LIMITI ALLA LOCALIZZAZIONE DEI DISTRIBUTORI DI CARBURANTE



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                        REPUBBLICA ITALIANA                                N. 7377/06 REG.DEC.                IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                                   N. 4696 REG.RIC. Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale,  Sezione Quinta          ANNO  2002  ha pronunciato la seguente DECISIONE Sull’appello proposto dalla soc. API “ANONIMA ITALIANA” S.P.A. rappresentata e difesa dall’avv. Vittorio Zammit con domicilio eletto in Roma via Alessandria, n. 130 presso l’avv. Vittorio Zammit; CONTRO - il Comune di AVELLINO rappresentato e difeso dagli avv.ti Amerigo Bascetta e Giovanni Santucci De Magistris con domicilio eletto in Roma via Pavia n. 28 presso l’avv. Raffaele Porpora; per la riforma della sentenza del TAR CAMPANIA-SALERNO sez. II n. 259/2002, resa tra le parti concernente ORDINE SOSPENSIONE LAVORI REALIZZAZIONE IMPIANTO di DISTRIBUZIONE CARBURANTE. Visto il ricorso con i relativi allegati; Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Avellino; Visti gli atti tutti della causa; Udito il relatore Consigliere Nicola Russo e uditi, altresì, l’avv. Zammit e l’avv. Bascetta; FATTO Con ricorso notificato in data 17 luglio 2000 e depositato il 25 luglio 2000, la società API S.p.a. impugnò dinanzi al TAR per la Campania, sezione staccata di Salerno, l’ordinanza del Dirigente del Settore Pianificazione ed Uso del Territorio datata 14.6.2000, notificata il 16.6.2000, con la quale era stata disposta la sospensione dei lavori di costruzione dell’impianto per la distribuzione di carburante sito in Avellino, località Valle Mecca, nonche tutti gli atti e provvedimenti connessi, presupposti e conseguenti, e, in particolare, la deliberazione di G.C. n. 215/2000 e la nota dirigenziale n. 3366 del 2.6.2000. Al riguardo fu dedotto quanto segue: - di aver chiesto al Comune di Avellino l’autorizzazione ex artt. 1 e 3 d.lgs. n. 32/98 ad installare ed esercitare un impianto per la distribuzione automatica di carburante, nonché la concessione edilizia per la costruzione di manufatti accessori (chiosco e pensilina) relativi allo stesso impianto; - che il Comune di Avellino, con provvedimento 22.10.1999, rilasciò la concessione edilizia e, con successivo atto del 29.3.2000, l’autorizzazione c.d. "petrolifera" alla società ricorrente, che non nota dell’11 maggio 2000 comunicò l’inizio dei lavori; - successivamente la società attuale appellante ricevette la nota 2.6.2000 prot. 3366 del Dirigente il Settore Programmazione ed Uso del Territorio con l’allegata deliberazione n. 215 del 23.3.2000 della Giunta Comunale, con la quale fu precisato che con deliberazione n. 82 del 29.5.2000 il Consiglio Comunale aveva adottato la Variante alla Normativa di Attuazione del Piano Comunale di razionalizzazione degli impianti di distribuzione carburanti, e che era vietata la localizzazione di impianti in zone destinate al verde; contestualmente fu dato l’avviso di avvio del procedimento (l. 7 agosto 1990 n. 241 n. 7) di riesame della pratica con invito alla  stessa società di fornire le proprie controdeduzioni. A sostegno del gravame, la ricorrente dedusse i seguenti motivi: 1) Violazione dell’art. 31, penultimo comma, della legge urbanistica 17.8.1942, n. 1150, nel testo modificato dall’art. 10 della legge n. 765/67 ed eccesso di potere per travisamento dei fatti e carenza di motivazione, di istruttoria e dei presupposti, in quanto i provvedimenti impugnati erano stati adottati sul presupposto dell’intervenuta adozione di una variante al piano di razionalizzazione degli impianti di distribuzione carburante da parte del Consiglio Comunale con deliberazione n. 82 del 29.5.2000; tale piano, avente efficacia di modifica ed integrazione del p.r.g. vigente, aveva escluso le zone, classificate F 1.4 (aree a verde) dal p.r.g., da quelle in cui era consentito installare gli impianti in questione e per tale motivo aveva adottato prima il provvedimento di sospensione e poi di decadenza della concessione edilizia ex art. 31, penultimo comma, della l.n. 1150/42, che sarebbe stato invece applicabile solo per i p.r.g. approvati e non anche per quelli semplicemente adottati. Sotto altro profilo, la società ricorrente addusse il mancato accertamento da parte della P.A. resistente dei lavori eseguiti in virtù dei suddetti provvedimenti concessori ed autorizzatori; 2) violazione dell’art. 26 della legge 17.8.1942, n. 1150 e successive modifiche ed eccesso di potere per travisamento dei fatti ed inesistenza degli ulteriori presupposti, addotti a fondamento dell’impugnata ordinanza di sospensione dei lavori e che sarebbero stati in parte estranei alla materia urbanistica-edilizia ed in parte erronei. In particolare : a) l’impianto di cui trattasi non sarebbe sorto su strada Provinciale n. 70 e non sarebbe stata necessaria alcuna autorizzazione della Provincia per l’accesso agli impianti, in quanto la strada sarebbe stata classificata comunale di tipo F, come risultante da attestazione della stessa Amministrazione comunale; b) l’impianto, previo spostamento di 1 mt. del chiosco, avrebbe rispettato la distanza di 10 mt. sancita dalle n.d.a. del piano carburanti; c) la società ricorrente avrebbe ottemperato alla richiesta di presentazione dello studio dettagliato di impatto ambientale con la produzione di una perizia giurata in data 1 marzo 2000; d) la presentazione della di rinuncia e la stipula di una convenzione per l’indennizzo previsto dall’art. 11 del regolamento piano carburanti non avrebbe riguardato strade private. 3) Violazione dell’art. 1 del D.lgs. 11.2.1998, n. 32, per contraddittorietà, in quanto, ai sensi dell’art. l, comma 2, del d.lgs. n. 32/1998 l’autorizzazione sindacale all’installazione ed all’esercizio di impianti per la distribuzione di carburanti avrebbe presupposto la verifica della conformità (della domanda) alle disposizioni del piano regolatore, alle prescrizioni fiscali e a quelle concernenti la sicurezza, nonché la tutela ambientale: pertanto, la PA, avendo proceduto al rilascio dell’autorizzazione ai sensi dell'art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 32/1998, avrebbe già positivamente verificato la sussistenza di tutti i requisiti prescritti; 4) Violazione delle disposizioni di cui al capo III della legge 7.8.1990, n. 241 ed eccesso di potere per manifesta ingiustizia, in quanto il Comune di Avellino non avrebbe rispettato le disposizioni in epigrafe volte ad assicurare la partecipazione della società ricorrente, avendo adottato l’atto impugnato senza rispettare il termine indicato nella richiesta di controdeduzioni; 5) eccesso di potere per contraddittorietà e per difetto di motivazione rispetto al precedente parere favorevole della commissione edilizia. Si costituì in giudizio la resistente Amministrazione, che chiese la reiezione del ricorso, siccome infondato nel merito. Con ordinanza n. 1611, del 3.8.2000 l’adito Tribunale rigettò l’istanza cautelare di sospensione dell’atto impugnato per difetto di interesse, essendo intervenuto il successivo provvedimento di sospensione lavori n. 22178 del 31.7.2000, a firma del Dirigente Pianificazione e Uso del Territorio, a parziale rettifica del precedente provvedimento oggetto della impugnativa. Con motivi aggiunti, notificati il 13.9.2000 e depositati in data 19.09.2000, la società ricorrente chiese l’annullamento, oltre che dei provvedimenti già impugnati, anche della suddetta ordinanza del dirigente del Settore Pianificazione ed Uso del Territorio in data 31.7.2000, prot. 22178 di rettifica del precedente atto del 14.6.2000, con cui si assunse che la suddetta variante al piano carburanti avrebbe costituito non la semplice adozione, ma la definitiva approvazione da parte del Consiglio comunale: con lo stesso atto fu altresì disposta la sospensione dei lavori, che è valida per 90 giorni dall’emissione. A sostegno del gravame furono addotti i seguenti motivi: 1) violazione dell’art. 4 della L. n. 47/85 ed eccesso di potere per inesistenza dei presupposti, in quanto, da un lato, non vi sarebbe stata alcuna violazione da parte della società ricorrente e, sotto altro profilo, non sarebbe stato rispettato il termine di 45 giorni di efficacia dell’atto di sospensione sancite dall’art. 4 L. n. 47/85; 2) violazione dell’art. 31 della L. n. 1150/1942 ed eccesso di potere per travisamento dei fatti, inesistenza dei presupposti, contraddittorietà e sviamento, in quanto il piano sarebbe stato adottato e non approvato, come si assunse nell’atto di rettifica e comunque la statuizione dell’art. 31 sarebbe stata applicabile nei casi di nuove previsioni urbanistiche e non per strumenti di natura diversa. Sotto altro profilo la delibera C.C. n. 82/2000, sancendo il divieto di installazione di impianti in zona F1-4 (Area a verde), sarebbe stata una variante al PRG e quindi sarebbe ne......