ILLEGITTIMO IL FRAZIONAMENTO ARTIFICIOSO DEGLI APPALTI



(continua a leggere)


MANCATA DETERMINA D'IMPEGNO: SUL DEBITO DECIDE IL CONSIGLIO



































































































N. 2803/08 REG. DEC   N. 8212/05 REG. RIC.     REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Quinta Sezione, ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello n.r.g. 8212/05, proposto da OCCHIUZZO Franco, in qualità di titolare dell’impresa Occhiuzzo Costruzioni, rappresentato  e difeso dall’Av. Vittorio Vercillo del Foro di Cosenza  ed elettivamente domiciliato in Roma, Via Spinazzola, 41 presso Arcieri Giovanni Battista; contro - COMUNE DI TORANO CASTELLO, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avv. Michele Biamonte, elettivamente domiciliato in Roma, Via Tuscolana, 55 presso lo studio dell’Avv. Vincenzo Cotardo; per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per  la Calabria – Sede di Catanzaro – n. 693/05  del 27 aprile 2005; Visto il ricorso con i relativi allegati; Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Torano Castello; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Visti gli atti tutti della causa; Designato relatore, alla pubblica udienza del 5 febbraio 2008,  il consigliere Giuseppe Severini ed udito, altresì, l’avvocato O. Sivieri, per delega dell’avv. Vercillo, come da verbale d’udienza; Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue. FATTO             Con l’atto di appello in esame, notificato il 5 ottobre 2005, il sig. Occhiuzzo Franco, titolare dell’impresa Occhiuzzo Costruzioni, impugna nei confronti del Comune di Torano Castello la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Catanzaro) n. 693/05 del 27 aprile 2005.             Detta sentenza aveva rigettato un ricorso dello stesso Occhiuzzo avverso l’atto della Giunta Comunale di Torano Castello di revoca di due precedenti deliberazioni (n. 140 del 6 maggio 2004 e la n. 204 del 27 maggio 2004, con cui era stato disposto l’affidamento a trattativa privata di alcuni lavori pubblici comunali). Siffatta autotutela era stata motivata per l’illegittimità degli atti autoannullati, come da parere di un legale successivamente incaricato dal Comune. Il parere aveva considerato che le gare di cui alla deliberazione n. 140 del 6 maggio 2004 violavano l’art. 24, comma 5, l. n. 109 del 1994 e l’art. 78, comma 4, d.P.R. n. 554 del 1999, in relazione alla gara ufficiosa cui erano stati sono stati invitati meno di cinque concorrenti. L’atto n. 204 del 27 maggio 2004 violava poi l’art. 41 del Regolamento di Contabilità di Stato e l’art. 24, comma 5, l. n. 109 del 1994. A ciò si aggiungevano altre motivazioni dell’atto di autotutela.             Il Tribunale amministrativo rilevò che detto parere, posto a base del disvolere amministrativo, censurava l’atto n. 140 del 6 maggio 2004 (circa lavori di adeguamento ed ampliamento della pubblica illuminazione in varie parti del Comune, nonché lavori per aree di verde pubblico attrezzato), perché, in relazione alle ipotesi in cui per la trattativa privata non è imposto lo svolgimento della gara informale, l’art. 78, comma 4, d.P.R. n. 554 del 1999 prevede comunque che vi siano invitate almeno cinque ditte: al contrario, nelle gare svolte in esecuzione di quell’atto il numero di imprese partecipanti fu inferiore a cinque. Il che comportava anche violazione dell’art. 24, comma 5, della legge n. 109 del 1994. Non solo: per quelle gare, nei relativi verbali si fa riferimento al pubblico incanto, non alla trattativa privata.             Con riferimento poi a entrambi gli atti che sarebbero stati oggetto di autotutela, si rilevava che violavano il combinato disposto dell’art. 41 r.d. 23 maggio 1924, n. 827 e dell’art. 24 l. 11 febbraio 1994, n. 109, perché non sussisteva alcuna delle situazioni che consentono il ricorso alla trattativa privata. Questo metodo, dunque sarebbe stato utilizzato come metodo ordinario di affidamento degli appalti, anziché come sistema di carattere straordinario, consentito solo in situazioni d’urgenza o particolari condizioni specificamente previste. Inoltre, la trattativa privata presuppone una determinazione motivata e l’art. 24, comma 4, l. n. 109 del 1994 prevede che nessun lavoro possa essere diviso in più affidamenti ai fini della norma che disciplina i casi in cui si può fare ricorso alla trattativa privata: mentre entrambe le deliberazioni in questione prevedevano lavori che, se cumulati, importavano un impegno di spesa ben maggiore di € 100.000.             Il Tribunale amministrativo regionale aveva trattato unitariamente i due casi, rilevando come era per entrambi assorbente la questione dell’insussistenza dei presupposti per la trattativa privata. Infatti per l’art. 24 cit. (come mod. dalla l. 1° agosto 2002 n. 106) comma 1, lett. 0a), l’affidamento a trattativa privata è ammesso per solo i lavori di importo complessivo non superiore a 100.000 euro. Non era fondata, per quel giudice, la tesi del ricorrente che la determinazione di autotutela sarebbe stata illegittima, posto che nei limiti di tale importo la trattativa privata sarebbe consentita senza necessità di motivazione e posto che tutti gli affidamenti delle due deliberazioni avevano un importo inferiore a detto limite monetario.             Nel parere si faceva riferimento alla norma dell’art. 41 del Regolamento di Contabilità di Stato (la cui rilevanza, in materia di lavori pubblici, è peraltro ridimensionata dall’introduzione della previsione di cui alla richiamata lettera 0a)). Nel parere medesimo si fa anche menzione degli affidamenti nei limiti di € 100.000, quando si richiama l’art. 24, comma 4, l. n. 109 del 1994, per il quale nessun lavoro può essere artatamente diviso in più affidamenti, dovendosi evitare che le stazioni appaltanti, suddividendo artificiosamente i lavori da affidare, aggirino i limiti posti al ricorso alla trattativa privata, prevedendo una pluralità di affidamenti per importi inferiori. Ne derivava che detta norma era stata violata mediante l’accorpamento di lavori che, cumulati, sono di importo superiore a € 100.000.             In effetti, l’atto n. 140 del 2004 prevedeva affidamenti per i lavori di adeguamento e ampliamento della pubblica illuminazione nell’ambito comunale per il centro abitato, per la frazione scalo e per la località Sartano, monumenti e strutture sportive. Nell’atto n. 204 venivano previste opere per un totale di dodici distinti affidamenti, di cui cinque concernenti manutenzione di strade o marciapiedi e realizzazione parcheggi ed arredo urbano e un sesto per la realizzazione di arredo urbano, parcheggi e verde pubblico. La medesima tipologia di lavori era stata dunque suddivisa in una molteplicità di affidamenti, col risultato di ricondurre ogni intervento sotto il limite di € 100.000, senza alcuna giustificazione o motivazione della suddivisione. Nessun rilievo poteva avere il fatto estrinseco che le opere fossero finanziate con mutui recanti numero di posizione diversi. Oltre ciò, il ricorso alla trattativa privata doveva comunque essere motivato (e non lo era) in virtù dell’art. 24, comma 2, cit., che non distingue circa l’obbligo di motivazione degli affidamenti di lavori a trattativa privata.             Derivava da quanto sopra, secondo il Tribunale amministrativo, che l’atto di autotutela impugnato dal ricorrente, recependo il contenuto del parere, appariva esente da censure.             Quanto poi alla motivazione dell’atto di au......