LE DIMENSIONI DEL DIPENDENTE SONO IRREGOLARI



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Rimborsi spese processuali per ricorsi elettorali



































































































                        REPUBBLICA ITALIANA                                  N.2574/03 REG.DEC.                 IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                           N. 5853      REG.RIC. Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale, (Quinta Sezione)         ANNO 1997 ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello n. 5853 del 1997, proposto dall’azienda USSL 2 di Gallarate (Va), in persona del commissario straordinario pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv. Luca W. Benzoni ed Enrico Romanelli, con domicilio eletto presso il secondo in Roma, via Cosseria 5 ; CONTRO il signor Francesco Cucinotta, rappresentato e difeso dagli avv. Angelo Ravizzoli, Antonio Romano e Pio Corti, con domicilio eletto presso il terzo in Roma, viale Parioli 47; per l’annullamento della sentenza del TAR per la Lombardia, sezione seconda, 377 del 2 aprile 1997; Visto il ricorso in appello con i relativi allegati; Visto l’atto di costituzione in giudizio della parte appellata; Esaminate le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Visti tutti gli atti di causa; Relatore alla pubblica udienza del 4 marzo 2003  il Consigliere Aldo Fera; Uditi gli avv.ti Romanelli e Quinto, su delega dell’avv. Corti; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue: FATTO Il signor Francesco Cucinotta presentò, nel mese di dicembre 1993, una istanza di dimissioni volontarie con decorrenza dal primo settembre 1996, che venne accolta dall’azienda USSL 2 di Gallarate con delibera n. 5074 del 28 dicembre 1993. Il 20 giugno 1996, il signor Cucinotta ha presentato istanza di revoca della richiesta di collocamento a riposo, ottenendo però un rifiuto "per la insussistenza dei necessari presupposti di pubblico interesse" (provvedimento del 23 agosto 1996). L'interessato ha quindi proposto ricorso davanti al Tar del Lombardia, che ha annullato il diniego in base alla considerazione che la regola per la quale le dimissioni, una volta accettate, diventano irretrattabili, salva la facoltà dell'amministrazione di disporre a domanda la riassunzione in servizio ove ravvisi un interesse pubblico in tal senso e non sussistano ragioni ostative, non è applicabile "quando, nel periodo intercorrente tra l'accettazione delle dimissioni e la cessazione effettiva del rapporto, muti il regime previdenziale che ha concorso a determinare l'interessato alle dimissioni." L'azienda sanitaria ha interposto appello contro la sentenza, sostenendo: 1) che le condizioni per la liquidazione del trattamento pensionistico sono in realtà mutate per effetto dell'articolo 11, comma 16, della legge 24 dicembre 1993 n. 537, che però prevedeva esplicitamente, per coloro che avevano presentato domanda di collocamento in pensione successivamente al 31 dicembre 1992, la facoltà di revocare la domanda "entro 60 giorni". 2) che le norme in materia di riassunzione in servizio dei dipendenti pubblici (articolo 59 del d.p.r. 20 dicembre 1979 n. 761 e articolo 132 del d.p.r. 10 gennaio 1957 n. 3) hanno previsto l'obbligo dell'amministrazione di valutare l'interesse pubblico alla riassunzione e, nel caso di insussistenza di tale interesse, di respingere l'istanza del dipendente. 3) che il giudice di primo grado, andando peraltro al di là dei motivi prospettati nel ricorso, ha errato nell'applicare alla fattispecie il principio civilistico della presupposizione, sostenendo che le dimissioni accettate restano comunque subordinate, sino all'effettiva cessazione del rapporto, alla condizione - inespressa ma implicita - dell'immutabilità delle regime di quiescenza. L'applicazione del principio è stata esclusa dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato (sezione sesta, 31 maggio 1989 n. 716). 4) infondati, poi, sono i motivi di ricorso di primo grado assorbiti dal primo giudice. Il ricorrente aveva sostenuto che l'amministrazione avesse errato nelle considerare intangibili le dimissioni, non aveva adottato una motivazione congrua e comunque non si era espresso sul parere reso dal funzionario del servizio cui era preposto il dipendente. Sul primo motivo, come si è visto, la facoltà di revocare le dimissioni andava esercitata nel termine di decadenza stabilito la legge. Sul secondo motivo, non emergendo alcun interesse pubblico alla riammissione in servizio del dipendente, il provvedimento non doveva allegare alcuna ulteriore motivazione. Sul terzo motivo, la nota del funzionario, non rientrando né dovendo rientrare nell’istruttoria del procedimento, non andava confuta puntualmente. Conclude quindi chiedendo, in riforma della sentenza appellata, il rigetto del ricorso di primo grado. Resiste all'appello il signor Francesco Cucinotta il quale controbatte le tesi avversarie e conclude per la conferma la sentenza di primo grado. DIRITTO L’appello proposto dall’azienda USSL 2 di Gallarate è fondato. Il giudice di primo grado ha annullato il provvedimento con il quale l'amministrazione, in data 23 agosto 1996, ha respinto l’istanza di revoca del collocamento a riposo, a suo tempo disposto con delibera n. 5074 del 28 dicembre 1993, in seguito a domanda dell'interessato. Secondo il Tar, il principio secondo il quale le dimissioni, una volta accettate, diventano irretrattabili non sarebbe applicabile "quando, nel periodo intercorrente tra l'accettazione delle dimissioni e la cessazione effettiva del rapporto, muti il regime previdenziale che ha concorso a determinare l'interessato alle dimissioni." La tesi non convince per due ordini di motivi. Il primo è che il principio della presupposizione, o condizione implicita inerente all'istanza di collocamento a riposo, non trova applicazione nel campo del pubblico impiego, in quanto la materia è regolata da un diverso criterio secondo il quale " l'estinzione  ......