MODALITÀ INNOVATIVE DEL PROCESSO AMMINISTRATIVO



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Trasferimenti erariali 2011



































































































N N. 01205/2011 REG.PROV.COLL. N. 00530/2011 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Terza) ha pronunciato la presente SENTENZA ex artt. 60 e 74 cod. proc. amm.; sul ricorso numero di registro generale 530 del 2011, proposto da: LETIZIA NATALE, rappresentata e difesa dall’avv. Guglielmo Panucci, domiciliato ai sensi dell’art. 25 c.p.a. c/o la Segreteria del Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia, via Corridoni n. 39 - Milano; contro MINISTERO DELL’INTERNO - QUESTURA DI PAVIA, rappresentato e difeso dall’Avvocatura dello Stato, presso i cui uffici è domiciliato ex lege in Milano, via Freguglia n. 1; nei confronti di ANDREA FERRARIS, non costituito in giudizio; per l’annullamento - del provvedimento di ammonimento n.243/2010/Anticr. emesso, ai sensi dell’art. 8 D.L. n. 11/2009, conv. nella L. 38/2009, dal QUESTORE DELLA PROVINCIA DI PAVIA; - nonché di ogni atto presupposto, connesso e consequenziale;   Visti il ricorso e i relativi allegati; Visti gli atti di costituzione in giudizio di MINISTERO DELL’INTERNO e di QUESTURA DI PAVIA; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nella camera di consiglio del giorno 14 aprile 2011 il dott. Dario Simeoli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.   FATTO e DIRITTO 1. Con ricorso depositato il 18 febbraio 2011, la ricorrente ha impugnato il decreto di ammonimento adottato del Questore di Milano, ex artt. 7 e 8 della Legge 38/2009, in ragione dell’asserito compimento di atti persecutori nei confronti del figlio ANDREA FERRARIS. La ricorrente ha chiesto al Tribunale di disporne l’annullamento, previa sua sospensione incidentale, perché viziato da eccesso di potere e violazione di legge. Si è costituito in giudizio il MINISTERO DELL’INTERNO, chiedendo il rigetto del ricorso. All’esito dell’istruttoria svolta e dell’interrogatorio libero delle parti, sul contraddittorio così istauratosi, la causa è stata discussa nella camera di consiglio del 14 aprile 2011. 2. Ritiene il Collegio che il giudizio possa essere definito con sentenza in forma semplificata, emessa ai sensi dell'art. 60 c.p.a., adottata in esito alla camera di consiglio per la trattazione dell’istanza cautelare, stante l’integrità del contraddittorio, l’avvenuta esaustiva trattazione delle tematiche oggetto di giudizio, nonché la mancata enunciazione di osservazioni oppositive delle parti, rese edotte dal Presidente del Collegio di tale eventualità. 3. Nel corso dell’udienza camerale del 2 marzo 2011, la ricorrente, presente nella camera di consiglio al fianco del suo avvocato, aveva espresso la volontà di conferire con il suo Giudice. Tale richiesta, unitamente alla estrema particolarità della fattispecie, ha indotto il Collegio, dopo attenta riflessione, a disporre l’interrogatorio libero delle parti costituite dal momento che, nelle produzioni allegate in atti, sono comprese numerose dichiarazioni scritte che possono essere più compiutamente apprezzate attraverso l’audizione orale della ricorrente e di un rappresentante dell’amministrazione. Trattandosi di mezzo istruttorio estraneo alla tradizione del processo amministrativo, ritiene il Collegio di richiamare in sentenza brevi considerazioni (già svolte nell’ordinanza istruttoria) sulla sua natura e ammissibilità nel quadro del nuovo codice del processo amministrativo. 3.1. Le dichiarazioni rese in sede d’interrogatorio libero rivestono un ruolo probatorio “suppletivo” e “indiziario”, non potendo le risposte date nel corso del suo svolgimento avere valore di confessione, né essere apprezzate nella loro isolatezza quali elementi di piena prova; piuttosto, la loro deduzione fornisce al Giudice motivi sussidiari di convincimento per corroborare o disattendere le prove già acquisite al processo. Pur con i predetti limiti, l’interrogatorio libero costituisce un importante ausilio alla chiarificazione e precisazione delle allegazioni di fatto contenute negli scritti difensionali, specie nelle controversie in cui solo il “contatto” con le parti può fornire indispensabili elementi “sensitivi” di convincimento ai fini del riscontro e della valutazione delle prove (in specie, documentali) già acquisite. Il colloquio informale, altresì, può consentire al Giudice di comprendere in maniera più esauriente i termini reali delle operazioni economiche e dei meccanismi tecnici celati dietro il linguaggio specialistico utilizzato, facilitando allo stesso tempo l’espunzione dal thema probandum dei fatti non oggetto di specifica contestazione e per i quali il deducente può essere assolto ab onere probandi. 3.2. L’interrogatorio libero, a parere del Collegio, è mezzo istruttorio che, senza aprire “crepe” di sistema, si iscrive armonicamente nelle trame dell’attuale ordinamento processuale amministrativo. Il previgente regime processuale (art. 44 t.u. Cons. Stato r.d. 26 giugno 1924 n. 1054; art. 25 reg. 17 agosto 1907 n. 642; in materia edilizia, art. 16 l. 28 gennaio 1977 n. 10) non contemplava, nel giudizio amministrativo di legittimità, le prove orali dell’interrogatorio libero o formale, del giuramento decisorio e delle testimonianze (cfr. Corte Cost. n. 251/1989 che aveva disatteso la questione di costituzionalità della mancata previsione della prova testimoniale nel processo amministrativo di legittimità; diversamente, in sede di giurisdizione esclusiva per controversie attinenti a diritti soggettivi, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 146/1987, aveva esteso al processo amministrativo gli altri mezzi di prova previsti per il processo dinanzi al giudice ordinario). Al di là dei condizionamenti derivanti dal timore delle possibili deviazioni che l’indiscriminato uso dei mezzi probatori orali avrebbero potuto determinare, tale assetto normativo rifletteva la realtà originaria di un processo la cui istruzione verteva prettamente su prove precostituite, ovvero su documenti che non si formavano innanzi al giudice nel processo in contraddittorio tra le parti, ma prima del processo nel momento stesso in cui il potere veniva tradotto in atto; un giudizio che “proseguiva” dal procedimento, in cui l’indagine probatoria sull’esercizio dei pubblici poteri era indiretta poiché incentrata essenzialmente sulle modalità mediante le quali era stata compiuta l’istruttoria nel procedimento amministrativo; dove il principio dispositivo, sia in punto di oneri di allegazioni dei fatti che di mezzi di prova, risultava fortemente attenuato dalle ricerche ufficiose del Giudice, al punto da far ritenere che l’uno (l’onere probatorio) fosse di per sé assolto dall’altro (l’onere di allegazione); un paradigma processuale dogmaticamente giustificato dalla considerazione della speciale categoria di situazioni oggettive che “sul terreno sostanziale si realizzano attravers......