INTERESSE CIVICO E DIRITTO SOGGETTIVO



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ORDINAMENTI SCOLASTICI E ISCRIZIONI 2009/2010



































































































Corte di cassazione - Sezione VI penale - Sentenza 29 maggio-30 ottobre 2008 n Corte di cassazione - Sezione VI penale - Sentenza 29 maggio-30 ottobre 2008 n. 40594 Presidente Milo - Relatore Paoloni Fatto e diritto Con denuncia sporta il 26/7/2007 presso la Procura della Repubblica di Nola contro i locali amministratori comunali Saverio Napolitano lamentava intollerabili ritardi dell'ente pubblico nel portare a conclusione la procedura di ampliamento della strada in cui egli abita, intervento reso indilazionabile dal grave disagio (causa anche di seri incidenti) recato al transito pedonale dal continuo ingombro della angusta sede stradale provocato dal passaggio di autoveicoli (nonostante il transito riservato ai soli residenti) e dall'abusivo parcheggio di vetture e altri mezzi. L'ufficio giudiziario inquirente nolano iscriveva procedimento penale a carico di persone da identificare per il reato di cui all'art. 328 cp. In data 21/8/2007 il procedente pubblico ministero richiedeva l'archiviazione degli atti per difetto dei presupposti strutturali della fattispecie sanzionata dall'art. 328 c. 1 cp (ravvisabile in rapporto all'adozione di atti pubblici indifferibili per motivi di giustizia, sicurezza od ordine pubblico, igiene e sanità, motivi da escludersi con riguardo al mancato allargamento una strada comunale per agevolare il transito pedonale dei residenti) e della stessa residuale ipotesi di cui all'art. 328 c. 2 cp (in carenza di un formale atto di messa in mora dell'amministrazione comunale). Alla richiesta di archiviazione formalmente si opponeva, in qualità di persona offesa, il denunciante Napolitano, contestando l'assunto del p.m. e riconducendo gli interventi omessi o ritardati del comune di Nola (raggiunto da sue ripetute intimazioni a provvedere indirizzate all'ufficio tecnico comunale) nella categoria degli interventi dettati da ragioni di sicurezza pubblica. Per l'effetto invocava lo svolgimento di indagini scandite da acquisizioni testimoniali e documentali sulla situazione da lui denunciata. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Nola con l'epigrafato decreto del 28/9/2007 ha dichiarato inammissibile l'opposizione del Napolitano ed ha disposto l'archiviazione del procedimento per infondatezza della notizia di reato. Il decidente, esclusa la ravvisabilità dell'ipotesi prevista dall'art. 328 c. 2 cp, l'asserito indebito rifiuto o ritardo del Comune non correlandosi ad un interesse giuridicamente protetto dalla norma incriminatrice (diritto soggettivo o interesse legittimo: «l'interesse all'ampliamento di una strada è un interesse di mero fatto, come tutti gli interessi che ciascuno ha, uti civis, alla corretta amministrazione della cosa pubblica»), ha pregiudizialmente rilevato la mancanza di legittimazione del Napolitano a proporre opposizione all'archiviazione chiesta dal p.m. perché non qualificabile come persona offesa dal reato di cui all'art. 328 c. 1 cp (reato che offende soltanto interessi pubblici e la cui persona offesa è la stessa P.A.), ma unicamente di eventuale danneggiato («con l'ulteriore conseguenza che l'atto di opposizione può valere come mera memoria di parte senza necessità per il giudice di fissare la camera di consiglio»). Avverso tale decreto di archiviazione ex art. 410 c. 2 cpp ha proposto, con l'ausilio di difensore, ricorso per cassazione Saverio Napolitano, deducendo violazione degli artt. 328 cp e 410 c. 2 cpp sul presupposto della ravvisabilità della fattispecie plurioffensiva sanzionata dal comma 2 dell'art. 328 cp e non (anche o soltanto) dell'ipotesi di cui al comma 1 dell'art. 328 cp. Assume il ricorrente di aver intimato tre volte al comune di Nola in persona del responsabile p.t. dell'ufficio tecnico comunale, di provvedere all'esecuzione delle opere idonee a scongiurare il pericolo di incidenti stradali nella strada da lui abitata e quindi necessari per la tutela dell'incolumità pubblica. Di tal che esso ricorrente è portatore non di un generico interesse di fatto all'intervento della p.a. ma di un interesse qualificato riconducibile al diritto soggettivo alla propria integrità fisica ed alla salute sancito dall'art. 32 della Costituzione. Il proposto ricorso è manifestamente infondato. In vero ineccepibilmente il g.i.p. nolano è pervenuto ad escludere l'esistenza in capo al ricorrente di una posizione giuridica qualificata legittimante la sua veste di persona offesa del reato di ritardo od omessa giustificazione dello stesso nel compimento di atti di ufficio. Non sottacendosi che - per quel che si evince dalla denuncia iniziale e dall'opposizione all'archiviazione dello stesso Napolitano - il comune di Nola non è rimasto inerte, ma ha approvato nel 2006 un progetto esecutivo di sistemazione della strada interessata dalle lamentele del denunciante, correttamente la posizione del ricorrente è stata ritenuta priva delle connotazioni giuridiche che le consentano di trascendere un mero interesse civico o di fatto per assurgere a connotazioni di vero e proprio diritto soggettivo o interesse legittimo azionabili nei confronti della pubblica amministrazione, soltanto a siffatte specifiche posizioni potendosi annettere rilevanza agli effetti di cui all'art. 328 c. 2 cp (cfr. Cass. Sez. 6, 12/11/2002 n. 5376, Becchina, rv. 223937). Coerentemente, quindi, a fronte della sola eventuale configurabilità nel caso denunciato dal ricorrente della fattispecie di cui all'art. 328 c. 1 cp (fattispecie avente natura di reato monoffensivo) il decidente g.i.p. ha ritenuto inammissibile l'opposizione all'archiviazione del Napolitano per difetto della sua qualità di persona offesa ed ha disposto l'archiviazione del procedimento de plano, senza procedere alla fissazione dell'udienza di cui all'art. 409 c. 2 cpp, come puntualizzato da un ormai consolidato orientamento interpretativo di questa Corte di legittimità (cfr. Cass. Sez. 6, 4/11/1997 n. 4316, in proc. Rienzi, rv. 211123). Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso segue per legge la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende, che equo quantificare in euro (mille). P.Q.M. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro mille in favore della cassa delle ammende.   ......