OCCUPAZIONE D’URGENZA E DELEGA DELLE FUNZIONI AL SINDACO



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CORTE DI GIUSTIZIA UE: BOCCIATO L’ART. 21 DELLA MERLONI



































































































R  E  P  U  B  B  L  I  C  A     I  T  A  L  I  A  N  A N.6366/2004 Reg. Dec. N. 2295 Reg. Ric. Anno 1997 IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) ha pronunciato la seguente D E C I S I O N E sul ricorso in appello iscritto al NRG 2295 dell’anno 1997 proposto da BRUNETTI ANASTASIO E BRUNETTI MARIO, rappresentati e difesi dagli avvocati Eolo e Giuseppe Ruta, con i quali sono elettivamente domiciliati in Roma, Piazza Capo di Ferro n. 13 (presso la segreteria del Consiglio di Stato); contro COMUNE DI CAMPOBASSO, in persona del Sindaco in carica, non costituito in giudizio; per l’annullamento della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Molise n. 22 del 6 febbraio 1996;          Visto il ricorso in appello con i relativi allegati; Visto il Dispositivo di sentenza n. 404/2004; Visti tutti gli atti di causa; Relatore alla pubblica udienza dell’8 luglio 2004 il consigliere Carlo Saltelli;          Nessuno è comparso per la parte appellante;          Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue. F A T T O Con ricorso giurisdizionale notificato il 9 marzo 1985 i signori Anastasio, Mario e Concetta Brunetti, proprietari di alcuni terreni seminativi nel Comune di Campobasso riportati in catasto al foglio 133 (ed esattamente particella 103, estesa per mq. 6780, in comproprietà tra i primi due, e la particella 166, estesa per mq. 2980, di proprietà di Concetta Brunetti) chiedevano al Tribunale amministrativo regionale per il Molise l’annullamento del decreto n. 1 del 10 gennaio 1985, con cui il Sindaco del Comune di Campobasso aveva disposto l’occupazione d’urgenza dei beni immobili, tra cui anche quelli di loro proprietà, per la durata massima di sessanta mesi, per gli espropri connessi alla localizzazione delle aree ex articolo 51 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, per gli interventi di edilizia residenziale agevolata e convenzionale, nonché dei provvedimenti presupposti, fra cui la delibera consiliare n. 156 del 16 maggio 1983 e la delibera della giunta municipale n. 1292 del 20 ottobre 1984. A sostegno dell’impugnativa articolavano quattro mezzi di censura. Con il primo, denunciando “Illegittimità del decreto per incompetenza del sindaco nella esplicazione delle funzioni in materia di occupazione d’urgenza – Illegittimità per violazione di legge”, sostenevano che il sindaco non era competente ad emette l’impugnato decreto di occupazione, trattandosi di funzione spettante esclusivamente al Consiglio Comunale, non delegabile: ciò senza contare che, in ogni caso, nella ricordata delibera consiliare n. 156 del 16 maggio 1983 non vi erano tutti gli elementi necessari all’emanazione del decreto di occupazione, così che nel caso di specie l’impugnato decreto di occupazione non poteva neppure essere considerato atto meramente esecutivo della volontà consiliare. Con il secondo, poi, lamentando “illegittimità del decreto per perplessità di motivazione ricadente nell’eccesso di potere”, i ricorrenti osservavano che nell’impugnato decreto era stata confusamente richiamata una pluralità di leggi (25 giugno 1865, n. 2359; 22 ottobre 1971, n. 865; 28 gennaio 1977, n. 10) disciplinanti aspetti e funzioni del tutto diverse tra di loro, così che era del tutto incomprensibile il potere concretamente esercitato. Con il terzo, rubricato “Illegittimità del decreto per illegittimità delle deliberazioni consiliari e di giunta pure impugnate – Vizio ricadente nella violazione di legge derivante da erronea e falsa applicazione dell’art. 51, L. 22 ottobre 1971, n. 865”, i ricorrenti contestavano la legittimità della delibera consiliare n. 156 del 16 maggio 1983, con cui il Comune di Campobasso aveva localizzato il programma di intervento di edilizia residenziale convenzionata e agevolata sull’area di loro proprietà, evidenziando che, nel caso di specie, non solo non era applicabile l’articolo 51 della legge 22 ottobre 11971, n. 865, essendo ancora disponibili aree del piano per l’edilizia economica e popolare non esaurite, per quanto non si rinveniva alcuna idonea motivazione a supporto della scelta dell’area concretamente operata, che aveva inopinatamente riguardato anche aree che, nelle previsioni del piano regolatore generale, erano destinate a strade, omettendo la considerazione di altre aree più idonee per i fini perseguiti. Infine, deducendo “Illegittimità del decreto per incompetenza del Consiglio Comunale nella scelta dell’area – Illegittimità per disparità di trattamento ricadendo nell’eccesso di potere”, i ricorrenti evidenziavano che non risultava che la impugnata localizzazione (avvenuta senza rispettare l’unitarietà e l’uniformità del comparto esistente, essendo limitata ad una sola parte di esso) fosse stata adottata tempestivamente entro i trenta giorni successivi alla richiesta della Regione o degli enti costruttori (richieste di cui peraltro non vi era alcuna traccia), con la conseguenza che non poteva svolgersi alcun controllo sull’attività amministrativa svolta, cosa tanto più grave in considerazione del fatto che l’eventuale violazione di tale termine perentorio comportava la decadenza del potere del consiglio comunale ad effettuare la localizzazione con subentro della relativa competenza in capo al Presidente della giunta regionale. L’adito Tribunale, nella resistenza dell’intimata amministrazione comunale, con la sentenza n. 22 del 6 febbraio 1996 respingeva il ricorso, osservando, per un verso, che con altra sentenza n. 105 del 1992 erano già state respinte le censure sollevate dagli stessi ricorrenti avverso la delibera consiliare n. 156 del 16 maggio 1983, e, per altro verso, che erano del tutto prive di fondamento le censure svolte nei confronti del decreto di occupazione d’urgenza. Con atto di appello notificato il 26 febbraio 1996 i signori Anastasio e Mario Brunetti chiedevano la riforma della prefata statuizione, lamentandone la erroneità, in quanto, oltre ad avere ingiustificatamente omesso di ordinare all’amministrazione comunale intimata il deposito degli atti e documenti, presupposti ai provvedimenti impugnati, da cui sarebbe risultato l’effettiva destinazione urbanistica delle aree di loro proprietà e la conseguente illegittimità della scelta di localizzare su di esse l’intervento di edilizia residenziale, i primi giudici avevano inopinatamente respinto le censure di incompetenza del sindaco ad emettere il decreto di occupazione di ......