OBBLIGO DI DENUNCIA PER ATTIVITA' A RISCHIO DI DANNO ERARIALE



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"PAUSA CAFFE'": RISARCIMENTO DEL DANNO



































































































266/2005A                                 266/2005A REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO La Corte dei conti Sezione prima giurisdizionale centrale di appello composta dai seguenti magistrati: dott. Claudio DE ROSE                                              Presidente dott. Francesco PEZZELLA                                Consigliere d.ssa Maria Teresa ARGANELLI                              Consigliere dott.  Rocco DI PASSIO                                                Consigliere relatore d.ssa Piera MAGGI                                                 Consigliere ha pronunciato la seguente SENTENZA nei giudizi di appello, iscritti ai nn. 18967, 18968 del registro di segreteria, proposti dai sigg. Antonio SCALONE e Edmondo RUGGIERI, rappresentati e difesi dall'avv. Luigi CECINATO; avverso la sentenza della Sezione giurisdizionale per la Regione Puglia n. 595 del 6.2 - 3.7.2003, depositata in data 8.7.2003;             Visti gli atti di causa;             Uditi, nella pubblica udienza del 14 giugno 2005, il consigliere relatore, il difensore degli appellanti e il P.M. di udienza dott. Mario CONDEMI; SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con l'appellata sentenza, i sig.ri Ruggieri Edmondo e Scalone Antonio, in qualità di dipendenti dell'lNPS, sono stati condannati al risarcimento, il sig. Edmondo Ruggieri per € 1.121.065,76 e, in solido con il sig. Antonio SCALONE, per € 18.560,42., per il danno arrecato al suddetto Ente, a seguito di indebite erogazioni di indennità ad assicurati affetti da TBC.          Il sig. Ruggieri, addetto ai servizio TBC presso la sede lNPS di Taranto, mediante l'inserimento nell'apposita procedura inforrnatizzata, ha consentito di percepire le indennità per la suddetta malattia a 155 soggetti del tutto privi dei requisiti previsti dalla legge. Alla produzione del danno erariale hanno il sig. Scalone ed altro  soggetto, nei cui confronti il primo Giudice ha dichiarato l'improcedibilità della domanda per cessazione della materia del contendere.                Avverso la sentenza appellata, il sig. Antonio SCALONE deduce quanto segue: - tardiva riassunzione, in quanto, nei propri confronti, il processo penale era stato definito con sentenza n. 688 del 1998, emessa dal GIP presso il Tribunale, venuta a conoscenza della Procura regionale in data 11/2/1999; pertanto, dalla data della sua notifica, decorre il termine perentorio semestrale, previsto dall'art. 307 del c.p.c., per la riassunzione, potendo tenersi conto della definizione del giudizio penale anche nei confronti di De Giorgio, in quanto non sussisteva un litisconsorzio necessario; - in subordine, il difetto di giurisdizione della Corte dei conti, in quanto i propri compiti di ufficio non riguardavano le situazioni in questione; - la violazione del dovere di fedeltà poteva implicare solo un'eventuale attivazione del procedimento disciplinare e non essere posta a base del giudizio risarcitorio, soprattutto considerando il fatto che non aveva posto in essere alcuna attività materiale diretta a favorire le pratiche dei propri congiunti. In definitiva, ha agito non in qualità di impiegato delI'I.N.P.S. ma alla stregua di un comune cittadino; - l'erroneità della sentenza, in quanto alla propria condotta non poteva essere attribuita alcuna efficienza causale nella produzione del danno.           L'appellante sig. Edmondo RUGGIERI deduce quanto segue: - in via principale, l'estinzione del processo per tardività della riassunzione, sulla base degli stessi motivi evidenziati dallo Scalone; - contraddittorietà motivazione della sentenza impugnata, in quanto quest'ultima sarebbe stata fondata esclusivamente sulla valutazione, assolutamente libera, di risultanze processuali inutilizzabili, quali gli atti dell'indagine preliminare penale, e sulla sentenza penale di patteggiamento, che non ha efficacia di giudicato nei giudizi civili o amministrativi. Il contenuto di tali atti avrebbe dovuto essere oggetto, nel processo contabile, di una verifica in contraddittorio delle dichiarazioni rese in sede di interrogatorio, avvenuto innanzi al Gip, e fatte per sottrarsi al carcere. Inoltre, nel periodo in contestazione, era addetto al servizio Tbc dell'l.N.P.S. anche un altro dipendente e tutto il personale dell'ufficio aveva la possibilità materiale di inserire dati al fine della concessione dei benefici in questione; - in via principale, chiede la dichiarazione di estinzione del processo o l'assoluzione dalla domanda attrice; - In via subordinata, chiede l'applicazione del potere riduttivo.                Il Procuratore generale, nelle sue conclusioni depositate il 18.2.2004, ritiene tali considerazioni non fondate per i seguenti rnotivi: - in merito alla presunta estinzione del processo di primo grado eccepita da entrambi gli appellanti, rileva che la  sospensione del processo è stata disposta in attesa della definizione del processo penale nei confronti di tutti e tre i presunti responsabili, indipendentemente dalla sussistenza di un litisconsorzio necessario. Pertanto, il primo giudice ha correttamente considerato il termine semestrale per la riassunzione, decorrente dal deposito della sentenza emessa dal Tribunale di Taranto nei confronti del De Giorgio; - circa il presunto difetto di giurisdizione della Corte di primo grado, evidenzia che il comportamento contestato all'appellante non ha interrotto il rapporto di servizio con l'amministrazione danneggiata, poiché, come dipendente  dell'INPS, l'attività illecita commessa in concorso con il Ruggieri, è posta in essere in violazione dell'obbligo di fedeltà derivante dal rapporto di servizio, la cui violazione ben può essere fonte, in presenza degli ulteriori presupposti di legge, di una responsabilità amministrativa. L'appellante ha approfittato della posizione di impiegato per ottenere indebiti benefici per i parenti, inducendo il Ruggieri ad inserire i nominativi dei parenti, di cui era evidente la mancanza dei requisiti, nell'elenco dei beneficiari delle indennità in questione.             Per quanto riguarda, in particolare, il valore della sentenza penale, emessa ex art. 444 c.p.p., è da dire che la stessa, pur non avendo forza di giudicato, e perciò efficacia vincolante nel giudizio di responsabilità amministrativa, ex art. 445 c.p.p., tuttavia, per consolidato orientamento giurisprudenziale, è utilizzabile dal giudice contabile, secondo il suo prudente apprezzamento, come fonte di prova, al fine della formazione del suo convincimento.                Circa l'ammissione di responsabilità effettuata nel corso delle indagini penali, premesso che le motivazioni interne delle stesse non sono verificabili, è da dire che la stessa, come risulta dal verbale di interrogatorio del 7/6/1996, reso innanzi al G.l.P., è stata piena e particolareggiata e non è stata mai, successivamente, smentita, anzi ha trovato il suo logico sviluppo nella richiesta di patteggiamento.