LIMITI DELLE ATTESTAZIONI "SOA"



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Annullamento di gara in autotutela



































































































N N. 01773/2011REG.PROV.COLL. N. 06448/2010 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso in appello iscritto al numero di registro generale 6448 del 2010, proposto da: PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA, in persona del Presidente della Giunta provinciale in carica, rappresentata e difesa dall'avv. Domenico Barresi, con domicilio eletto presso Giuseppe Leotta in Roma, via Flavio Domiziano, n. 9; contro IMPRESA COSTRUZIONI S.A.S. di Pellicano' Armando e C., in proprio e quale capogruppo mandataria dell’A.T.I. con la Ditta Condina Luigi e Costruzioni Flores Eufemia Srl, in persona del legale rappresentante in carica, non costituita in giudizio; nei confronti di ICOP S.R.L. di Siciliano Antonio, in persona del legale rappresentante in carica, non costituita in giudizio; per la riforma della sentenza del T.A.R. CALABRIA, SEZ. STACCATA DI REGGIO CAL., Sez. I n. 485 del 6 maggio 2010, resa tra le parti, concernente APPALTO PER LAVORI DI SISTEMAZIONE E RIQUALIFICAZIONE DI STRADA;   Visti il ricorso in appello e i relativi allegati; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 14 gennaio 2011 il Cons. Carlo Saltelli e uditi per l’appellante l’avvocato Barresi; Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue.   FATTO 1. L’amministrazione provinciale di Reggio Calabria, con bando pubblicato all’albo pretorio in data 17 marzo 2005, indiceva una gara a procedura aperta per l’appalto dei lavori di sistemazione e riqualificazione della strada Bivio Montalto – Bivio Mastrangelo – Bivio Vocae – Innesto strada S. Luca – Polsi, per un importo complessivo di €. 1.770.491,80, da aggiudicarsi al prezzo più basso, inferiore a quello posto a base di gara, determinato mediante offerta ai prezzi unitari. La commissione di gara, giusta verbale in data 20 aprile 2005, esaminate le 55 offerte pervenute e la relativa documentazione, dato atto che le offerte validamente presentate erano 52, escluse per anomalia 12 offerte, aggiudicava provvisoriamente l’appalto all’A.T.I. Costruzioni s.a.s. – Condina Luigi – Costruzioni Flores Eufemia s.r.l., che aveva indicato un ribasso del 27,450%. Con successiva determinazione in data 22 aprile 2005, tuttavia, la stessa commissione, essendo pervenuta una segnalazione circa il mancato possesso da parte dell’A.T.I. aggiudicataria della certificazione di qualità, puntualmente prevista dalla normativa vigente e dal bando di gara, sospendeva l’aggiudicazione provvisoria, procedendo in autotutela alla revisione della documentazione di gara. All’esito di tale verifica, giusta verbale n. 2 del 26 aprile 2005, l’A.T.I. Costruzioni s.a.s. – Condina Luigi – Costruzioni Flores Eufemia s.r.l. veniva esclusa dalla gara in quanto le imprese mandatarie non possedevano la certificazione di qualità. 2. Il Tribunale amministrativo regionale per la Calabria, con la sentenza n. 485 del 6 maggio 2010, nella resistenza dell’intimata amministrazione provinciale, definitivamente pronunciando sul ricorso proposto dalla ricordata A.T.I. Costruzioni s.a.s. – Condina Luigi – Costruzioni Flores Eufemia s.r.l. avverso il provvedimento di esclusione dalla gara ed il rigetto della richiesta di riesame dello stesso, lo accoglieva ed annullava gli atti impugnati. I primi dichiaravano infatti di aderire ad un recente indirizzo giurisprudenziale secondo cui, era illegittimo precludere la partecipazione alle gare a raggruppamenti orizzontali comprendenti imprese qualificate per classifiche I e II (per le quali non era obbligatorio il possesso del requisito della qualità), che intendessero assumere lavori per importi corrispondenti alla propria qualifica: ciò in quanto, diversamente opinando, per un verso, le imprese qualificate per le classifiche più basse (I e II) non avrebbero giammai potuto associarsi per eseguire lavori di importo superiore alla II classifica, mentre, per altro verso, la certificazione di qualità per tali imprese diventerebbe di fatto obbligatorio; ciò senza contare che in tal modo sarebbe stata anche frustata la stessa finalità dell’istituto dell’associazione temporanea di impresa. Veniva peraltro dichiarata tuttavia inammissibile la domanda risarcitoria, non essendo stata dimostrazione del danno subito, giacché non era stata provata né l’avvenuta esecuzione del contratto e tanto meno intervenuta l’aggiudicazione definitiva dell’appalto. 3. Avverso tale sentenza ha ritualmente e tempestivamente proposto appello la Provincia di Reggio Calabria, sostenendo l’erroneità dell’assunto dei primi giudici, non supportato né dalla giurisprudenza invocata (C.d.S., sez. V, n. 4557/2009), né dall’avviso dell’Autorità di vigilanza (n. 29/2002). In particolare, secondo l’amministrazione appellante, costituendo la certificazione di qualità un requisito tecnico mirante ad assicurare che l’impresa svolga l’appalto secondo un livello minimo di prestazioni accertate da un organismo qualificato, secondo parametri rigorosi a livello europeo, tale requisito potrebbe essere frazionabile solo se l’impresa è in possesso dell’attestato UNI EN ISO 9000, indipendentemente dalla classificazione cui essa è legata, dalla III alla VIII, laddove la frazionabilità del predetto requisito di qualità sulla base della semplice qualificazione SOA posseduta dall’impresa, si porrebbe in contrasto con l’interesse della stazione appaltante di assicurare un certo livello di prestazioni richieste tutelato dal legislatore, dovendo ammettersi che le imprese costituite in associazione orizzontale senza possedere la pur minima garanzia dell’organizzazione complessiva sarebbero abilitate all’assunzione di obblighi per appalti di importo superiore ad €. 516.447; d’altra parte, sempre secondo l’appellante......