INCOMPETENTI GLI AMMINISTRATORI IN MATERIA DI PROCEDIMENTO DISCIPLINARE



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Manifestazione contro i contenuti antiautonomisti della finanziaria



































































































ha pronunciato la seguente L.R.   ha pronunciato la seguente Reg. Sent. n.719/2005 Reg. Ric.  n.1392/1994 S E N T E N Z A sul ricorso n. 1392/1994 proposto dalla signora Maria Conti, rappresentata e difesa dall’Avv. Anna Di Russo, con domicilio eletto in L’Aquila, presso lo studio dell’Avv. Albero Baiocco, Via Verdi, 18  c o n t r o il Comune di Mosciano S.Angelo, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall’avv. Carlo Scarpantoni, con domicilio eletto in L’Aquila, presso lo studio dell’Avv. Alessandro Gentileschi, Vico Picenze, 25, per l’annullamento della nota sindacale del 27.10.1994, n.14325, nonché della deliberazione di G.M. del 6.10.1994, n.714 e dell’allegato verbale della Commissione di disciplina del 6.7.1994 e della nota del 13.5.1994 di contestazione degli addebiti;          Visto il ricorso con i relativi allegati;          Visto l’atto di costituzione in giudizio;          Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;          Visti gli atti tutti della causa;          Relatore alla pubblica udienza del 15 giugno 2005   il magistrato,  Consigliere Luciano Rasola;          Uditi, altresì, i difensori delle parti costituite come da verbale;          Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue: F A T T O Con ricorso notificato il 3.12.1994 la ricorrente, dipendente del Comune di Mosciano S.Angelo, impugna gli atti del procedimento disciplinare a seguito del quale le è stata inflitta la sanzione della sospensione dal servizio dal 2.11.1994 al 4.11.1994. Detta sanzione è stata irrogata  a seguito di un invito rivoltole dall’Assessore alla cultura, signora A.Caprini, nell’ufficio protocollo a tornare presso l’Ufficio Anagrafe, di sua competenza, ove molti cittadini erano in attesa, invito che avrebbe provocato una reazione scomposta da parte della dipendente, che l’avrebbe poi contestato rivolgendosi anche al segretario comunale. A seguito di ciò l’Assessore alla cultura ha rimesso un rapporto al Sindaco che, facendolo proprio,  ha contestato l’addebito alla dipendente   avviando poi il procedimento disciplinare dinanzi alla Commissione di disciplina, conclusosi come innanzi detto. Avverso gli atti impugnati si deduce la violazione dell’art.59 del D.Lvo 29/1993 che prevede un procedimento disciplinare del tutto diverso da quello seguito dal Comune e che andava applicato, essendo norma di immediata applicazione. Si denuncia poi la violazione dell’art.104 del regolamento organico, in quanto l’atto contestativo degli addebiti non è affatto circostanziato e fa riferimento anche a fatti, non meglio specificati,  accaduti in precedenza;  l’Amministrazione inoltre non ha tenuto in alcuna considerazioni le controdeduzioni dell’interessata, liquidate apoditticamente come non rispondenti alla realtà. Risulterebbe poi violato anche l’art.116 del regolamento comunale per la mancata osservanza di termini perentori, e precisamente del termine di dieci giorni entro il quale la misura affittiva va notificata alla dipendente, nonché del termine di novanta giorni entro il quale la misura   va adottata. Il provvedimento sarebbe poi  inficiato dal vizio di eccesso di potere per difetto di motivazione in quanto si è voluta colpire la ricorrente per “dare un segnale”, senza fornire l’atto delle ragioni di fondatezza o meno degli addebiti. La sospensione dal servizio è stata altresì disposta per un periodo di tre giorni quando invece, in tali ipotesi, il periodo minimo è di un mese e massimo di mesi sei, ax art.95 del regolamento organico. Il Comune si è costituito in giudizio con atto meramente formale, senza alcuna replica sostanziale. L’interessata ha presentato memoria in vista della trattazione del merito. La causa è stata trattenuta in decisione nell’udienza pubblica del 15 giugno 2005. D I R I T T O Il ricorso è fondato e va accolto. Sussistente risulta la dedotta violazione, di cui al primo motivo di ricorso, dell’art.59 del D.Lvo. 29/1993, così come modificato dall’art.27 del D.Lvo 546/93, norma questa ritenuta dalla giurisprudenza di immediata applicazione per prevedere un procedimento in sé compiuto, ancorché suscettibile di modifiche adeguatici ad opera dei contratti collettivi (TAR Campania, NA, 21.4.1997, n.1021). L’atto della Giunta comunale che nella specie ha irrogato la contestata sanzione disciplinare alla ricorrente deve ritenersi illegittimo per violazione della disposizione suindicata Detta norma (ora sostituita dall’art.55 del D.Lvo 30.3.2001, n.165) prevede che  “ciascuna amministrazione, secondo il proprio ordinamento,  individua l’ufficio competente per i procedimenti disciplinari. Tale ufficio, su segnalazione del capo della struttura in cui il dipendente lavora, contesta l’addebito al dipendente medesimo, istruisce il procedimento disciplinare e applica la sanzione”. Poiché la norma prevede un istituto in sé compiuto, che non abbisogna di ulteriore regolamentazione di dettaglio, è norma che contiene un precetto immediatamente operativo ed efficace (TAR Lombardia, Brescia, 24.7.2001, n.615). Alla luce di tale previsione normativa, pertanto, il diverso procedimento seguito dal Comune di Mosciano S.Angelo, in cui la contestazione degli addebiti è stata mossa dal Sindaco e in cui è intervenuta la Commissione di disciplina, in base alle risultanze della quale è stata assunta la deliberazione di giunta impugnata,  deve ritenersi illegittimo, perché del tutto superato. La natura assorbente della censura appena esaminata potrebbe esimere il Collegio dalla valutazione delle ulteriori censure mosse, che tuttavia val la pena di esaminare risultando fondate anche ove  fosse stato legittimo seguire il procedimento posto in essere dal Comune, violato  in modo palese per più di un motivo. Ad iniziare dalla contestazione degli addebiti, appare evidente la violazione dell’art.104 del regolamento comunale che prescrive che l’atto sia “circostanziato” e sia assunto dopo l’espletamento di indagini preliminari. Alla nota sindacale del 13.5.1994 difficilmente può riconoscersi la natura di atto contestativo degli addebiti, che avrebbe  dovuto emettersi in conformità della richiamata norma regolamentare,  sia perché recepisce, senza ulteriori indagini, la nota di un assessore (soggetto incompetente) in cui sono solo narrati alcuni fatti accaduti, sia perché rinvia genericamente a pregressi “episodi analoghi”,  il che configura detta nota come del tutto  inidonea a circoscrivere i fatti oggetto della contestazione. Violato risulta anche l’art.116 del regolamento comunale, atteso che la deliberazione di giunta......