L'INDENNITÀ DI TURNO NON SPETTA SE NON C'È SERVIZIO CONTINUATIVO



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Sentenza 07/04/2010, n Sentenza 07/04/2010, n. 8254 Corte di Cassazione civile - Sezione Lavoro Dipendenti pubblici - Indennità di turno   Corte di Cassazione civile - Sezione lavoro, Sentenza 7 aprile 2010, n. 8254   Svolgimento del processo 1. Con ricorso del 15.3.2005 al Tribunale di Venezia, gli attuali controricorrenti, dipendenti del Comune di (OMISSIS) addetti al servizio di biblioteca, hanno chiesto il pagamento della maggiorazione della retribuzione prevista dall'art. 22 del CCNL del comparto regioni ed enti locali 14.9.2000 per il lavoro articolato in turni, perchè, a decorrere dal 23.6.2003, l'orario di servizio della biblioteca era stato articolato in dieci ore per i giorni di martedì, mercoledì e giovedì, in undici ore per il giorno di venerdì e in cinque ore il lunedì e il sabato e, conseguentemente, l'orario di lavoro era distribuito secondo turni. 2. Con la sentenza di cui si chiede la cassazione il Tribunale adito ha deciso, ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 64, la sola questione dell'interpretazione della clausola controversa, risolta nel senso che devono ritenersi istituiti turni giornalieri di lavoro per il caso in cui per ciascuna settimana i dipendenti si alternano per coprire l'orario antimeridiano e pomeridiano, indipendentemente dalla circostanza che l'orario di servizio non sia di almeno dieci ore per tutti i giorni della settimana. 3. Propone ricorso il Comune di (OMISSIS) per cinque motivi, ulteriormente precisati con memoria depositata ai sensi dell'art. 378 c.p.c., al quale resistono i lavoratori con controricorso. Motivi della decisione 1. I motivi di ricorso, concernendo l'unica questione dell'interpretazione della clausola, vanno esaminati unitariamente. 2. Il Comune censura la sentenza impugnata sotto i seguenti profili: violazione dell'art. 22 CCNL perchè, nel caso concreto, l'orario di servizio non era strutturato in almeno 10 ore per tutti i sei o sette giorni della settimana (primo motivo); violazione dell'art. 17 CCNL, che disciplina la fattispecie dell'orario plurisettimanale, cui doveva ricondursi l'articolazione oraria del servizio biblioteca perchè non si era in presenza di un servizio necessitante di continuità (chiusura nei giorni festivi e nell'intervallo in alcuni giorni) e i lavoratori osservavano lo stesso orario per due settimane al mese (secondo motivo); violazione dell'art. 115 c.p.c., per avere il Tribunale omesso di valutare la nota inviata dall'Aran in risposta alla richiesta di interpretazione autentica cui non era stato possibile procedere (terzo motivo); omessa motivazione in relazione alla nozione di turno rispetto a quella di articolazione plurisettimanale dell'orario (quarto motivo); violazione degli art. 1362 e 1363 c.c., per avere il giudice del merito ricostruito l'intenzione delle parti in contrasto con il significato delle espressioni usate e del comportamento tenuto (quinto motivo). Ciascuno dei motivi si conclude con la formulazione di altrettanti quesiti di diritto. 3. La Corte rileva preliminarmente l'inammissibilità delle censure relative al vizio di motivazione nel l'interpretazione della clausola controversa, stante l'irrilevanza della motivazione della sentenza impugnata a fronte del potere del giudice di legittimità di leggere direttamente il testo contrattuale e di enunciarne il significato (D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63, comma 5). Parimenti inammissibili, sono le denunzie di vizio di motivazione in relazione ad accertamenti di fatto rimasti del tutto non precisati nella loro inerenza a punti decisivi della controversia (non si dice quale sia il contenuto della documentazione che non sarebbe stata esaminata dal giudice del merito, nè sono specificati i comportamenti che sarebbero stati tenuti dalle parti stipulanti il contratto). 4. Non hanno fondamento le critiche mosse al Tribunale per non avere valutato la corrispondenza della fattispecie concreta all'istituto della "programmazione plurisettimanale dell'orario di lavoro" previsto dall'art. 17, comma 4, lett. b), del CCNL del 6.7.1995, in base al quale è possibile distribuire il tempo di lavoro ordinario (36 ore settimanali) in un arco di tempo mensile e plurimensile. Invero, con il ricorso a tale tipologia di orario si persegue l'obiettivo di ridurre le "ordinarie" prestazioni di lavoro nei periodi con minor carico di impegni, ed aumentarle in altri periodi, adattando così l'orario alle effettive e variabili esigenze di efficacia, efficienza ed economicità dell'attività istituzionale e dei relativi servizi. Risulta perciò evidente l'estraneità dell'istituto alla fattispecie di articolazione dell'orario di un servizio in via permanente. 5. Per il resto il ricorso è fondato. 6. Dispone l'art. 22 CCNL del 14/9/2000 - Turnazioni -: 1. Gli enti, in relazione alle proprie esigenze organizzative o di servizio funzionali, possono istituire