MANCATO GODIMENTO DI FERIE



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COMPILAZIONE E SCADENZE MOD. 770/2007 SEMPLIFICATO



































































































                        REPUBBLICA ITALIANA                           N. REG.DEC.4437/07                 IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                           N. 7989 REG.RIC. Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale   Quinta  Sezione       ANNO 2001 ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello n.7989 del 2001,  proposto dal Dr. Domenico PIETROPAOLO, nato a Reggio Calabria il 22 settembre 1935 (C.F. PTR DNC 35P22 H224W), rappresentato e difeso dagli Avv.ti Alberto Panuccio ed Arnaldo Postorino, con domicilio eletto presso lo studio del primo, in Roma, Via Sistina n. 121; contro l’AMMINISTRAZIONE  PROVINCIALE di REGGIO  CALABRIA, in persona del Presidente in carica, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Prof Aldo Tigano, con domicilio eletto in Roma, via Cola di Rienzo n. 180, presso lo studio dell’Avv. Alberto Marchetti per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria – Sezione staccata di Reggio Calabria – n. 1528/2000 del 29 settembre 2000;             Visto il ricorso con i relativi allegati;             Visto l'atto di costituzione in giudizio della Provincia di Reggio Calabria;             Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;             Visti gli atti tutti della causa;             Relatore, alla pubblica udienza del 30 gennaio 2007, il Consigliere Chiarenza Millemaggi Cogliani; udito!Fine dell'espressione imprevista, altresì, l’avv. Notarnicola per delega dell’avv. Panuccio;             Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue: F  A  T  T  O             1. Con sentenza n. 1528/2000 del 29 settembre 2000, la Sezione staccata di Reggio Calabria del Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria – decidendo il ricorso (r.r.n. 407/1995) del Dr. Domenico Pietropaolo, già dipendente dell’Amministrazione Provinciale del capoluogo calabrese, in possesso della 2^ qualifica dirigenziale, collocato a riposo, per raggiunti limiti di servizio, all’1 luglio 1991 – lo ha respinto, per la parte relativa alla pretesa corresponsione dei compensi per lavoro straordinario in eccedenza e  delle indennità di funzioni di coordinamento non goduti e lo accoglieva, al contrario per la parte relativa alla monetizzazione delle ferie non godute, condannando l’Amministrazione al pagamento dei relativi importi aumentati di rivalutazione monetaria ed interessi senza applicazione del divieto di cumulo stante l’anteriorità del credito rispetto alla data del 31 dicembre 1994.             Avverso l’anzidetta sentenza ha proposto appello principale il ricorrente in primo grado, per la parte reattiva, criticamente considerando la decisione impugnata, sulla considerazione che – quanto al lavoro straordinario in eccedenza – il “confronto sindacale” sul limite massimo individuale, per l’anno 1990, doveva essere presunto dalle posizioni sindacali assunte nei precedenti anni e che, per ciò che concerne l’indennità per funzioni di coordinamento, dovrebbe tenersi conto che il dirigente in questione, inquadrato nella 2^ qualifica dirigenziale, con deliberazione n. 1266/1991 (in applicazione dell’art. 38 D.P.R. n. 333/1990) con assegnazione del coefficiente massimo per le funzioni di coordinamento (100%), le avrebbe sempre svolte di fatto, non essendosi concretato l’incarico in atti formali soltanto per la disfunzione organizzativa in forza della quale la vecchia pianta organica del 1934 non sarebbe mai stata formalmente adeguata, malgrado che, di fatto, la struttura fosse stata riorganizzata in conformità alle mutate esigenze.             Il vizio della sentenza impugnata si concreterebbe, nel primo caso, nel non avere tenuto conto, il giudice di primo grado, degli elementi presuntivi desumibili dalla pregressa presa di posizione sindacale e, nel secondo caso, nell’aver sottovalutato l’effettivo espletamento delle mansioni, in rapporto alle disfunzioni del sistema, determinate dalla violazione, da parte della Provincia, degli obblighi di legge in tema di ristrutturazione dell’assetto organizzativo dell’Ente.             E’ chiesta, pertanto, la riforma della sentenza appellata nel senso dell’accoglimento integrale del ricorso di primo grado.             3. A sua volta la Provincia di Reggio Calabria, oltre  a costituirsi in giudizio per resistere all’impugnazione, ha anche proposto appello incidentale autonomo, ritualmente notificato, per chiedere la riforma del capo di accoglimento, relativo alla monetizzazione delle ferie non godute.             Il giudice di primo grado sarebbe incorso in errore, in quanto avrebbe omesso di considerare che il mancato godimento delle ferie non sarebbe dipeso da fatto imputabile all’Amministrazione, né, in contrario, sarebbero stati forniti, dal dirigente, elementi probatori.             4. Successivamente la causa, chiamata alla pubblica udienza del 30 gennaio 2007, è stata trattenuta in decisione. D  I  R  I  T  T  O             1. Si verte in tema di pretese patrimoniali di dipendente provinciale collocato a riposo con il possesso della 2^ qualifica dirigenziale.             L’appellante principale mira a vedersi riconosciuti, in riforma della sentenza appellata, i compensi per il lavoro straordinario da lui prestato nell’anno 1990 in qualità di Capo di gabinetto del Presidente, in eccesso sulle 200 ore annue e l’indennità per le funzioni di coordinamento; l’appellante incidentale, a sua volta, oltre a resistere all’appello, chiede,  autonomamente, la riforma della sentenza in esame per la parte in cui accoglie la domanda di monetizzazione delle ferie non godute in assenza di prova sulla ascrivibilità all’Amministrazione del mancato godimento.            2.1. L’appello principale è infondato.             2.2. Nel sistema fissato dall’art. 16 del D.P.R. 13 maggio 1987 n. 268 – che impone  limiti di natura sostanziale e quantitativa al lavoro straordinario svolto dai dipendenti degli enti locali -  l'individuazione dei casi nei quali “per esigente eccezionali - debitamente motivate in relazione all'attività di diretta assistenza agli organi istituzionali riguardanti un numero di dipendenti non superiore al 2% dell'organico o per fronteggiare eventi o situazioni di carattere straordinario - il limite massimo individuale può essere superato” (nel rispetto comunque del monte ore complessivo fissato dal comma 3 dello stesso articolo) è affidato ad un meccanismo procedurale che muove dal  “confronto con le organizzazioni sindacali”, e sfocia, necessariamente, in un atto finale e conclusivo, la cui esistenza non può meramente presumersi  sulla base di quanto verificatosi in precedenti esercizi, in quanto, in ogni caso, deve esservi, alla base, un processo di programmazione e di ripartizione delle risorse finanziarie a disposizione dell'ente nell’esercizio finanziario al quale l’autorizzazione si riferisce, cosicché è anche del tutto indifferente che in precedenza il superamento del monte orario individuale sia stato sempre autorizzato ed, anzi, la circostanza che in un determinato anno il procedimento non sia stato posto in essere è sintomatico non già di una volontà implicita di confermare l’autorizzazione, bensì, in senso contrario, di negarla anche se non può essere escluso che le organizzazioni sindacali, se previamente sentite, avrebbero confermato l’orientamento favorevole espresso in precedenti annualità.             Il giudice di primo grado ha dunque correttamente fatto applicazione della norma che disciplina la materia e dell’orientamento giurisprudenziale, anche recentemente confermato (per tutte, Cons. Stato, Sez. V, 29 agosto 2006 , n. 5057), che ha avuto modo di evidenziare la  rigidità del sistema, sottolineata dall’istituto compensativo previsto dal comma 7 dello stesso articolo, nonché dal meccanismo di programmazione e copertura finanziaria cui l’autorizzazione, in ogni caso, soggiace.