MANCATO RILASCIO DI CONCESSIONE



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Bandi di gara , finanza di progetto, procedura, negoziata



































































































                              REPUBBLICA ITALIANA                                 N. 87/03 REG.DEC.                   IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                                           N.9310 REG.RIC. Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale,   Quinta  Sezione           ANNO 2000 ha pronunciato la seguente decisione sul ricorso in appello n. 9310/2000 proposto dal Comune di Ostuni, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avv. Pietro Quinto ed elettivamente domiciliato presso Gian Marco Grez in Roma, Lungotevere Flaminio n.46; CONTRO La Pineta s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avv. Gabriella Spata ed elettivamente domiciliata presso il Cav. Luigi Gardin in Roma, Via L. Mantegazza n.24; per l’annullamento della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, Sez. di Lecce, n.3140/00 in data 7.6/7.7.2000; Visto l’atto di appello con i relativi allegati; Visto l’atto di costituzione della Pineta s.r.l.; Viste le memorie difensive depositate dalle parti; Visti gli atti tutti della causa; Alla pubblica udienza del 22 ottobre 2002, relatore il consigliere Carlo Deodato, uditi i difensori delle parti; Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue: FATTO Con ricorso proposto dinanzi al T.A.R. della Puglia, Sez. di Lecce, La Pineta s.r.l. denunciava l’illegittimità del silenzio serbato dal Comune di Ostuni in ordine alla propria diffida, in data 20.11.1998, intesa ad ottenere il rilascio delle concessioni edilizie in sanatoria, richieste con istanza del 24.3.1992, in esecuzione della decisione del Presidente della Repubblica del 10.3.1998 con cui, in accoglimento del ricorso straordinario proposto dalla società ricorrente, erano stati annullati i dinieghi di sanatoria opposti dall’Ente resistente alla predetta domanda. Contestualmente all’accertamento dell’illegittimità del silenzio-rifiuto, La Pineta s.r.l. domandava la declaratoria della spettanza a sé dell’assenso alle concessioni edilizie di cui all’istanza del 24.3.92 e la condanna dell’Amministrazione Comunale al risarcimento dei danni. Non si costituiva in giudizio il Comune di Ostuni. Con ordinanza n.222/99 il T.A.R. concedeva la misura cautelare richiesta dalla ricorrente e con successivo provvedimento camerale del 15.7.99, preso atto della persistente inottemperanza dell’Amministrazione al primo ordine giurisdizionale, nominava un Commissario ad acta che provvedeva a rilasciare alla ricorrente la concessione in sanatoria per le opere realizzate sui lotti G19 e G20 e la concessione per i lavori di completamento, a condizione della previa acquisizione dell’autorizzazione prevista dall’art.151 del Decreto Legislativo n.490 del 1999. Con la decisione n.3140/2000 in data 7.6/7.7.2000 il T.A.R. accoglieva tutte le domande proposte dalla ricorrente e, per l’effetto, dichiarava l’illegittimità del silenzio-rifiuto, confermava definitivamente i provvedimenti adottati dal Commissario ad acta, accertava la spettanza alla società istante delle concessioni edilizie richieste con la domanda del 24.3.92 e condannava il Comune di Ostuni al risarcimento dei danni patiti dalla società La Pineta in conseguenza dell’illegittima inibizione, per il tempo di circa otto anni, dell’esercizio dello jus aedificandi, stabilendo, al contempo, i criteri per la determinazione del quantum ai sensi dell’art.35 D. Lgs. n.80/1998. Avverso tale decisione proponeva rituale appello il Comune di Ostuni, contestando la correttezza della statuizione impugnata relativamente al capo confermativo dei provvedimenti adottati dal Commissario ad acta ed a quello di condanna al risarcimento dei danni e domandandone l’annullamento. Resisteva La Pineta, rilevando l’infondatezza, in fatto ed in diritto, dell’appello ed invocandone la reiezione. Alla pubblica udienza del 22 ottobre 2002 il ricorso veniva trattenuto in decisione. DIRITTO 1.- Prima di procedere alla disamina delle singole questioni sollevate con il ricorso appare opportuno ribadire che, con la decisione appellata, è stata accertata l’illegittimità del silenzio-rifiuto, sono stati confermati i provvedimenti adottati dal Commissario ad acta, nominato per l’attuazione dell’ordinanza cautelare, è stata dichiarata la spettanza a “La Pineta s.r.l.” delle concessioni edilizie richieste con istanza del 24.3.1992 ed è stato condannato il Comune di Ostuni al risarcimento dei danni patiti dalla società ricorrente in conseguenza dell’illecita inibizione dell’esercizio del suo diritto a costruire, secondo i criteri di determinazione del quantum debeatur contestualmente stabiliti ai sensi dell’art.35 D. Lgs. n.80/98. Come si vede, la statuizione impugnata si compone di diversi capi che, per la diversità dei presupposti accertamenti e del relativo contenuto dispositivo, vanno giudicati tra loro autonomi ai fini della definizione della materia controversa nel giudizio d’appello. Chiarita, infatti, l’indipendenza delle distinte statuizioni contenute nella sentenza appellata, occorre rilevare che il capo della decisione relativo all’accertata illegittimità del silenzio-rifiuto opposto dall’Amministrazione all’istanza presentata da “La Pineta” in data 24.3.92 non è stato specificamente impugnato dall’Ente ricorrente e che, quindi, lo stesso deve intendersi passato in giudicato ai sensi dell’art.329 II comma c.p.c., per acquiescenza parziale. Le medesime considerazioni possono essere svolte con riguardo all’accertamento relativo alla spettanza delle concessioni edilizie sotto il profilo della compatibilità urbanistica dei progetti originariamente sottoposti all’approvazione comunale (e successivamente rifiutata con provvedimenti definitivamente annullati). Rileva, al riguardo, il Collegio che, nel caso di contestuale pronuncia su più domande che, ancorchè connesse, presentano una valenza sostanziale autonoma e risultano, perciò, fondate su censure od argomenti tra loro indipendenti, il principio del limitato effetto devolutivo dell’appello (tantum devolutum quantum appellatum) esige che con l’atto di impugnazione vengano specificamente criticate tutte le parti della decisione riferibili alle questioni relative ad ognuna delle domande e che l’omessa esplicita contestazione con l’appello di uno o più capi implica, in applicazione del II comma dell’art.329 c.p.c., l’acquiescenza alle parti non impugnate (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 10 settembre 1999, n.1434). Posto, pertanto, che, nel caso di specie, le questioni della illegittimità del silenzio-rifiuto e della spettanza dei titoli edilizi, sotto il profilo della compatibilità urbanistica dei relativi progetti, si appalesano del tutto indipendenti dalle contestazioni rivolte contro il capo della conferma dei provvedimenti del Commissario ad acta e contro quello di condanna al risarcimento dei danni e che, nei riguardi delle parti della motivazione con cui il silenzio è stato giudicato illegittimo e le concessioni edilizie sono state ritenute atti dovuti, in quanto compatibili con il P.R.G., non risulta formulata alcuna specifica critica nell’atto di appello, gli anzidetti capi della decisione impugnata devono ritenersi passati in giudicato o, comunque, estranei al thema decidendum dell’appello, circoscritto, come noto, alla cognizione delle questioni dedotte dall’appellante mediante l’enunciazione di specifici motivi (Cons. Stato, Sez. IV, 25 luglio 2001, n.4077). Nell’atto di appello vengono, invece, specificamente criticate le statuizioni relative ai provvedimenti adottati dal Commissario ad acta nella fase cautelare del giudizio di primo grado ed alla pretesa risarcitoria formulata da “La Pineta”. 2.- Il primo capo della decisione investito dall’impugnazione viene criticato sia con riferimento alla dedotta inammissibilità dell’esecuzione dell’ordinanza cautelare con le forme del giudizio di ottemperanza sia con riguardo alla contestata legittimità delle determinazioni attuative assunte dal Commissario ad acta. 2.1- Sotto il primo profilo, il Comune appellante lamenta l’irritualità della nomina del Commissario ad acta per l’esecuzione dell’ordinanza cautelare e della successiva conferma, con la sentenza, dei provvedimenti da quello adottati, sostenendo che la possibilità di procedere all’attuazione delle ordinanze cautelari, rimaste ineseguite, con le modalità stabilite dall’art.27 c.1 numero 4) del R.D. 26 giugno 1924, n.1054 è stata introdotta nell’ordinamento dall’art.3 L. 21 luglio 2000, n.2......