LIMITI ALL'INSTALLAZIONE DI IMPIANTI EMITTENTI ONDE ELETTROMAGNETICHE



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Rappresentanza dell'ente e stipula di contratti



































































































CONSIGLIO DI STATO, SEZ CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI - Sentenza 3 giugno 2002 n. 3098 - Pres. Giovannini, Est. Chieppa – Comune di Civitavecchia (Avv. Pala) c. Ericsson Telecomunicazioni s.p.a. (Avv.ti Alesi, Satta e Contardi) - (conferma T.A.R. Lazio, Sez. II, sent. n. 6405/2001). F A T T O Con il ricorso in appello in epigrafe il Comune di Civitavecchia ha chiesto l’annullamento della suindicata sentenza con la quale il Tar del Lazio ha ricors propost da Ericsson Telecomunicazioni s.p.a. avverso la deliberazione del Consiglio Comunale di Civitavecchia n. 173 del 30-12-1999, avente ad oggetto l’approvazione del regolamento comunale per l’installazione di antenne e annessi apparati di telefonia cellulare. L’appello viene proposto per i seguenti motivi: 1) irricevibilità dei ricorsi proposti in primo grado e riuniti dal Tar, per la tardività degli stessi, applicandosi alla fattispecie il termine breve di cui all’art. 19 della legge n. 135/97; 2) inammissibilità del ricorso di primo grado per l’assenza di lesività dell’impugnato regolamento; 3) erroneità della impugnata sentenza nella parte in cui è stato ritenuto che il regolamento annullato non rientrasse nelle competenze urbanistiche spettanti ai Comuni, risultando inapplicabile alla fattispecie la legge n. 36/2001. La società appellata si è costituita in giudizio, chiedendo la reiezione dell’appello. All’odierna udienza la causa è stata trattenuta in decisione. D I R I T T O 1. In via preliminare deve essere respinto il motivo di appello, relativo alla irricevibilità del ricorso proposto in primo grado, per la tardività dello stesso, applicandosi alla fattispecie il termine breve di cui all’art. 19 della legge n. 135/97. L’impugnato regolamento, infatti, non può essere ritenuto "provvedimento di esecuzione di opere pubbliche o di pubblica utilità", di cui al citato art. 19, in quanto la disposizione speciale riguarda soltanto le opere riferibili alla Pubblica amministrazione, anche nella sua nozione allargata derivante dall’inclusione tra le amministrazioni aggiudicatici anche di soggetti aventi formale natura privata. Il carattere eccezionale della norma non consente di estenderla in via analogica ad opere private in virtù dell’utilizzo delle stesse per l’esercizio del servizio di telefonia mobile e tanto meno all’ipotesi di impugnazione di un regolamento contenente la disciplina per la realizzazione di dette opere. Il ricorso proposto in primo grado è stato quindi tempestivamente proposto. 2. E’ anche infondato il motivo, con cui si deduce l’inammissibilità del ricorso di primo grado per l’assenza di lesività dell’impugnato regolamento. Infatti, in pendenza di istanze presentate al Comune dalla odierna parte appellata per il rilascio delle concessioni per la realizzazione di impianti di trasmissione per la telefonia mobile, deve ritenersi autonomamente impugnabile un regolamento, la cui disciplina non consenta la costruzione degli impianti stessi. 3. Con ulteriore motivo il Comune appellante deduce l’erroneità della impugnata sentenza nella parte in cui è stato ritenuto che il regolamento annullato non rientrasse nelle competenze urbanistiche spettanti ai Comuni e contesta la ricostruzione del quadro normativo operata dal giudice di primo grado ed anche il richiamo alle disposizioni della legge quadro n. 36/2001, temporalmente inapplicabile alla fattispecie in esame. Prima di esaminare il motivo appare opportuno richiamare la ricognizione del quadro normativo di riferimento, effettuata dal Tar. Il giudice di primo grado ha osservato come l'art. 1, comma IV, lett. c), della l. 15 marzo 1997 n. 59 abbia escluso dall'applicazione delle disposizioni dettate ai primi due precedenti commi (riguardanti il conferimento alle Regioni e agli Enti locali di "funzioni e compiti amministrativi" "relativi alla cura degli interessi e alla promozione dello sviluppo delle rispettive comunità, nonché" quelli "… localizzabili nei rispettivi territori in atto esercitati da qualunque organo o amministrazione dello Stato, centrali o periferici, ovvero tramite enti o altri soggetti pubblici), "i compiti di rilievo nazionale del sistema di protezione civile, per la difesa del suolo, per la tutela dell'ambiente e della salute, per gli indirizzi, le funzioni e i programmi nel settore dello spettacolo, per la ricerca, la produzione, il trasporto e la distribuzione di energia". In attuazione della citata l. 59 del 1997- continua il Tar - veniva poi emanato il D.Lgs. 31 marzo 1998 n. 112, il cui art. 69 ha stabilito che, ai sensi dell'art. 1, comma IV, lettera c), della l. 15 marzo 1997 n. 59, sono compiti di rilievo nazionale per la tutela dell'ambiente quelli relativi alla determinazione di valori limite, standard, obiettivi di qualità e sicurezza e norme tecniche necessari al raggiungimento di un livello adeguato di tutela dell'ambiente sul territorio nazionale (lett. e). Il successivo art. 83 del citato Decreto ha poi specificato che, ai sensi dell'art. 1, comma IV, lettera c), della l. 15 marzo 1997 n. 59, hanno rilievo nazionale i compiti relativi: - alla disciplina del monitoraggio della qualità dell'aria: metodi di analisi, criteri di installazione e funzionamento delle stazioni di rilevamento; criteri per la raccolta dei dati (lett. a); - alla fissazione di valori limite e guida della qualità dell'aria (lett. b); - alla fissazione e aggiornamento delle linee guida per il contenimento delle emissioni, dei valori minimi e massimi di emissione, metodi di campionamento, criteri per l'utilizzazione delle migliori tecnologie disponibili e criteri di adeguamento degli impianti esistenti (lett. e); - alla determinazione dei criteri per l'elaborazione dei piani regionali di risanamento e tutela della qualità dell'aria (lett. h); - alla definizione di criteri generali per la redazione degli inventari delle fonti di emissione (lett. i). Il Tar richiama poi la l. 31 luglio 1997 n. 249 (recante istituzione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo); la quale ha disposto (art. 1, comma XV) che: - l'Autorità "vigila sui tetti di radiofrequenze compatibili con la salute umana e verifica che tali tetti, anche per effetto congiunto di più emissioni elettromagnetiche, non vengano superati, anche avvalendosi degli organi periferici del Ministero delle comunicazioni" (il rispetto di tali indici rappresentando condizione obbligatoria per le licenze o le concessioni all'installazione di apparati con emissioni elettromagnetiche); - e che "il Ministero dell'ambiente, d'intesa con il Ministero della sanità e con il Ministero delle comunicazioni, sentiti l'Istituto superiore di sanità e l'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente (ANPA), fissa entro sessanta giorni i tetti di cui al presente numero, tenendo conto anche delle norme comunitarie". Il decreto ministeriale al quale ha operato rinvio la disposizione da ultimo riportata risulta essere stato poi emanato (dal Ministro dell'ambiente, d'intesa con i Ministri delle Comunicazioni e della sanità) in data 10 settembre 1998 con il n. 381. Il giudice di primo grado sottolinea che con la relativa disciplina sono stati fissati: - i valori limite di esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici connessi al funzionamento ed all'esercizio dei sistemi fissi delle telecomunicazioni e radiotelevisivi operanti nell'intervallo di frequenza compresa fra 100 kHz e 300 GHz (art. 1); - i limiti di esposizione (art. 3, con rinvio alla Tabella 1); - le misure di cautela e gli obiettivi di qualità (art. 4); - le azioni di risanamento (art. 5); - ulteriormente procedendosi (allegati A e B) alla individuazione dei relativi concetti definitoti e delle applicabili unità di misura, nonché delle modalità ed esecuzione delle misure e delle valutazioni. Di particolare interesse ai fini del decidere vengono ritenute dal Tar le disposizioni di cui al II e III comma dell'art. 4 del citato Decreto interministeriale, laddove si precisa che: -in corrispondenza di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore non devono essere superati i seguenti valori, indipendentemente dalla frequenza, mediati su un'area equivalente alla sezione verticale del corpo umano e su qualsiasi intervallo di sei minuti: 6 V/m per il campo elettrico, 0,016 A/m per il campo magnetico intesi come valori efficaci e, per frequenze comprese tra 3 Mhz e 300 GHz, 0,10 W/m2 per la densità di potenza dell'onda piana equivalente; - "nell'ambito delle proprie competenze, fatte salve le attribuzioni dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, le Regioni e le Province autonome disciplinano l'installazione e la modifica degli impianti di radiocomunicazione al fine di garantire il rispetto dei limiti di cui al precedente articolo 3 e dei valori di cui al precedente comma, il raggiungimento di eventuali obiettivi di qualità, nonché le attività di controllo e vigilanza in accordo con la normativa vigente, anche in collaborazione con l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per quanto attiene all'identificazione degli impianti e delle frequenze loro assegnate". Sulla base di tale quadro normativo, applicabile alla fattispecie in esame, il Tar rileva che comunque l'attribuzione alle Regioni ed alle Province autonome di competenze relative al raggiungimento di eventuali obiettivi di qualità non appare giustificare l'introduzione di limiti (ulteriori e/o diversi) rispetto a quanto nel Decreto stesso stabilito; e ciò in quanto il perseguimento dell'anzidetta finalità - e, con esso, la consentita disciplina dell'installazione e della modifica degli impianti di radiocomunicazione - risulta delimitato dall'esigenza di "garantire il rispetto dei limiti di cui al precedente articolo 3 e dei valori di cui al precedente comma II". Viene anche escluso che un siffatto potere "derogatorio" - rispetto alla delineazione della materia fornito dal quadro normativo statale di riferimento - sia individuabile nell'ambito delle applicabili disposizioni di legge regionale (artt.. 113, 114 e 115 della l.r. 6 agosto 1999 n. 14, che attribuiscono ai Comuni compiti concernenti la valutazione dei progetti di risanamento nonché la vigilanza sull'osservanza dei limiti e dei parametri previsti dalla normativa vigente in materia di tutela dall'inquinamento elettromagnetico e sull'esecuzione delle azioni di risanamento in relazione agli impianti di telefonia mobile). Il g......