OMESSA RISCOSSIONE IMPOSTA DI PUBBLICITÀ



(continua a leggere)


Rinnovo concessioni demaniali: obbligo di pubblicità



































































































REPUBBLICA ITALIANA REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DEI CONTI SEZIONE SECONDA GIURISDIZIONALE CENTRALE   composta dai seguenti magistrati: dott. Sergio Maria Pisana Presidente dott. Stefano Imperiali Consigliere dott. Mario Pischedda Consigliere relatore dott.ssa Angela Silveri Consigliere dott. Vittorio Raeli Consigliere ha pronunciato la seguente   SENTENZA sugli appelli iscritti ai n. 27260, 27627, 27636, 27738 e 28029 del registro di segreteria, proposti rispettivamente da: 1) Trinci Franco, rappresentato e difeso dall’avvocato Guido Fiorillo, giusta delega in calce all’atto d’appello ed elettivamente domiciliato presso il suo studio sito in Roma, piazza Prati degli Strozzi n 33; 2) Ciliberti Olga, Iacuitto Fabio e Razza Diana, rappresentati e difesi dall’avvocato Giovanni Pascone, giusta delega a margine dell’atto d’appello ed elettivamente domiciliati presso il suo studio sito in Roma, via Lima 31; 3) Zucchini Giorgio, rappresentato e difeso dall’avvocato Ruggero Frascaroli, giusta delega a margine dell’atto d’appello, ed elettivamente domiciliato presso il suo studio sito in Roma viale Regina Margherita n 46; 4) Procuratore Regionale per il Lazio; 5) Placidi Patrizio, rappresentato e difeso dall’avvocato Fabio Pisani, giusta delega in calce all’atto d’appello, ed elettivamente domiciliato presso il suo studio sito in Roma, circonvallazione Clodia n 36/A; e nei confronti di: Tributinews Centro Studi Enti Locali n. 1 del 17 gennaio 2011 43 6) De Angelis Candido, rappresentato e difeso dall’avvocato Mario Sanino, giusta procura a margine della memoria di costituzione, ed elettivamente domiciliato presso il suo studio sito in Roma, viale Parioli 180; AVVERSO la sentenza n. 1569/06, emessa dalla sezione giurisdizionale per la regione Lazio, depositata in segreteria il 24 luglio 2006. Visti gli atti ed i documenti di causa. Uditi nella pubblica udienza del giorno 23 febbraio 2010 il relatore, consigliere Mario Pischedda, gli avvocati Gianpaolo Ruggiero, delegato dall’avvocato Mario Sanino (per De Angelis), e Fabio Pisani (per Placidi), quest’ultimo anche per delega degli avvocati Giovanni Pascone (per Ciliberti, Iacuitto e Razza) e Guido Fiorillo (per Trinci), nonché il rappresentante del pubblico ministero nella persona del vice procuratore generale dott. Raffaele De Dominicis. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO 1. Con atto di citazione in data 9 giugno 2005, la procura regionale per il Lazio conveniva in giudizio Trinci Franco, Zucchini Giorgio, Patrizio Placidi, De Angelis Candido, Ciliberti Olga, Iacuitto Fabio e Razza Diana, amministratori e dipendenti del comune di Anzio, chiedendone la condanna al pagamento della somma di euro 457.760,67, corrispondente al danno subito dal suddetto ente per l’omessa riscossione dell’imposta sulla pubblicità per gli esercizi 2001 (euro 316.251,48) e 2002 (euro 119.818,00), ed al costo sostenuto per il censimento delle insegne, vanificato dall’omessa riscossione del tributo (euro 21.691,19). In base alla diversa incidenza causale delle condotte contestate, il danno veniva addebitato a Trinci nella misura di euro 157.760,67, a Zucchini nella misura di euro 100.000, a Placidi nella misura di euro 55.000, a De Angelis nella misura di euro 45.000, ed a Ciliberti, Iacuitto e Razza nella misura di euro 33.333,33 ciascuno. 2. Questi i fatti posti a base dell’azionata responsabilità: L’amministrazione comunale di Anzio, ravvisando una consistente sacca di evasione nel pagamento dell’imposta sulla pubblicità, conferiva alla società AIP s.r.l. di Milano l’incarico di censire le esposizioni pubblicitarie (insegne) esistenti sul territorio comunale, individuando di conseguenza tutti i contribuenti. La ditta consegnava al Comune n. 1819 schede di rilevamento: i relativi dati venivano inseriti nel software gestionale e venivano predisposte le lettere di invito al pagamento nei confronti dei soggetti censiti e non presenti nell’anagrafe dei contribuenti. Le risultanze del censimento, inducevano l’amministrazione ad iscrivere nel bilancio di previsione del 2001, quale recupero dell’evasione, il maggior importo di lire 339.000.000. Il suddetto importo, riportato tra i residui attivi del bilancio 2002, veniva cancellato nel consuntivo relativo allo stesso esercizio finanziario. Il danno veniva quantificato nella misura sopra indicata ed il requirente ne addebitava la responsabilità agli odierni