IMPIANTI INQUINANTI: CHI PUÒ INTERPORRE RICORSO



(continua a leggere)


Fideiussione a garanzia del pagamento degli oneri



































































































REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO N. Reg.Dec. N. 4243 Reg.Ric. N. 4244 Reg.Ric. ANNO   1998 Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello n.4243/98 proposto dal Comune di Follonica, in persona del Sindaco pro-tempore dott. Emilio Bonifazi autorizzato a proporre ricorso in forza di delibera di G.M. 10/4/1998 n.120, e dal WWF (World Wildlife Fund) Italia, in persona del legale rappresentante pro-tempore sig.ra Grazia Francescato, rappresentati e difesi dai prof. avv.ti Massimo Luciani e Federico Sorrentino e dall’avv. Franco Zuccaro e domiciliati presso lo studio dei primi due in Roma, Lungotevere delle Navi n.30; contro il Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato, in persona del Ministro pro-tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato e domiciliato ex lege in Roma, Via dei Portoghesi n.12; e nei confronti - della Società Ambiente s.p.a. rappresentata e difesa dal prof. avv. Andrea Guarino ed elettivamente domiciliata presso il suo studio in Roma, Piazza Borghese n.3; - della Regione Toscana rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato e domiciliata per legge in Roma, Via dei Portoghesi n.12; nonché sul ricorso in appello n.4277/98 proposto dal Comitato Comprensoriale per il NO al Cogeneratore a CNC del Casone di Scarlino, in persona del Presidente pro-tempore sig.ra Maria Chiara Pierini e del dott. Renzo Fedi, rappresentati e difesi dai professori Massimo Luciani e Federico Sorrentino e dall’avv. Franco Zuccaro ed elettivamente domiciliati presso lo studio dei primi due in Roma, Lungotevere delle Navi n.30; contro il Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato, in persona del Ministro pro-tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato e domiciliato ex lege in Roma, Via dei Portoghesi n.12; e nei confronti - della Società Ambiente s.p.a. rappresentata e difesa dagli avv.ti Giuseppe Guarino, Roberto Righi ed Andrea Guarino ed elettivamente domiciliata presso lo studio del primo in Roma, Piazza Borghese n.3; - della Regione Toscana rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato e domiciliata per legge in Roma, Via dei Portoghesi n.12; per l'annullamento della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana - Firenze - Sezione II - n.145 del 5/2/1998; Visto il ricorso con i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio delle parti appellate; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Visti gli atti tutti della causa; Alla pubblica udienza del 12 luglio 2002 relatore il Consigliere Giancarlo Montedoro. Uditi, l'Avv. Luciani, l'Avv. Zuccaro, l'Avv. Righi e l'Avv. Andrea Guarino; Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue: FATTO Con decreto del Ministro dell’Industria del Commercio e dell’Artigianato prot. n.879737 del 12/4/1996 la Società Ambiente è stata autorizzata ad installare ed esercire nello stabilimento del Casone di Scarlino un impianto per la produzione di energia elettrica mediante turboalternatore ed ad utilizzare come combustibile i residui (rifiuti) di cui all’allegato n.1 del D.M. ambiente 16/1/1995. Si tratta in particolare di un impianto di potenza termica di 65 MW, alimentato con i residui di cui ai punti 1), 2), 3), 4), 5), 6), 7), 11), 14), 19) e 20) dell’allegato 1 al d.m. ambiente 16/1/1995, contenente norme tecniche per il riutilizzo in un ciclo di combustione per la produzione di energia dei residui derivanti da cicli di produzione e consumo. Tale autorizzazione, secondo i ricorrenti in appello, è stata rilasciata sull’erroneo presupposto che i veri e propri rifiuti inseriti nel ciclo di combustione dovessero per ciò solo considerarsi semplici residui in quanto tali assoggettabili in sede di riutilizzo ad una normativa assai meno rigorosa di quella prevista per lo smaltimento dei rifiuti. Avverso tale decreto proponevano ricorso con domanda di sospensione, il riferito Comitato ed il signor Renzo Fedi, lamentando: a)               Violazione e falsa applicazione degli artt.2, 3, 6 lett. d) del d.p.r. 10/9/1982 n.915, in riferimento alla normativa comunitaria in materia di definizione e trattamento dei rifiuti. Secondo conforme e costante giurisprudenza comunitaria ed interna costituzionale, le leggi nazionali in contrasto con le direttive comunitarie devono essere disattese dal giudice nazionale.