LIMITI ALL'OBBLIGO DI COMUNICARE L'AVVIO DEL PROCEDIMENTO



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REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO N.1844/2008 Reg.Dec. N. 6479 Reg.Ric. ANNO   2003 Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello n. 6479/2003 proposto dal Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali in persona del Ministro pro tempore, la Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici e Storici dell’Abruzzo, in persona del Soprintendente in carica, entrambi rappresentati e difesi dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici in Roma, via dei Portoghesi n. 12, sono ex lege domiciliati; contro il Comune di Cappadocia in persona del Sindaco p.t. non costituitosi in giudizio; per l’annullamento della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale dell’Abruzzo n. 19/2003; visto il ricorso in appello con i relativi allegati; visti gli atti tutti di causa; relatore, alla pubblica udienza del 29 gennaio 2008, il Consigliere Fabio Taormina; udito l’Avvocato dello Stato De Felice per le amministrazioni appellanti;  Ritenuto e considerato, in fatto e in diritto, quanto segue: FATTO Con il ricorso di primo grado l’amministrazione comunale appellata aveva impugnato il decreto di annullamento del provvedimento della Regione Abruzzo, prot. n.09164/BN/66/023-97 del 5.11.1997 mediante il quale era stato rilasciato il nulla osta  per la realizzazione di lavori di ampliamento degli impianti scioviari siti in località Camporotondo. Il provvedimento repressivo impugnato era stato reso in considerazione della circostanza che la località ove insistono gli impianti scioviari ricadeva in area di notevole interesse pubblico ai sensi del D.Lvo riguardante la tutela dell’insieme ambientale e naturalistico, denominato Valle del Liri. Detta località ricadeva  in area sottoposta a vincolo paesaggistico. L’intervento autorizzato - consistente nell’ampliamento delle piste con taglio di alberi ed opere di sbancamento -avrebbe alterato la conformazione della morfologia e l’aspetto ambientale dei luoghi tutelati. Il provvedimento autorizzatorio, in quanto volto alla realizzazione di opere non compatibili con le imprescindibili esigenze di tutela e conservazione dei valori paesistici riconosciuti dal D.M. 14.07.1984 era stato pertanto annullato. Avverso tale atto repressivo  erano stati dedotti quattro motivi di censura: violazione dell’articolo 7 della Legge 241/1990; eccesso di potere per manifesta illogicità e contraddittorietà dell’azione amministrativa in relazione alla motivazione del provvedimento impugnato ed alla normativa in esso richiamata; incompetenza; violazione dell’articolo 82 D.P.R. 616/1977 in relazione al decorso del termine di giorni 60 per l’esercizio del potere di annullamento; difetto di motivazione fondandosi il provvedimento su inammissibili valutazioni di merito. Con la sentenza in epigrafe il TAR dell’Abruzzo ha accolto il ricorso rilevando che non era stato dato avviso dell’avvio del procedimento all’amministrazione comunale odierna appellante; che era decorso un arco temporale assai superiore a quello tassativamente fissato in giorni 60 per l’esercizio del potere repressivo; che il provvedimento de quo impingeva in valutazioni di merito. La sentenza è stata appellata dalle  amministrazioni resistenti in primo grado che ne contestano la fondatezza ribadendo le prospettazioni sottese alla memoria di costituzione in giudizio depositata in primo grado, evidenziando che l’avviso dell’avvio del procedimento non era dovuto ricorrendo una ipotesi di provvedimento di secondo grado. In ogni caso il Comune odierno appellato era stato messo in condizione di partecipare all’istruttoria e controdedurre (come aveva effettivamente fatto); il termine di 60 giorni per l’esercizio del potere repressivo di cui all’art. 82 dpr 616/1977 e succ. mod. non era in realtà decorso, posto che  detto potere fu esercitato nei termini di legge (20 giorni successivi all’inoltro della documentazione da parte dell’amministrazione comunale -che, nel caso di specie, inopinatamente la trasmise dopo lungo tempo dalla richiesta-). Neppure poteva dirsi che  fosse stato esercitato un –inammissibile - sindacato di merito, posto che il provvedimento autorizzatorio era lacunoso ed immotivato e pertanto, a tutela dei valori paesistici, si era reso necessario annullarlo. La sentenza appellata pertanto doveva essere caducata. Alla camera di consiglio del  29.7.2003 la Sezione ha respinto, con ordinanza n. 3276/2003, l’istanza cautelare di sospensione della esecutività della sentenza appellata. L’amministrazione appellata non si è costituita nell’odierno giudizio. DIRITTO Il ricorso è fondato e deve essere accolto nei termini di cui alla motivazione che segue. La sentenza in epigrafe ha annullato il provvedimento repressivo emesso dalle amministrazioni appellanti seguendo tre distinti percorsi motivazionali, che verranno distintamente analizzati. Quanto al primo di essi, concernente la denunciata omissione dell’incombente di cui all’art. 7 della legge n. 241/1990, la Sezione ha più volte affrontato la problematica della incidenza della omissione dell’incombente da tale disposizione previsto sul provvedimento reso ai sensi dell’art. 82 del DPR n.616/1977 e succ. modifiche. In particolare, con la sentenza del 4 settembre 2006, n. 5098 è stato affermato  che “sulla base delle disposizioni temporalmente applicabili al caso in esame, questa Sezione ha affermato che, anche in applicazione del D.M. 13-6-94 n. 495, l'amministrazione statale è obbligata a comunicare al privato l'avvio del procedimento di annullamento di una autorizzazione paesaggistica allo scopo di consentire all'interessato di avvalersi degli strumenti di partecipazione e di accesso, previsti dalla