LIBRETTO SANITARIO PER PREPARAZIONE E VENDITA ALIMENTI: DECIDE LA REGIONE



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TERMINI E MODALITA’ PER LE RICHIESTE DI MUTUI PER GLI ENTI DISSESTATI



































































































CORTE COSTITUZIONALE - sentenza 1 giugno 2004 n CORTE COSTITUZIONALE - sentenza 1 giugno 2004 n. 162 - SENTENZA N. 162 ANNO 2004 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE COSTITUZIONALE composta dai signori: - Gustavo ZAGREBELSKY Presidente - Valerio ONIDA Giudice - Carlo MEZZANOTTE " - Fernanda CONTRI " - Guido NEPPI MODONA " - Piero Alberto CAPOTOSTI " - Annibale MARINI " - Franco BILE " - Giovanni Maria FLICK " - Francesco AMIRANTE " - Ugo DE SIERVO " - Romano VACCARELLA " - Paolo MADDALENA " - Alfonso QUARANTA " ha pronunciato la seguente SENTENZA nei giudizi di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 2, e articoli ad esso collegati della legge della Regione Toscana 12 maggio 2003, n. 24 (Norme in materia di igiene del personale addetto all’industria alimentare); degli articoli 7 e 8 della legge della Regione Emilia-Romagna 24 giugno 2003, n. 11, (Nuove misure per la prevenzione delle malattie trasmissibili attraverso gli alimenti. Abolizione del libretto di idoneità sanitaria); degli articoli 2 e 4 della legge della Regione Lombardia 4 agosto 2003, n. 12, (Norme relative a certificazioni in materia di igiene e sanità pubblica), e dell’art. 45 della legge della Regione Lazio 11 settembre 2003, n. 29 (Assestamento del bilancio di previsione della Regione Lazio per l’anno finanziario 2003), promossi con ricorsi del Presidente del Consiglio dei ministri notificati il 7 luglio, i1 19 agosto, il 7 ottobre e il 18 novembre 2003, depositati in cancelleria il 19 luglio, il 25 agosto, il 17 ottobre e il 27 novembre successivi ed iscritti ai nn. 55, 65, 70 e 85 del registro ricorsi 2003. Visti gli atti di costituzione delle Regioni Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia e Lazio; udito nell’udienza pubblica del 9 marzo 2004 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi l’avvocato dello Stato Paolo Cosentino per il Presidente del Consiglio dei ministri e gli avvocati Mario Loria per la Regione Toscana, Giandomenico Falcon per la Regione Emilia-Romagna, Beniamino Caravita di Toritto per la Regione Lombardia e Mario Passaro per la Regione Lazio. Ritenuto in fatto 1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri ha sollevato questioni di legittimità costituzionale, con distinti ricorsi, contro quattro leggi regionali, per contrasto con l’art. 117, secondo comma, lettera h), e terzo comma, della Costituzione. Sono stati impugnati: a) l’art. 1, comma 2, nonché gli articoli "ad esso collegati", della legge della Regione Toscana 12 maggio 2003, n. 24 (Norme in materia di igiene del personale addetto all’industria alimentare), con ricorso notificato il 7 luglio 2003 e depositato il 19 luglio 2003 (reg. ricorsi n. 55 del 2003), sulla base della delibera governativa del 19 giugno 2003; b) gli articoli 7 ed 8 della legge della Regione Emilia-Romagna 24 giugno 2003, n. 11 (Nuove misure per la prevenzione delle malattie trasmissibili attraverso gli alimenti. Abolizione del libretto di idoneità sanitaria), con ricorso notificato il 19 agosto 2003 e depositato il 25 agosto 2003 (reg. ricorsi n. 65 del 2003), sulla base della delibera governativa del 18 luglio 2003; c) gli articoli 2 e 4 della legge della Regione Lombardia 4 agosto 2003, n. 12 (Norme relative a certificazioni in materia di igiene e sanità pubblica), con ricorso notificato il 7 ottobre 2003 e depositato il 17 ottobre 2003 (reg. ricorsi n. 70 del 2003), sulla base della delibera governativa del 19 settembre 2003; d) l’art. 45 della legge della Regione Lazio 11 settembre 2003, n. 29 (Assestamento del bilancio di previsione della Regione Lazio per l’anno finanziario 2003), con ricorso notificato il 18 novembre 2003 e depositato il 27 novembre 2003 (reg. ricorsi n. 85 del 2003), sulla base della delibera governativa del 7 novembre 2003. 2. – Le disposizioni impugnate contenute nelle leggi delle Regioni Toscana ed Emilia-Romagna e l’art. 4 della legge della Regione Lombardia stabiliscono nuove norme relative all’igiene del personale addetto all’industria alimentare, anche con la conseguente eliminazione dell’obbligo del "libretto di idoneità sanitaria" di cui all’art. 14 della legge 30 aprile 1962, n. 283 (Modifica degli artt. 242, 243, 247, 250 e 262 del testo unico delle leggi sanitarie approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265. Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande). Invece l’art. 45 della legge della Regione Lazio si limita ad eliminare il "libretto di idoneità sanitaria" per i farmacisti e i dipendenti delle farmacie pubbliche e private. Inoltre, l’art. 2 della legge della Regione Lombardia prevede una serie di casi nei quali le aziende unità sanitarie locali (AUSL) della Regione non rilasciano più alcuni certificati sanitari. Quanto alla eliminazione dell’obbligo del "libretto di idoneità sanitaria", il ricorrente sostiene che tale previsione sarebbe incostituzionale perché posta in violazione di "un principio fondamentale stabilito dallo Stato per la tutela della salute pubblica". Ciò in quanto l’art. 14 della legge n. 283 del 1962 troverebbe la propria ragion d’essere nell’esigenza di evitare che operatori non sani entrino a contatto con i prodotti alimentari, con possibile rischio di contaminazione degli stessi. Le disposizioni impugnate, inoltre, sarebbero lesive anche della competenza statale di cui all’art. 117, secondo comma, lettera h), Cost., concernente la materia "ordine pubblico e sicurezza". A sostegno di tale argomentazione, nei ricorsi vengono richiamate anche alcune pronunzie della Corte di cassazione nelle quali si qualifica l’art. 14 citato "norma imperativa attinente all’ordine pubblico e posta a tutela (…) del diritto alla salute, costituzionalmente garantito alla generalità dei cittadini". Quanto all’art. 2 della legge della Regione Lombardia n. 12 del 2003, si osserva in particolare che quest’ultimo, "escludendo dalle competenze delle AUSL della Lombardia il rilascio di alcuni certificati sanitari", violerebbe un principio fondamentale della materia, risultando in tal modo lesivo dell’art. 117, terzo comma, Cost. Ciò perché le prestazioni in questione costituirebbero, ai sensi dell’art. 14, terzo comma, lettera q), della legge 23 dicembre 1978, n. 833 (Istituzione del servizio sanitario nazionale), "conseguenza diretta dell’attività di controllo attribuita istituzionalmente alle AUSL". 3. – Le Regioni Toscana, con atto depositato in data 23 luglio 2003, Emilia-Romagna, con atto depositato il 10 settembre 2003, e Lazio, con atto depositato il 17 dicembre 2003, si sono costituite, limitandosi a chiedere la declaratoria di inammissibilità o di infondatezza dei rispettivi ricorsi, e riservandosi di esporre le ragioni a sostegno delle proprie richieste con separata memoria nel corso del giudizio. 4. – La Regione Lombardia si è costituita in giudizio con atto depositato il 6 novembre 2003 ed ha ampiamente sviluppato la propria difesa. 4.1. – Anzitutto la Regione chiede che il ricorso sia dichiarato inammissibile. Quest’ultimo, infatti, pur apparentemente rivolto all’intera legge, sarebbe motivato solo in relazione a quanto disposto dagli articoli 2 e 4, comma 4, ciò che ne determinerebbe l’inammissibilità. In subordine, la resistente chiede che siano ritenute inammissibili le censure proposte avverso gli articoli 1, 3 e 4, commi 1, 2 e 3, della legge impugnata, "in quanto assolutamente prive di motivazione". Nel merito, la difesa regionale argomenta per l’infondatezza delle censure statali. Quanto alla pretesa illegittimità costituzionale dell’art. 2, la resistente ritiene privo di fondamento l’argomento dello Stato secondo il quale l’abolizione, da parte della Regione, dell’obbligo per le AUSL di rilasciare una serie di certificati contrasterebbe con il principio fondamentale della materia stabilito dall’art. 14, terzo comma, lettera q), della legge n. 833 del 1978. Al riguardo, la Regione evidenzia, innanzi tutto, come "la ratio sottostante all’eliminazione del rilascio da parte delle AUSL dei suddetti certificati (sia) stata quella di sopprimere funzioni del tutto inefficaci o inutilmente ripetitive". Così, ad esempio, sarebbe per alcuni certificati che la "prassi applicativa" ormai ignorerebbe da tempo – quali quelli concernenti la vendita dei generi di monopolio o il baliatico – ovvero per quei certificati – quali quelli di esonero dalle lezioni di educazione fisica e di ammissione ai soggiorni di vacanza per minori – attribuiti dall’art. 2, comma 4, della legge regionale n. 12 del 2003 al medico di medicina generale o al pediatra di libera scelta. Ancora, tale ratio sarebbe riscontrabile anche nella abolizione per le AUSL dell’obbligo di rilasciare i certificati di idoneità al lavoro, in quanto questi ultimi sarebbero stati attribuiti "al medico competente di cui al decreto legislativo n. 626 del 1994". Quanto alla sostituzione del certificato attestante l’avvenuta esecuzione di vaccinazioni obbligatorie, la resistente afferma che non si sarebbe fatto altro che dare applicazione all’art. 47, comma 1, del d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 444 (Disposizioni regolamentari in materia di documentazione amministrativa–Testo C), ai sensi del quale "l’atto di notorietà concernente stati, qualità personali o fatti che siano a diretta conoscenza dell’interessato è sostituito da dichiarazione resa e sottoscritta dal medesimo con l’osservanza delle modalità di cui all’art. 38". Rilevante, infine, sarebbe anche l’allegato 2A al d.P.C.m. 29 novembre 2001, recante "Definizione dei livelli essenziali di assistenza", che ha qualificato "prestazioni totalmente escluse dai livelli essenziali di assistenza", tra le altre, "le certificazioni mediche non rispondenti a fini della tutela della salute collettiva, anche quando richieste da disposizioni di legge". Secondo la difesa della Regione sarebbe determinante la considerazione del fatto che non potrebbe essere considerata principio fondamentale una mera norma di tipo organizzativo come l’art. 14, terzo comma, lettera q), della legge n. 833 del 1978, invocato dall’Avvocatura dello Stato quale parametro interposto dell’impugnata normativa regionale. Inoltre, tale norma dovrebbe ritenersi senz’altro superata dalla legislazione statale successiva: infatti, sarebbe rilevante l’art. 2, comma 2, del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), il quale ha attribuito alle Regioni "la determinazione dei principi sull’organizzazione dei servizi e sull’attività destinata alla tutela della salute e dei criteri di finanziamento delle unità sanitarie locali e delle aziende ospedaliere". Il successivo comma 2-sexies, peraltro, individuerebbe le funzioni spettanti alle AUSL indicando "l’assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro, l’assistenza distrettuale e l’assistenza ospedaliera", e ciò senza ricomprendere o richiamare espressamente funzioni certificatorie. Da tali disposizioni si dovrebbe desumere, secondo la Regione, che tra i compiti affidati alle AUSL non sarebbero obbligatoriamente ricompresi "quelli di certificazione di cui all’ (…) art. 14, terzo comma, lettera q), della legge n. 833 del 1978". Ciò, peraltro – puntualizza ancora la difesa regionale – non significherebbe che le AUSL non avrebbero funzioni di tipo cert......