OMESSA VIGILANZA SUL GESTORE DEL SERVIZIO DI TESORERIA



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Modello certificazione bilancio di previsione 2011



































































































SEZIONE SEZIONE ESITO NUMERO ANNO MATERIA PUBBLICAZIONE SECONDA APPELLO Sentenza 371 2010 Responsabilità 04-10-2010 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DEI CONTI SEZIONE II GIURISDIZIONALE CENTRALE D’APPELLO composta dai magistrati:             Sergio Maria PISANA           Presidente             Stefano IMPERIALI              Consigliere             Mario PISCHEDDA               Consigliere             Josef Hermann RÖSSLER     Consigliere             Angela SILVERI                  Consigliere relatore ha pronunciato la seguente SENTENZA nei giudizi d’appello proposti da: 1)     MILIOTO WALTER FELICE BRUNO, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Felice Laudadio e Ferdinando Scotto con domicilio eletto presso il dott. Gianmarco Grez in Roma, Lungotevere Flaminio n. 46-IV-B; 2)     MANGANIELLO FELICE, rappresentato e difeso dall’Avv. Camillo Lerio Miani ed elettivamente domiciliato presso l’Avv. Luigi Napolitano con studio in Roma, Via Sicilia n. 50; avverso la sentenza n. 141/01 del 24 dicembre 2001 resa dalla Sezione giurisdizionale per la Regione Campania. Visti gli atti d’appello, iscritti al n. 15618 e al n. 15792 del registro generale, nonchè gli altri atti e documenti di causa. Uditi nella pubblica udienza del 4 marzo 2010 il relatore, Consigliere Angela Silveri, l’Avv. Domenico Bonaiuti (delegato dagli Avv.ti Felice Laudadio e Camillo Lerio Miani) e il P.M. in persona del Vice Procuratore Generale Amedeo Federici. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con atto di citazione del 25 gennaio 2001 la Procura regionale per la Campania chiamava in giudizio la ITALGEST s.p.a., MILIOTO Walter Felice Bruno, MANGANIELLO Felice, SERPICO Pasquale, FALCO Salvatore e DE LUCA Blandina chiedendone la condanna al pagamento in favore del Comune di Cimitile della somma di lire 4.380.458.853 e in favore dello Stato della somma di lire 604.402.697 oltre interessi legali e spese di giudizio. Osservava la Procura che la ITALGEST, all’epoca dei fatti tesoriere del Comune di Cimitile, si era appropriata della somma di lire 4.360.623.286 ed aveva interrotto arbitrariamente la gestione del servizio; la stessa società, a decorrere dal 1991, in violazione della normativa sulla tesoreria unica, aveva prelevato fondi non giustificati da reali esigenze di cassa in modo da disporre delle disponibilità finanziarie per proprio vantaggio e per proprie operazioni finanziarie. Al convenuto MILIOTO (assessore alle finanze) veniva imputata la compartecipazione a titolo doloso relativamente alla somma di lire 3.578.889.878 corrispondente all’ammanco di cassa rilevato nella verifica del 13 febbraio 1997. Ai convenuti MANGANIELLO (ragioniere capo), SERPICO, FALCO e DE LUCA (revisori dei conti) veniva imputata la compartecipazione a titolo colposo relativamente alle somme di lire 624.238.264 (quali proventi degli indebiti prelievi di disponibilità finanziarie) e di lire 3.578.889.878 (per ammanco di cassa al 13.2.1997). Con sentenza n. 141/2001 del 24 dicembre 2001 la Sezione regionale per la Campania, previa riunione con il giudizio di conto nei confronti della ITALGEST: 1) assolveva i revisori dei conti SERPICO, FALCO e DE LUCA per mancanza di colpa grave; 2) condannava la ITALGEST s.p.a. al pagamento della somma di lire 4.380.458.853 in favore del Comune di Cimitile e della somma di lire 604.402.697 in favore dello Stato, con rivalutazione monetaria e interessi sulle somme rivalutate dalle date delle appropriazioni illecite e sino al soddisfo; 3) condannava, in via sussidiaria, i convenuti MILIOTO e MANGANIELLO al pagamento in favore del Comune di Cimitile, rispettivamente, delle somme di lire 450.000.000 e di lire 180.000.000, nonché al pagamento in favore dello Stato rispettivamente delle somme di lire 50.000.000 e di lire 20.000.000 comprensive di rivalutazione monetaria, oltre gli interessi legali dalla data di pubblicazione della sentenza; 4) condannava la ITALGEST e i sigg. MILIOTO e MANGANIELLO al pagamento in solido delle spese di giudizio liquidate in lire 1.770.000 e ripartite internamente nella misura dell’ottanta per cento a carico del tesoriere e del dieci per cento ciascuno a carico degli altri due convenuti. La sentenza è stata impugnata da MILIOTO (appello n. 15618) per i seguenti motivi: 1)    erronea imputazione di obblighi non rientranti nei compiti dell’assessore per quanto concerne, in particolare, il controllo sull’andamento dei flussi finanziari, trattandosi di attività istituzionalmente rimessa alle attribuzioni della ragioneria e del collegio dei revisori; erroneità e genericità dell’addebito che sarebbe comprovata proprio dal riferimento al presunto episodio di “inazione assoluta” relativo all’atto di sequestro conservativo trasmesso dalla Procura regionale; e ciò sia perché non vi sarebbe stata la contestata inattività, sia perché la stessa – in ipotesi esistente – sarebbe stata ininfluente sulla produzione del danno; 2)    erroneità della pronuncia sull’elemento soggettivo, essendo stata ravvisata la colpa grave senza alcuna prova concreta della addebitata “scarsa considerazione per la finanza ed il patrimonio dell’Amministrazione”, quando sussistevano gli stessi elementi che hanno indotto la Sezione ad escludere la gravità della colpa per i componenti del Collegio dei revisori; sottolinea, al riguardo, che l’assessore non disponeva di elementi che gli consentissero di rilevare la situazione di pericolo derivante dall’azione del tesoriere che, all’epoca, esercitava la propria attività in numerosi comuni del napoletano; 3)    erroneità della pronuncia in quanto i primi giudici avrebbero dovuto declinare la propria giurisdizione almeno per il primo dei periodi contestati all’assessore (5.6.90-26.6.93); e ciò in quanto il presunto danno è stato cagionato anche allo Stato e, quindi, ad ente diverso da quello di appartenenza, con la conseguenza che la giurisdizione della Corte de......