LIMITI DI ETÀ NEI CONCORSI



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N N. 01284/2010 REG.DEC. N. 05267/2009 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) ha pronunciato la presente   DECISIONE Sul ricorso numero di registro generale 5267 del 2009, proposto da: Comune di Roma, rappresentato e difeso dall'avv.Giorgio Lesti, domiciliata per legge in Roma, via del Tempio di Giove 21; contro Cerrito Gianna, rappresentato e difeso dall'avv. Giovanni Bonaccio, con domicilio eletto presso Giovanni Bonaccio in Roma, piazza Attilio Friggeri, N.18; nei confronti di Rossi Manuela; per la riforma della sentenza del TAR LAZIO - ROMA :Sezione II n. 04412/2009, resa tra le parti, concernente della sentenza del Tar Lazio - Roma :sezione Ii n. 04412/2009, resa tra le parti, concernente ESCLUSIONE CONCORSO PUBBLICO TITOLI ED ESAMI 300 POSTI ISTRUTTORE POLIZIA MUNIC...   Visto il ricorso in appello con i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio di Cerrito Gianna; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 24 novembre 2009 il Cons. Marco Lipari e uditi i difensori delle parti come da verbale di udienza; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:   FATTO e DIRITTO La sentenza impugnata ha respinto il ricorso proposto dalla parte interessata, odierna appellata e ricorrente in primo grado, per l’annullamento dei seguenti provvedimenti, adottati dal Comune di Roma: 1) nota in data 23 aprile 2008, n. 34235, recante la comunicazione dell’esclusione della parte ricorrente in primo grado dal concorso pubblico, per titoli ed esami, per il conferimento di n. 300 posti di Istruttore di Polizia Municipale – categoria C (posizione economica C1), indetto con determinazione dirigenziale 21 ottobre 2005, n. 2061; 2) determinazione dirigenziale 18 aprile 2008, n. 768, avente ad oggetto l’esclusione e l’ammissione con riserva di alcuni candidati, lo scioglimento in senso positivo della riserva nei confronti di altri candidati e l’approvazione definitiva della graduatoria della procedura concorsuale di cui al punto 1); 3) bando pubblicato il 25 ottobre 2005, riguardante il concorso di cui al punto 1, nella sola parte in cui l’atto fissa il requisito massimo dell’età per la partecipazione al concorso ad anni 36; 4) regolamento per l’accesso al profilo professionale di Istruttore di Polizia Municipale – categoria C (posizione economica C1), approvato con deliberazione 12 ottobre 2005, n. 527, nella parte relativa alla previsione del limite massimo di età per l’ammissione al concorso. Il comune appellante deduce l’infondatezza e l’inammissibilità dell’originario ricorso, criticando analiticamente la sentenza impugnata. La parte appellata resiste al gravame. L’appello è infondato. In linea di fatto, è utile evidenziare che, con bando pubblicato in data 25 ottobre 2005, il Comune di Roma ha indetto una procedura concorsuale, per titoli ed esami, per il conferimento di n. 300 posti di Istruttore di Polizia Municipale, categoria C, posizione economica C1. L’art. 1 del bando prevede, tra i requisiti soggettivi di ammissione, da possedersi alla data di scadenza del termine stabilito per la presentazione della domanda di partecipazione (pacificamente individuato alla data del 24 novembre 2005), quello della età “non superiore a 36” anni, limite poi elevato per i particolari casi previsti (matrimonio, figli viventi, servizio di leva). La parte appellata ha partecipato al concorso e ha superato tutte le prove (preselettiva, scritta ed orale) della procedura. Successivamente, tuttavia, la parte interessata è stata esclusa dalla graduatoria definitiva, perché, a dire dell’amministrazione, alla data del 24 novembre 2005, aveva superato il limite massimo di età previsto dal bando, senza diritto all’elevazione. In sostanza, secondo il comune di Roma, la clausola del bando relativa al limite massimo di età, va intesa nel senso che al concorso non possono essere ammesse le persone le quali, alla data del 24 novembre 2005, abbiano un’età comunque superiore, anche per un solo giorno, al “compimento” dei 36 anni di età: vale a dire i soggetti che siano nati dopo la mezzanotte del 24 novembre 1969. La determinazione di esclusione dalla graduatoria concorsuale è stata adottata sulla base di un parere reso dall’Avvocatura comunale, in data 17 aprile 2008, che ha condiviso l’avviso espresso dal Dipartimento comunale autore del quesito. Secondo l’Avvocatura municipale, qualora determinati effetti giuridici siano ricollegati al compimento di una data età, “essi decorrono dal giorno successivo a quello del genetliaco considerato”. L’amministrazione appellante, contestando analiticamente la pronuncia di accoglimento del TAR, sostiene, in primo luogo, l’inammissibilità e l’improcedibilità del ricorso di primo grado, in quanto, a suo dire, il bando di concorso, che fissa il requisito dell’età massima per la partecipazione al concorso, avrebbe dovuto essere impugnato immediatamente e non dopo l’adozione del provvedimento di esclusione. La censura è destituita di pregio. Va premesso che l’argomento centrale delle doglianze articolate dalla parte interessata in primo grado muove proprio dall’assunto che il comune abbia erroneamente applicato le clausole della lex specialis della procedura concorsuale. Per altro verso, il ricorso di primo grado risulta comunque ammissibile anche nella parte in cui esso censura specificamente il bando di concorso. Infatti, la contestata prescrizione del bando, seppure riferita ad un requisito soggettivo di partecipazione, con carattere “escludente”, presenta margini di incertezza ed equivocità, come sottolineato dalla sentenza del TAR, giustificando l’impugnazione congiunta dell’atto generale insieme al conseguente atto applicativo. Fino al momento della concreta esclusione dalla procedura concorsuale, infatti, il candidato di età compresa tra i 36 e i 37 anni compiuti non aveva alcuna sicurezza della lettura interpretativa del bando che l’amministrazione avrebbe seguito. A tacer d’altro, l’incertezza emerge dalla circostanza che proprio l’amministrazione comunale, prima di assumere le proprie determinazioni definitive, ha ritenuto necessario acquisire uno specifico parere legale sul significato della prescrizione. Trova quindi applicazione il consolidato indirizzo giurisprudenziale secondo cui l’onere di immediata impugnazione delle clausole “escludenti” dei bandi di gara o di concorso non sussiste qualora si tratti di contestare prescrizioni formulate in modo equivoco. In tali eventualità, la lesione dell’interessato si manifesta solo con l’adozione dell’atto applicativo, con cui l’amministrazione evidenzi la propria opzione per una determinata lettura interpretativa della lex specialis della procedura. Nel merit......