NON BASTA L'INTERESSE COMMERCIALE PER IMPUGNARE UNA CONCESSIONE EDILIZIA



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Diversificazione delle attività delle aziende a partecipazione pubblica



































































































                        REPUBBLICA ITALIANA                               N. 469/03 REG.DEC.                IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                        N.  3833  REG.RIC. Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale,  Sezione Quinta          ANNO: 2002 ha pronunciato la seguente D E C I S I O N E             sul ricorso in appello n.r.g. 3833 del 2002, proposto dalla s.r.l. Progetto Grande Bicocca Multisala, rappresentata e difesa dagli avv. Giuseppe Sala, Antonio Belvedere, Walter Fumagalli, Luigi Decio e Ugo Ferrari, ed elettivamente domiciliata presso lo studio dell’ultimo di essi, in Roma, via P.A. Micheli, n. 78, contro Anteo s.r.l., Cine Teatri Milano s.r.l., Arco Program s.a.s., CI.SE. s.r.l., Cine Corallo s.a.s. di Bertoli Marino & c., Cinema Dante s.a.s. di Carta F. & C., SVAIZ s.r.l., Immobiliare Cinematografica s.r.l., Nuova Trinacria s.r.l., Odeon s.r.l., Desippo s.n.c. di De Santis Felice & C., Cine Arte s.r.l., E.CI.MI. – Esercizio Cinema Milano s.r.l., Ditta individuale De Pedys Luigi, Gestione Cinema President s.r.l., Italcine s.r.l., KA.FA. s.r.l., Immobiliare Lambro s.p.a., rappresentate e difese dagli avv. Giancarlo Tanzarella e Paolo Vaiano ed elettivamente domiciliate presso lo studio del secondo, in Roma, lungotevere Marzio n. 3, e nei confronti del Comune di Milano, rappresentato e difeso dagli avv. Armando Tempesta, Maria Rita Surano e Raffaele Izzo, e presso lo studio dell’ultimo di essi elettivamente domiciliato in Roma, via Cicerone, n. 28, per l'annullamento della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia, sede di Milano, Sezione III, n. 1641, pubblicata il 24 aprile 2002. Visto il ricorso con i relativi allegati; Visti gli atti di costituzione in giudizio delle parti suindicate; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Vista l’ordinanza n. 2356 del giorno 11 giugno 2002, con la quale è stata sospesa l’efficacia della sentenza impugnata; Visti gli atti tutti della causa; Designato relatore, alla pubblica udienza del 26 novembre 2002, il consigliere Giuseppe Farina ed uditi, altresì, i difensori delle parti, come da verbale d’udienza; Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue. FATTO 1. Il ricorso in appello n. 3833 del 2002 è proposto dalla s.r.l. Progetto Grande Bicocca Multisala. È stato notificato alle parti mezionate in epigrafe il 9 maggio 2002 e depositato il 16 maggio. È chiesta la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia, sede di Milano, III Sezione, n. 1641 del 24 aprile 2002, con la quale è stata annullata la concessione edilizia, rilasciata dal comune di Milano all’appellante, per la costruzione di un centro d’intrattenimento nell’ex insediamento <Ansaldo>, in zona con destinazione industriale ed artigianale. La decisione viene censurata sia perché il ricorso in primo grado era da dichiarare inammissibile, sia perché era da respingere nel merito. 2. Si sono costituiti in giudizio i ricorrenti dinanzi al T.A.R, per resistere al ricorso ed alla domanda di sospensione dell’efficacia della sentenza impugnata, con memoria del 6 giugno 2002. Hanno depositato atti il 25 ottobre ed un’ulteriore memoria il 15 novembre. Contestano analiticamente tutte le censure proposte. 3. Si è costituito in giudizio anche il comune di Milano, per aderire alle tesi dell’appellante. 4. Nella camera di consiglio dell’undici giugno 2002, è stata accolta la domanda di sospensione dell’efficacia della sentenza impugnata. 5. All’udienza del 26 novembre 2002, il ricorso è stato chiamato per la discussione ed è stato, poi, trattenuto in decisione. DIRITTO 1. Con la sentenza impugnata, il T.A.R. della Lombardia, III Sezione, ha annullato la concessione edilizia 8 agosto 2001 n. 316, rilasciata dal Comune di Milano alla società ora appellante, per la costruzione di un edificio destinato a centro d’intrattenimento, con “multisala cinematografica” e vari servizi (bancari, impianti sportivi, ristorazione, negozi, attività di promozione ed esposizione, ecc.). I ricorrenti in primo grado, ora appellati, sono imprese che gestiscono sale cinematografiche. Questa la linea argomentantiva seguita dal primo giudice. 1.1. I gestori di sale cinematografiche hanno una posizione differenziata che li legittima ad impugnare la concessione edilizia. La legittimazione a ricorrere non esige esclusivamente rapporti di natura reale, incardinati in un determinato ambito territoriale, ma può radicarsi anche su interessi di tipo diverso, “differenziati o qualificati, come l’interesse di ogni imprenditore a che le iniziative concorrenziali vengano attivate e si svolgano nell’osservanza delle regole che presiedono all’azione amministrativa, quale che sia il settore in cui questa si svolge”. Nel merito, con riguardo al primo motivo del ricorso, col quale si denunciava il contrasto del provvedimento con il piano regolatore generale, per violazione della regola sull’insediamento di funzioni compatibili con quelle industriali ed artigianali, proprie della zona, il T.A.R.: 1.2. ha rilevato che la concessione edilizia ha ad oggetto un centro d‘intrattenimento, valutato alla stregua di una funzione compatibile con la destinazione industriale ed artigianale della zona; 1.3. ha considerato che l’art. 19 delle norme tecniche d’attuazione (di seguito N.T.A.) del P.R.G. di Milano stabilisce che le funzioni compatibili con le dette attività produttive non possono superare il 30%. Ed ha affermato che tale parametro è stato rispettato, senza assorbire completamente tale percentuale; 1.4. ha però posto in risalto che le dimensioni dell’intervento, attraverso l’asservimento dell’intera area presa in considerazione – di mq. 238.504 – hanno determinato una modificazione radicale della “zonizzazione prevista dal Comune con il PRG”, sì che ciò sarebbe stato consentito soltanto attraverso una convenzione di lottizzazione. Esigenza questa che si verifica “quando si faccia migrare il 30% delle funzioni compatibili, suddivise in forma sparsa su 238.504 mq.,  concentrandole tutte insieme su un’unica porzione della zona” (in contrasto, dunque, con l’affermazione sub 1.3, di non esaurimento della percentuale prescritta). 1.5. Con riguardo al secondo motivo del ricorso, con il quale si lamentava che l’intervento non sarebbe stato assentibile se non attraverso l’adozione di un piano di lottizzazione, il primo giudice ha sottolineato che il piano attuativo è necessario se “l’intervento … è di dimensioni particolarmente rilevanti (art. 19.3 lett. b NTA)” 1.6. e che l’art. 32, che prevede un’impegnativa del proprietario dell’area per quanto riguarda gli impianti che comportino scarichi liquidi, solidi o gassosi, era stato rispettato;