INFRAZIONE CONTESTATA AL SINDACO: I COSTI SONO A SUO CARICO



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AFFIDAMENTI SENZA GARA: NESSUN DIRITTO DI PROROGA



































































































REPUBBLICA ITALIANA sent REPUBBLICA ITALIANA         sent. n. 472/05/E.L. In nome del popolo italiano LA CORTE DEI CONTI Sezione giurisdizionale per la Regione Abruzzo Composta dai seguenti Magistrati Dott. Vito Minerva                            Presidente Dott. Silvio Benvenuto                     Consigliere Dott. Federico Pepe                       Primo Referendario  ha pronunciato la seguente                                            SENTENZA Sul ricorso iscritto al numero 404 E.L. del Registro di Segreteria, promosso dal Sostituto Procuratore generale, dottor Massimo Perin, nei confronti dei signori Vincenzo Silvestri, nato il 10.3.1957, Pompeo Curini, nato il 21.4.1942, Nicola De Simone, nato il 15.4.1976, rappresentati e difesi dall'avvocato Leonardo Casciere, elettivamente domiciliati presso lo studio dell'avvocato  Gianluca Maccarone, in L'Aquila, via Colle Pretara 3. Uditi nella pubblica udienza del 4.5.2005 , con l'assistenza del Segretario dott.ssa Antonella Lanzi, il Relatore Cons. Silvio Benvenuto, il Sostituto Procuratore generale, dottor Massimo Perin, non rappresentati i convenuti. Esaminati gli atti  della causa. FATTO L'atto di citazione trae origine dai seguenti  fatti, quali risultano dall'atto di citazione e dagli altri documenti acquisiti alla causa.  La Sezione provinciale del controllo dell'Aquila, con la lettera prot. 972 del 24 marzo 2000, inviava alla Procura regionale  la delibera della Giunta comunale di Scurcola Marsicana n. 20 dell'1.3.2000, con la quale era stato deliberato di procedere al pagamento di due sanzioni amministrative, per un importo di £. 20.000.000, irrogate al Sindaco del predetto Comune - sig. Silvestri Vincenzo - per la violazione dell'art. 21, comma 5, della legge n. 319 del 1976, così come modificata dalla legge n. 172 del 1995 (recante Norme per la tutela delle acque dall'inquinamento). Il  verbale di illecito amministrativo, cui erano seguite le ordinanze di ingiunzione n. 11 del 17.1.2000 e 22 del 17.1.2000 della Regione Abruzzo, era stato redatti dai Carabinieri della Stazione di Scurcola Marsicana al contravventore, sig. Silvestri Vincenzo, all'epoca dei fatti sindaco del Comune citato. In relazione a quanto sopra descritto, la Procura regionale, ravvisata l'esistenza di profili di responsabilità a carico degli amministratori che hanno assunto la delibera di G.C. n. 20 del 2000 (sig.ri Vincenzo Silvestri, Pompeo Curini e Nicola De Simone ), ha emesso, nei loro confronti, l'invito ex art. 5 del D.L. 15.11.1993, n. 453, convertito con modificazioni nella legge 14.1.1994, n. 19, debitamente notificato ai medesimi, stabilendo il danno risarcibile nell'importo di € 10.329,13, corrispondente agli oneri sostenuti dall'ente locale per il pagamento delle sanzioni amministrative sopra indicate. I presunti responsabili del pregiudizio finanziario facevano pervenire alla Procura regionale deduzioni scritte con l'assistenza dell'avv. Leonardo Casciere, ma  chiedevano di essere ascoltati personalmente. Gli intimati nelle loro controdeduzioni, senza contestare la ricostruzione del fatto da cui aveva preso l'avvio della sanzione amministrativa irrogata per la violazione della legge n. 319 del 1976, si  soffermavano sull'individuazione delle responsabilità della gestione del depuratore e se queste gravavano sul sindaco ovvero sul dirigente dell'ufficio tecnico. Nell'occasione, gli intimati hanno ritenuto che, alla luce della legislazione statale che si è evoluta negli ultimi anni, tutta la responsabilità della gestione urbanistica dei rifiuti solidi urbani e, quindi, anche della depurazione delle acque e di tutte le altre competenze comunali spetti alla dirigenza, mentre residui al Sindaco, alla Giunta e al Consiglio solo ed esclusivamente il potere di indirizzo politico e di controllo delle attività. A tal proposito, gli incolpati si sono richiamati a una pronuncia della Cassazione (III Sezione penale, n. 11819 del 18.12.1997, la quale ha statuito che non può affermarsi la responsabilità del sindaco per il mancato funzionamento del depuratore comunale ed il conseguente aumento dell'inquinamento delle acque sulla quali rifluiscono le fognature comunali (art. 21, comma 2 e 25 della legge del 10.5.1976, n. 319) sulla base della sola posizione istituzionale del medesimo. Questa impostazione del giudice di legittimità troverebbe conforto nella disposizione dell'art. 51, comma 2, della legge n. 142 dell'8.6.1990, dove si afferma che spettano agli organi elettivi (tra cui il sindaco) i poteri di indirizzo e di controllo, mentre la gestione amministrativa è attribuita ai dirigenti. La responsabilità del Sindaco potrà, pertanto, essere affermata solo accertando che la gestione del depuratore non era appaltata ad apposita ditta specializzata e che non esisteva un dirigente comunale incaricato della gestione diretta del depuratore, ovvero che il Sindaco non ha concretamente esercitato il suo potere di controllo sul dirigente incaricato. Sulla base di queste deduzioni gli incolpati hanno indicato la presenza di due deliberazioni di giunta comunale (la n. 87/1997 e la n. 28 del 4.4.1998), con le quali erano stati individuati i responsabili dei servizi. Inoltre, gli odierni convenuti hanno rappresentato che per le due sanzioni amministrative sussisteva la solidarietà nell'obbligazione del Comune con il sindaco per il pagamento dell'illecito amministrativo, aspetto questo che comportava l'obbligo dell'ente locale a pagare le sanzioni in parola. Infine, hanno ritenuto i medesimi che l'illecito contestato non poteva essere rimosso in alcuna maniera anche se si fosse presentata l'opposizione all'autorità amministrativa competente. Peraltro a giudizio della Procura regionale dalla vicenda in parola emergeva una responsabilità amministrativa dei convenuti per il trasferimento sul bilancio comunale di oneri derivanti dalla commissione di illeciti amministrativi per la violazione della legge n. 319 del 1976 e successive modifiche. Per la  pretesa del risarcimento  sussisterebbero tutti gli elementi per l'imputazione della responsabilità amministrativa. Innanzitutto, sarebbe  manifesta sia l'esistenza di un rapporto di servizio con l'ente danneggiato, essendo, all'epoca dei fatti, gli odierni convenuti sindaco e assessori del Comune di Scurcola Marsicana, sia il nesso di causalità tra la loro condotta e l'evento dannoso, consistente nel trasferimento sulle finanze comunali di oneri derivanti dalla commissione di illeciti amministrativi. Altrettanto evidente sarebbe l'elemento psicologico, sotto il profilo della colpa di rilevante gravità, per non avere i convenuti evitato tale spesa per la finanza comunale, spesa che resta priva di plausibile giustificazione. La vicenda di cui trattasi riguarda il trasferimento sul bilancio comunale dei costi susseguenti all'applicazione di sanzioni amministrative, in base alla legge n. 689 del 1981, la quale disciplina le violazioni punite con sanzioni amministrative, e cioè gli illeciti per la cui punizione la legge attribuisce un potere sanzionatorio alla pubblica amministrazione. Quando  viene commesso (e anche scoperto) un illecito amministrativo depenalizzato, sorge un diritto di credito della p.a. verso il contravventore (art. 14 della legge n. 689 del 1981), il quale può estinguere la propria obbligazione avvalendosi del pagamento in misura ridotta, ovvero, se ritiene infondato e/o illegittimo il verbale di contestazione, può presentare scritti difensivi e documenti all'autorità competente a ricevere il rapporto e a chiedere, altresì, di essere sentito (art. 18, comma 1°, legge n. 689 del 1981). Acclarato questo aspetto, si deve evidenziare che gli illeciti amministrativi per i quali era stato contravvenzionato il sindaco Silvestri (la violazione dell'art. 21, comma 5, della legge n. 319 del 1976 e successive modifiche - recante Norme per la tutela delle acque dall'inquinamento) riguardavano la mancata richiesta di autorizzazione al conferimento delle acque reflue dei depuratori di Scurcola Marsicana e di Cappelle dei Marsi nei canali di scolo. Il verbale di illecito amministrativo di cui trattasi è stato contestato, secondo quanto si afferma nell'atto di citazione,  al sindaco Silvestri Vincenzo per la sua qualità di legale rappresentate dell'ente locale. Non convincono, ad avviso della Procura regionale,  le deduzioni difensive, dirette ad escludere la responsabilità amministrativa dei convenuti, in ragione dell'intervenuta separazione dei compiti e delle funzioni tra gli organi politici e quelli burocratici. Infatti, la giurisprudenza della Cassazione penale (sentenza n. 28674 del 25.3 - 1.7.2004 della III Sezione), in un caso per molti aspetti simile (tenuto anche conto che nella legge per la tutela delle acque vi sono norme che prevedono tanto sanzioni penali, quanto sanzioni amministrative) a quello per cui si procede (apertura di una discarica dei rifiuti in una zona sottoposta a vincolo), ha escluso che dovesse rispondere del reato il dirigente preposto al servizio dei rifiuti, dal momento che la responsabilità andava addebitata al sindaco. Nell'occasione si è affermato che il sindaco, quale organo di vertice cui è demandata la vigilanza dell'operato del Comune risponde penalmente del reato di apertura di una discarica abusiva in una ......