LIMITI DEL RICORSO ALLA TRATTATIVA PRIVATA



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REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO N.4890/09 Reg.Dec. N. 1890 Reg.Ric. ANNO   2004 Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello n. 1890 del 2004 proposto dal Consorzio per lo Sviluppo Industriale dell’Area Chieti-Pescara, in persona del rappresentante legale pro-tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Alfonso Vasile ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. Aldo Guglielmi in Roma,via S. Tomaso d’Aquino n.108; contro la Società Cibra Pubblicità s.r.l., in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dall’avv. Francesca Mastroviti e dall’avv. Andrea Manzi ed elettivamente domiciliata presso lo studio dell’ultimo in Roma, via Confalonieri n.5; e nei confronti della Publi Rotorcinque s.r.l., in persona del rappresentante legale p.t., non costituito in giudizio; per l’annullamento della sentenza del Tribunale amministrativo regionale dell’Abruzzo, Sezione staccata di Pescara, n.1032/03 in data 20 novembre 2003, resa tra le parti; visto il ricorso in appello con i relativi allegati; vista la memoria di costituzione della società Cibra Pubblicità s.r.l.; visti gli atti tutti della causa; alla pubblica udienza del 19 maggio 2009, relatore il consigliere Domenico Cafini, uditi l’avv. Vasile e l’avv. Manzi; ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue: F A T T O 1. Con ricorso proposto al T.a.r. dell’Abruzzo, sede di Pescara, la Società Cibra Pubblicità s.r.l. impugnava la deliberazione 14.3.2003, n. 123, con la quale il Commissario del Consorzio per lo sviluppo industriale dell’area Chieti-Pescara aveva esteso anche alle aree dell’agglomerato principale la gestione dell’installazione in esclusiva di attrezzature di arredo urbano riportanti inserti pubblicitari, affidata alla Publi Rotorcinque s.r.l.. con contratto in data 22.5.2001. A sostegno del gravame la ricorrente deduceva censure di violazione degli artt. 3, 4, 6 e 37 del R.D. 18.11.1923, n. 2440, degli artt. 41 e 92 del R.D. 23.5.1924, n. 827 e degli artt. 41 e 97 della Costituzione nonché censure di eccesso di potere sotto vari profili. Nel giudizio si costituivano il Consorzio per lo sviluppo industriale dell’area Chieti-Pescara e la soc. Publi Rotarcinque che si opponevano all’accoglimento del  ricorso. 2. Con la sentenza in epigrafe specificata, l’adito T.a.r. accoglieva il gravame, rilevando, tra l’altro, che il ricorso alla trattativa privata era un mezzo eccezionale utilizzabile solo in ipotesi strettamente consentite e nella osservanza dei limiti e delle condizioni previste dalla normativa, nella specie non sussistenti e non indicati. 3. Avverso tale sentenza ha interposto l’odierno appello il Consorzio per lo sviluppo industriale dell’area Chieti-Pescara che, a suo sostegno, ha dedotto rilievi di “omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine a punti decisivi della controversia, e nel trasferimento dei fatti e poi, nella violazione e falsa applicazione di norme e principi di diritto” Ha sostenuto, in particolare, la parte appellante che le concessioni in uso dei beni pubblici, come quello oggetto della controversia, rimangono disciplinati dall’art. 267 del T.U. della Finanza locale, secondo cui essi devono essere affidati mediante procedure concorsuali, salvo motivate circostanze speciali, la cui mancata indicazione rende illegittimo l’atto di affidamento e che per le concessioni di servizi è consentito anche l’affidamento a trattativa privata nei casi, come nell’ipotesi in esame, di estrema urgenza e di presenza di particolari ragioni tecniche, sicché non può assurgere a vizio di legittimità del provvedimento di concessione impugnato in prime cure la circostanza che l’ente abbia affidato la concessione a trattativa privata in presenza delle ragioni di urgenza e delle necessità tecniche dedotte nel provvedimento stesso.  Non contrasterebbe, peraltro, con tale assunto la disposizione di cui all’art.25, comma 5, L. fin. 27.12.2002, n.289, trattandosi di norma che riguarda esclusivamente “l’acquisto di beni e servizi con conseguenti oneri finanziari per l’ente e che non trova applicazione nei casi in cui (per la P.A) non si verifichi un acquisto con conseguente spesa, disposizione che, comunque, risulta essere stata abrogata dalla successiva L. fin. n. 350 del 2003 (art. 3, comma 166). In ogni......