LUNGHEZZA RELAZIONE TECNICA RISPETTO ALLE PRESCRIZIONI DEL BANDO



(continua a leggere)


Bilanci di previsione 2011: termine al 30-6-2011



































































































N N. 01080/2011REG.PROV.COLL. N. 05627/2010 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 5627 del 2010, proposto da: Tre Esse Italia s.r.l., rappresentata e difesa dall'avv. Francesco A. Caputo, con domicilio eletto presso l’avv. Francesco A. Caputo in Roma, via Ugo Ojetti n. 114; contro Comune di Terracina, rappresentato e difeso dall'avv. Lina Vinci, con domicilio eletto presso l’avv. Elena Stella Richter in Roma, viale Mazzini, n.11; nei confronti di I.C.A. - Imposte Comunali Affini - s.r.l., rappresentata e difesa dagli avv. Laura Palasciano, Fabrizio Violante e Mario Sanino, con domicilio eletto presso l’avv. Mario Sanino in Roma, viale Parioli n. 180; CERIN s.r.l.; AIPA s.p.a.; per la riforma della sentenza del T.A.R. LAZIO - SEZ. STACCATA DI LATINA: SEZIONE I n. 00644/2010, resa tra le parti, concernente AFFIDAMENTO GESTIONE SERVIZIO ACCERTAMENTO E RISCOSSIONE DELL'IMPOSTA COMUNALE SULLA PUBBLICITA'   Visti il ricorso in appello e i relativi allegati; Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di Terracina e di I.C.A. s.r.l.; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 9 novembre 2010 il Cons. Angelica Dell'Utri e uditi per le parti gli avvocati Caputo, Lentini, su delega dell' avv. Vinci, e Sanino; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.   FATTO Con atto inoltrato per la notifica il 21 giugno 2010 e depositato il 22 seguente la Tre Esse Italia s.r.l., quarta classificata nella gara indetta dal Comune di Terracina per l’affidamento della “gestione del servizio per l’accertamento e la riscossione dell’imposta comunale sulla pubblicità, dei diritti sulle pubbliche affissioni, del canone occupazione spazi ed aree pubbliche”, ha appellato la sentenza 28 aprile 2010 n. 644 del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione staccata di Latina, sezione prima, con la quale è stato in parte respinto ed in parte dichiarato inammissibile il suo ricorso, con motivi aggiunti, avente ad oggetto l’aggiudicazione della gara in favore della ICA s.r.l., i sottostanti verbali di gara, in parte qua il bando (punto 3.3.1, letto in relazione al successivo punto 3.3.3, ed all. B) ed il disciplinare tecnico o capitolato, nonché per la declaratoria di inefficacia/caducazione del relativo contratto ed il risarcimento del danno. A sostegno dell’appello ha dedotto: i.- Sull’asserita inammissibilità/tardività. I.- Error in procedendo ed in judicando dei primi giudici nel ritenere “tardiva” la censura contenuta nel secondo atto di motivi aggiunti relativamente al p. 3.4 del disciplinare di gara. Violazione dell’art. 112 c.p.c. (principio “chiesto e pronunciato”) e assoluto travisamento e precaria istruttoria nella disamina della censura stessa. Disallineamento ai principi desumibili dall’Ad. pl. n. 1/03 e a tuttoggi di pedissequa indicazione applicativa. La censura, concernente non la prefissazione di un minimo garantito ma l’inosservanza della prescrizione da parte di ICA, era tempestiva in quanto dedotta in termini rispetto all’aggiudicazione e relativa a clausola non preclusiva della partecipazione, da impugnarsi dunque unitamente all’atto applicativo. Il TAR non ha esaminato nel merito la censura stessa, né quella, connessa, concernente l’illegittima facoltà in base alla quale l’omissione è stata ritenuta irregolarità formale non passibile di esclusione. ii.- Sull’asserita infondatezza della censurata introduzione postuma di sub criteri. II.- Error in judicando: eccesso di potere giustiziale dei primi giudici nell’aver considerato irrilevante l’introduzione postuma di “elementi ritenuti rilevanti” dalla stessa commissione di gara con cui si è intervenuti rispetto ad uno scarto non appropriato fra la soglia minima e massima di valutazione precedentemente previsto nel bando per quanto attiene agli elementi di valutazione della componente tecnica dell’offerta. Al punto 3.3.1 del bando, sezione “disciplinare”, riguardante il criterio di valutazione tecnica “organizzazione del servizio” a cui sono riservati p. 50/100, sono indicati i singoli aspetti del criterio ma alcuna specificazione viene data circa l’assegnazione dei rispettivi sub criteri e relativi sub punteggi, limitandosi il successivo punto 3.3.3 a suddividere il punteggio in base al giudizio (scarso, sufficiente, discreto ed ottimo) ed a prevedere la “insindacabilità” di tale giudizio. I criteri di aggiudicazione non sono quindi dettagliati, in violazione dell’art. 53 e del considerando 46 della direttiva 2004/18/CE e degli artt. 83 e 30, u.c., del d.lgs. n. 163 del 2006. Né la carenza è legittimamente colmata, anzi è aggravata, dalla scomposizione del criterio in cinque “elementi ritenuti rilevanti” da parte della commissione, avente portata innovativa-costitutiva e non puramente complementativa-specificativa ed ora comunque preclusa dall’innovato – alla stregua dei principi comunitari - testo del cit. art. 83; e neppure è colmata dal rinvio del bando al disciplinare tecnico, nel cui articolato non si rinvengono specificazioni e chiarificazioni del criterio di bando in parola. iii.- Sulla reiezione delle censure afferenti la mancata esclusione delle tre concorrenti che hanno preceduto la società appellante. iii.i.- relativamente alla soc. ICA. III.- Error in judicando dei primi giudici nel ritenere assolto l’onere, da parte dell’aggiudicataria, di corredare i giustificativi preventivi con le voci di prezzo, così come prescritto dall’art. 86, comma 5, primo periodo d.lgs. 163/06, letto in combinato disposto con la penalità di esclusione di cui alla sezione 3, punto 3.1, del bando di gara. Eccesso di potere giustiziale per aver considerato il documento datato 23.03.09 quale esatto onere di assolvimento (p. 14.a della sentenza). I giustificativi preventivi della ICA non sono stati corredati dalle voci di prezzo, come imposto dall’art. 86, co. 5 (ora abrogato), del d.lgs. n. 163 del 2006, sicché il giudizio della commissione, espresso in un unico rigo, appare labile e laconico. Al contrario, il TAR ha ritenuto che l’onere consistesse nell’allegare all’offerta economica i relativi elementi giustificativi e che tale onere fosse stato assolto con la nota datata 23 marzo 2009 dell’amministratore unico dell’ICA. Per “voci di prezzo” si intendono indiscutibilmente i dati numerici che concorrono a formare le singole componenti dell’offerta e non certo le argomentazioni descrittive di cui alla detta nota. IV.- Mancata pronuncia dei primi giudici in ordine alla censura afferente alla incongruenza e precarietà del giudizio di verifica di anomalia adottato dalla commissione giudicatrice (ancora p. 1......