NOMINA NUMERO MASSIMO DI ASSESSORI



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IMPOSSIBILE, PER L’ASL, ISTITUIRE UNA PROPRIA ANAGRAFE DEI RESIDENTI



































































































Consiglio di Stato, Sezione Quinta, Sentenza del 31 dicembre 2003 n Consiglio di Stato, Sezione Quinta, Sentenza del 31 dicembre 2003 n. 9315 sulla composizione della Giunta comunale con riferimento al numero degli Assessori La massima Il neo Sindaco dell’appellante Comune di Giuliano Teatino aveva composto la Giunta municipale procedendo alla nomina di “quattro” assessori, mentre la disposizione di cui all’art.18 dello Statuto del Comune prevedeva che la Giunta fosse composta dal Sindaco e da soli due assessori; da tale differenza nasce il contenzioso in esame in cui da un lato l’originario ricorrente, attuale appellato, sostiene la vigente validità della previsione statutaria mentre dall’altro il Comune, attuale appellante, deduce l’incompatibilità della disposizione statutaria con la sopraggiunta normativa generale di settore (art. 47 del D. L.g.vo n. 267/2000). Il primo giudice ha fondato il suo convincimento sulla circostanza che la più recente normativa concernente la disciplina della composizione della Giunta comunale (art. 47 cit.), normativa secondo cui vengono fissati dei nuovi criteri di riferimento per la composizione delle Giunte la cui valenza, sotto il profilo quantitativo, che qui interessa limita solo nella previsione del numero massimo l’autonomia riconosciuta agli statuti degli enti locali sulla concreta composizione delle Giunte medesime, sia compatibile con l’originaria previsione statutaria dell’appellato Comune per cui la Giunta era composta dal Sindaco e solo da due assessori. In definitiva poiché la nuova normativa ha fissato solo il ‘numero massimo’ degli assessori, si devono ritenere incompatibili con tali previsioni solo le norme statutarie che prevedevano un numero di assessori superiori al numero massimo (con la conseguenza - nella fattispecie –, che avendo lo statuto del Comune di Giuliano Teatino fissato in due unità il numero degli assessori, la previsione - non confliggendo con le norme sopravvenute (4 unità) - non poteva ritenersi abrogata). Tale ricostruzione non è tuttavia accolta dal Giudice d’appello. Osserva il Collegio che tale acritica interpretazione non tiene conto che una meditata e finalistica lettura della nuova normativa fa ritenere che questa non si è limitata solo a fissare un tetto massimo inderogabile (tra l’altro comunque con riferimenti quantitativi diversi da quelli previsti dalla precedente normativa), ma nel porre questo limite quantitativo ha previsto che in sede locale lo statuto possa stabilire il numero effettivo degli assessori nominabili procedendo ad una valutazione discrezionale che non può non essere riaffrontata in sede politica e amministrativa alla luce e nel contesto dei nuovi criteri di riferimento stabiliti dalla medesima legge nazionale, con ciò conferendo all’ente locale l’esercizio di un’opzione e di una verifica volitiva nuova, in ogni caso incompatibile con la preesistente disposizione. In altri termini, ritiene il Collegio che la valutazione concreta dell’individuazione del numero ‘ottimale’ degli assessori nominabili non possa essere considerata solo dal punto di vista formale di esteriore ed acritico rispetto dello Statuto (precedente) con la legge nazionale, ma vada ricondotta all’effettivo esercizio di un potere valutativo del tutto nuovo e conseguente alla ricognizione della compatibilità statutaria con i diversi riferimenti previsti dalla legge nazionale medesima (eliminazione del numero pari, eliminazione della differenziazione degli enti in classi demografiche, ecc…..). In attesa di una nuova valida disposizione statutaria l’organo deputato (il Sindaco) può legittimamente (seppur provvisoriamente) procedere ad un’autonoma opzione nel rispetto dei soli limiti previsti dalla legge nazionale, opzione che in via transitoria è quella automatica prevista dalla stessa medesima legge nazionale per cui il numero degli assessori per i comuni con popolazione inferiore ai diecimila abitanti non può essere superiore a quattro, individuando in tale numero il riferimento potenzialmente ideale in assenza (ed in attesa) di specifica diversa (nuova) disposizione statutaria (a cura di Donato Di Memmo). La sentenza REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale - Sezione Quinta ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello numero di registro generale 2137/03, proposto dal Comune di Giuliano Teatino in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso, per delega resa a margine dell’atto di appello dall’Avv. Domenico Tenaglia ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. Giuseppe Benedetto in Roma, Via Cesi n. 72; contro il Sig. Alfonso Firmani rappresentato e difeso da se stesso ed elettivamente domiciliato presso la cancelleria del Consiglio di Stato; per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Abruzzo - Pescara, n. 146/03 del 9 gennaio 2003, Visto il ricorso con i relativi allegati. Visto l’atto di costituzione in giudizio della parte appellata. Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle proprie difese. Visti gli atti tutti della causa. Designato relatore, alla pubblica udienza del 17 ottobre 2003, il Consigliere Francesco D’OTTAVI ed uditi, altresì, gli avvocati Tenaglia e Firmani. *** *** *** Ritenuto in fatto e in diritto quanto segue: FATTO L’appellante Comune di Giuliano Teatino rappresenta che con decreti nn.1/2002 e 2/2002 del 4 giugno 2002, il Sindaco neoletto del medesimo Comune, nominava la nuova Giunta Comunale stabilendo il numero dei componenti, tra i quali il Vicesindaco, nella misura di 4 (quattro) in applicazione del disposto di cui all’art.47, comma 5, del decreto legislativo 18 agosto 200, n.267. I predetti decreti sono stati impugnati, davanti al Tribunale Amministrativo Regionale per l’Abruzzo, Sezione di Pescara, dal Sig. Alfonso Firmani nella sua qualità di Consigliere e capogruppo della minoranza del consiglio Comunale del medesimo Comune; con successiva memoria il ricorrente ha poi esteso l’impugnativa anche ad alcune deliberazioni emanate dalla giunta, perché, a suo dire, assunte da un organo composto illegittimamente. In buona sostanza sosteneva il ricorrente che nella fattispecie il Sindaco avrebbe dovuto dare applicazione all’art.18 dello Statuto dell’Ente e non all’art.47, comma 5, del D. L.gvo n.267/2000. Il Tribunale accoglieva il ricorso con la sentenza appellata. Secondo l’appellante Comune la sentenza è manifestamente errata e contraddittoria e se ne chiede l’annullamento per le seguenti considerazioni. Rileva l’appellante che la norma statutaria evocata dall’originario ricorrente era stata adottata dal Consiglio Comunale nell’anno 1994, in vigenza dell’art.33 della legge 8 giugno 1990, n.142, nel testo modificato dall’art.23 della legge 25 marzo 1993, n.81; talchè la giunta comunale, poiché la popolazione del Comune in questione era ed è inferiore a 3000 abitanti, risultava composta da un numero pari di assessori, stabilito dallo statuto, non superiore a due …”; la citata norma statutaria non subiva, negli anni successivi, adeguamenti alle modifiche del numero degli assessori introdotte con l’art.1, n.173, della legge 23 dicembre 1996, n.662, dall’art.10, comma 4, del D.L. 31 dicembre 1996, n.669, come convertito con modifiche nella L.28 febbraio 1997, n.30 e dall’art.11 della legge 3 agosto 1999, n.265. Deduce quindi l’appellante che per effetto di tale mancato adeguamento, in specie alla disposizione di cui all’art.11 della legge n.265/1999, appare di tutta evidenza la dedotta incompatibilità, per insanabile contrasto, con la previsione di cui all’art.18 dello Statuto del Comune di Giuliano Testino, riguardante la composizione della giunta comunale, nonché con i principi introdotti, in subjecta materia sia dalla disposizione di cui al richiamato art.11 della L. n. 265/99, sia e soprattutto dall’art.47 del D. L.g.vo n. 267/2000; secondo l’appellante va infatti rilevato che il contrasto, tra la norma statutaria “de qua” e i nuovi principi introdotti nella specifica materia, non si verifica solo sotto l’aspetto puntuale della fissazione del numero dei componenti la giunta, bensì attiene all’intero sistema che disciplina la composizione della giunta quale introdotto, da ultimo, dal citato art.47 del decreto legislativo n. 267/2000; rileva inoltre, che il secondo comma del più volte richiamato art.47 del D. Lgvo n.267/00, prevede espressamente che all’interno del tetto massimo, insuperabile anche in sede statutaria, il numero degli assessori nominabili può essere fissato dallo Statuto in maniera variabile, nel contesto di una opzione che discrezionalmente valorizza la responsabilità politico-amministrativa del Sindaco (o rispettivamente del Presidente della Provincia), e che la scelta, discrezionale, tra l’opzione che valorizza la responsabilità politico-amministrativa del Sindaco nella individuazione del numero ottimale di assessori nominabili, e quella di congelare tale responsabilità fissando in misura fissa il numero di assessori che compongono la giunta, spetta esclusivamente allo Statuto e, quindi, in definitiva, al consiglio comunale. Secondo l’appellante in questo quadro normativo, appare di tutta evidenza l’insanabile contraddizione e, quindi, l’incompatibilità tra l’art.18 dello Statuto del comune di Giuliano Testino e i nuovi principi introdotti in materia di composizione della giunta dall’art.47 del testo unico dell’ordinamento degli EE.LL., atteso che il richiamato art.18, in forza del principio “tempus regit actum”, risulta informato a principi superati positivamente e, quindi, non più applicabili all’esercizio del potere normativo, nella specie statutario, da parte del Comune, per cui ne discende la piena operatività del disposto di cui al terzo comma dell’art.1 del più volte citato decreto legislativo n. 267/2000, secondo cui l’entrata in vigore di nuove leggi che enunciano nuovi principi che informano l’autonomia degli enti locali, abroga le norme statutarie con essi incompatibili. L’appellante conclude per l’accoglimento del gravame con ogni consequenziale statuizione di legge. Si è costituito l’appellato, originario ricorrente che, con analitica memoria deduce l’infondatezza dell’impugnazione concludendo per la reiezione dell’appello con vittoria di spese. Alla pubblica udienza del 17 ottobre 2003 il ricorso veniva trattenuto in decisione su conforme istanza degli avvocati delle parti. *** *** *** DIRITTO Come riportato nella narrativa che precede con l’appello in esame viene impugnata la sentenza n.146/03, del 9 gennaio 2003, con cui il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Abruzzo, Sezione staccata di Pescara, ha accolto il ricorso proposto dall’attuale appellato Sig. Alfonso Firmani e per l’effetto ha annullato i provvedimenti emanati dal Sindaco dell’appellante Comune di Giuliano Teatino, relativi alla nomina dei componenti della Giunta comunale, nonché le delibere nn. 1, 2, 7, 10, 11, 12 e 15 assunte dalla Giunta medesima. Come pure considerato in precedenza l’appellante Comune reitera in questa sede – sia pur rimodulandole avverso il contenuto motivazionale dell’impugnata decisione – le argomentazioni già prospettate dinanzi al Tribunale (e da questi disattese), argomentazioni secondo cui vi è un’insanabile contraddizione e quindi incompatibilità tra il contenuto dell’art.18 dello Statuto del Comune di Giuliano Teatino ed i nuovi principi introdotti in materia di composizione della Giunta comunale dall’art.47 del testo unico sull’ordinamento degli enti locali. In punto di fatto va considerato che il neo Sindaco dell’appellante Comune aveva composto la Giunta municipale procedendo alla nomina di “quattro” assessori, mentre la disposizione di cui all’art.18 dello Statuto del Comune prevedeva che la Giunta fosse composta dal Sindaco e da soli due assessori; da tale differenza nasce il contenzioso in esame in cui da un lato l’originario ricorrente, attuale appellato, sostiene la vigente validità della previsione statutaria mentre dall’altro il Comune, attuale appellante, deduce l’incompatibilità della più volte richiamata disposizione statutaria con la sopraggiunta normativa generale di settore. Ciò premesso va considerato che il primo giudice ha fondato il suo convincimento sulla circostanza che la più recente normativa concernente la disciplina della composizione della Giunta comunale (art.47 del d.lgs 18 agosto 2000, n.267, recante il T.U. delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), normativa secondo cui vengono fissati dei nuovi criteri di riferimento della composizione delle Giunte la cui valenza, sotto il profilo quantitativo, che qui interessa limita solo nella previsione del numero massimo l’autonomia riconosciuta agli statuti degli enti locali sulla concreta composizione delle Giunte medesime, sia compatibile con l’originaria previsione statutaria dell’appellato Comune per cui la Giunta era composta dal Sindaco e solo da due assessori; tale argomentazione fondata su pur apprezzabili considerazioni giuridiche per cui, dopo un’attenta disamina dell’evoluzione della normativa di riferimento si giunge alla conclusione che in definitiva poiché la nuova normativa ha fissato solo il ‘numero massimo’ degli assessori, si devono ritenere incompatibili con tali previsioni solo le norme statutarie che prevedevano un numero di assessori superiori al numero massimo (con la conseguenza - nella fattispecie –, che avendo lo statuto del Comune di Giuliano Teatino fissato in due unità il numero degli assessori, la previsione - non confliggendo con le norme sopravvenute - non poteva ritenersi abrogata), non può essere condivisa dalla Sezione. Osserva il Collegio che tale acritica interpretazione non tiene conto che una meditata e finalistica lettura della nuova normativa fa ritenere che questa non si è limitata solo a fissare un tetto massimo inderogabile (tra l’altro comunque con riferimenti quantitativi diversi da quelli previsti dalla precedente normativa), ma nel porre questo limite quantitativo ha previsto che in sede locale lo statuto possa stabilire il numero effettivo degli assessori nominabili procedendo ad una valutazione discrezionale che non può non essere riaffrontata in sede politica e amministrativa alla luce e nel contesto dei nuovi criteri di riferimento stabiliti dalla medesima legge nazionale, con ciò conferendo all’ente locale l’esercizio di un’opzione e di una verifica volitiva nuova, in ogni caso incompatibile con la preesistente disposizione. In altri termini, ritiene il Collegio che la valutazione concreta dell’individuazione del numero ‘ottimale’ degli assessori nominabili non possa essere considerata solo dal punto di vista formale di esteriore ed acritico rispetto dello Statuto (precedente) con la legge nazionale, ma vada ricondotta all’effettivo esercizio di un potere valutativo del tutto nuovo e conseguente alla ricognizione della compatibilità statutaria con i diversi riferimenti previsti dalla legge nazionale medesima (eliminazione del numero pari, eliminazione della differenziazione degli enti in classi demografiche, ecc…..). Perché invero la ratio finalistica della nuova normativa (soprattutto considerati i nuovi e diversi evidenziati parametri di riferimento), impone una verifica in sede locale dell’individuazione del numero ottimale dei componenti della giunta (verifica limitata, come più volte evidenziato, solo nel limite massimo fissato dalla legge), con la conseguenza che certamente non può ritenersi vigente la disposizione statutaria prevista precedentemente e che, in attesa di una nuova valida disposizione statutaria l’organo deputato possa legittimamente (seppur provvisoriamente) procedere ad un’autonoma opzione nel rispetto dei soli limiti previsti dalla legge nazionale, opzione che in via transitoria è quella automatica prevista dalla stessa medesima legge nazionale per cui il numero degli assessori per i comuni con popolazione inferiore ai diecimila abitanti non può essere superiore a quattro, individuando in tale numero il riferimento potenzialmente ideale in assenza (ed in attesa) di specifica diversa (nuova) disposizione statutaria. Deve poi anche riconoscersi come, in attesa dell’esercizio della predetta verifica da effettuarsi dall’organo competente (consiglio comunale), in sede di (necessaria) revisione dello statuto, legittimamente possa riconoscersi al Sindaco (sia pure in veste del tutto transitoria e suppletiva) e in ragione delle generali competenze riconosciutegli (e rafforzate dal nuovo ordinamento) ed al fine di evitare una paralisi del governo locale, di compiere la menzionata individuazione numerica nell’esclusivo rispetto dell’indicazione fornita dalla norma statale. Conclusivamente pertanto l’appello va accolto e per l’effetto, in riforma dell’impugnata sentenza va respinto l’originario ricorso. Sussistono tuttavia validi motivi per disporre tra le parti la compensazione delle spese. *** *** *** P.Q.M. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe indicato, accoglie l’appello e per l’effetto, in riforma dell’impugnata sentenza respinge l’originario ricorso. Compensa tra le parti le spese di ambo i gradi di giudizio. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa. *** *** *** Così deciso in Roma, il 17 ottobre 2003, ......