio 1995); 3) con delibera n. 228 del 15 maggio 1997 venivano liquidate ad Alessandro Corsi lire 1.440.000 per 57 pratiche di cui 7 complete e 50 al 50% (mandati di pagamento nn. 1068, 1069, 1070 e 1071 del 29 luglio 1997); 4) con delibera n. 645 del 19 dicembre 1997 venivano liquidate ad Alessandro Corsi lire 2.857.500 per aver definito 47 pratiche a lire 22.500 cadauna, per aver definito con concessione 50 pratiche a lire 22.500 cadauna e per aver definito con concessione 15 pratiche a lire 45.000 cadauna (mandati di pagamento nn. 2408, 2409, 2410 e 2411 del 23 novembre 1999); 5) con delibera n. 382 del 28 ottobre 1999 venivano liquidate, per l'ultimazione delle pratiche di sanatoria, ad Alessandro Corsi lire 3.060.000 ed a Gianfranco Onorati lire 1.732.500 (importi al lordo delle ritenute C.P. e IRAP) (mandati di pagamento n. 403 e n. 404 del 22 febbraio 2000 e n. 1827 del 3 agosto 2000). In totale, per la definizione delle pratiche, il Comune ha sostenuto un onere di lire 42.255.000. Dopo le dimissioni dei tecnici comunali incaricati, l'istruttoria completa delle pratiche veniva affidata ad uno studio professionale. La Procura fa presente che, a seguito della notifica degli inviti a dedurre, ha controdedotto soltanto il Segretario Generale Francesco Caforio. La Procura regionale procede, quindi, ad indicare nel dettaglio tutti i motivi dai quali trapelerebbe la responsabilità dei convenuti. In particolare, osserva che nel Comune di Artena era pressochè sistematico il pagamento di competenze extra al personale dipendente in relazione all'espletamento di specifiche prestazioni. Al riguardo rileva che dalla disciplina del rapporto di pubblico impiego si evince un generale principio di esclusività delle prestazioni lavorative che il pubblico dipendente deve rendere in favore dell'ente di appartenenza ed in parallelo con tale principio si pone quello ulteriore della onnicomprensività del trattamento economico, in base al quale non può essere corrisposto al pubblico dipendente alcun compenso al di fuori delle previsioni di legge e dei contratti collettivi. Osserva, pertanto, che i pagamenti effettuati in favore dei dipendenti comunali sono illegittimi, in quanto si trattava di un tipico compito spettante all'ufficio tecnico e da remunerarsi secondo le norme primarie e negoziali relative al personale degli enti locali; i pagamenti sono anche forieri di danno per l'ente locale, che ne ha sostenuto l'onere indebito e la relativa diminuzione patrimoniale. Ritiene, pertanto, che la deliberazione n. 545 del 5 dicembre 1991 sia illecita e produttiva di danno, la cui quantificazione complessiva, ammontante a euro 21.822,89 (pari a lire 42.255.000), è potuta avvenire solo con l'ultimo e definitivo pagamento in favore dei dipendenti Corsi ed Onorati, avvenuto con i mandati del 3 agosto 2000 in esecuzione della delibera n. 382 del 1999; e ciò in relazione al meccanismo di remunerazione, in base al quale l'iter si completava solo dopo aver appurato la definizione della pratica di sanatoria, sicchè solo allora il danno acquisiva il requisito della certezza in ordine al quantum. Osserva, altresì, che non rileva, ai fini della esclusione del danno e della conseguente responsabilità, il fatto che l'ente si sia autofinanziato chiedendo un contributo spese ai privati; e ciò in quanto il denaro riscosso, affluendo al patrimonio dell'ente, si è confuso con le altre entrate diventando “denaro pubblico” e, in quanto tale, è sottoposto alle regole del diritto contabile (Sezioni Riunite, n. 27 del 12 giugno 1998). Osserva, infine, che del danno debbono essere chiamati a rispondere il sindaco Vittorio Fiorentini e gli assessori Franco Cancia, Marco Pingarelli e Aurelio D'Elia Centofanti che adottarono la delibera n. 545 del 1991, nonché il segretario generale Francesco Caforio che espresse parere favorevole di legittimità. In merito alle controdeduzioni presentate da quest'ultimo, osserva che la norma da lui richiamata (art. 2, comma 49, della legge n. 662 del 1996) non poteva essere posta a base della valutazione di legittimità perché intervenuta cinque anni dopo; la norma farebbe, inoltre, riferimento a tutt'altra fattispecie che ha per presupposto l'accantonamento di fondi per progetti finalizzati. Circa la ripartizione del danno, la Procura ritiene che tutti i convenuti debbano rispondere in parti uguali stante l'equivalenza delle condotte sul piano causativo del danno. Si è costituito in giudizio soltanto il segretario generale Caforio depositando, il 5 aprile 2004, comparsa di costituzione recante a margine procura conferita all'Avv. Giuseppe Trivelloni. Nella comparsa si chiede il rigetto delle domande contenute nell'atto di citazione, con riserva di meglio controdedurre all'esito dell'esame dei documenti. Nella memoria difensiva depositata il 15 giugno 2004 viene ampiamente ricostruita la vicenda e dedotta l'infondatezza della domanda evidenziando, in particolare, quanto segue: 1) l'unico atto a cui ha partecipato il dott. Caforio è la delibera n. 545 del 5 dicembre 1991, che sarebbe legittima e conforme alla prassi in uso negli enti locali per il disbrigo delle pratiche del condono edilizio previsto dalla legge n. 47 del 1985; 2) la scelta di affidare l'incarico a personale interno era stata preceduta da un'indagine di mercato per un eventuale affidamento a professionisti esterni e le offerte pervenute risultavano di gran lunga superiori al quantum corrisposto ai tecnici comunali; 3) l'Ufficio Urbanistica aveva evidenziato sia l'impossibilità di rinviare l'evasione delle pratiche di condono sia il fatto che l'organico dell'ufficio, essendo sottodimensionato, avrebbe potuto assicurare l'istruttoria delle pratiche solamente a livello episodico; 4) la scelta di affidare l'incarico a personale interno era la più vantaggiosa sia da un punto di vista economico sia dal punto di vista dei risultati, in quanto l'esame delle pratiche rimaneva affidato a personale interno qualificato; 5) la procedura non sarebbe in contrasto con il dedotto principio della esclusività delle prestazioni lavorative, in quanto i dipendenti hanno svolto le prestazioni nell'interesse esclusivo dell'ente di appartenenza; 6) non sarebbe neppure stato violato il principio della onnicomprensività del trattamento economico, trattandosi di compenso derivante da un progetto autofinanziato dalla somma corrisposta dai cittadini per ciascuna domanda di condono edilizio; 7) in effetti, l'importo di lire 50.000 a domanda era stato determinato con una precedente delibera (n. 63 del 1990) cui il dott. Caforio non aveva partecipato; 8) conferma della legittimità dell'operato verrebbe dalla legge n. 649 del 1994, successivamente modificata dalla legge n. 662 del 1996, che all'art. 2, comma 49, ha previsto che i Comuni potessero utilizzare per l'espletamento delle domande di condono edilizio i fondi accantonati per progetti finalizzati da svolgere oltre l'orario di lavoro, ovvero avvalersi di contratti d'opera professionali; 9) in ogni caso il principio della onnicomprensività non si applica alle prestazioni del dipendente che esulano dalle ordinarie mansioni d'ufficio e che vengono espletate fuori dall'orario d'ufficio.