ORGANO CHE PRESIEDE LA GARA E CHE LA AGGIUDICA



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I comuni difendono le loro prerogative costituzionali



































































































                    REPUBBLICA ITALIANA                           N.           REG.DEC.               IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                  N. 1914 REG.RIC Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale   Quinta  Sezione         ANNO 2002 ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello n. 1914/2002, proposto da GAMBARDELLA Prof. Arch. Carmine, SORVILLO Ing. Ernesto, CAPRIO Arch. Pasquale, MARTUSCIELLO Arch. Sabina, MESSANO Arch. Francesco, CATANZANO Arch. Salvatore e NAPOLI Arch. Alessandro, rappresentati e difesi dall’Avv. Michele SPAGNA e con il medesimo elettivamente domiciliati in Roma, via Zanardelli 20, presso l’avv. Luigi ALBISINNI, CONTRO CAPORASO Ing. Piero, D’ONOFRIO Arch. Giovanni, CAPORASO Arch. Massimo e GISOLDI Arch. Ferdinando, costituitisi in giudizio, rappresentati e difesi dall’Avv. Andrea ABBAMONTE, presso il quale sono elettivamente domiciliati in Roma, via degli Avignonesi 5, e nei confronti del Comune di CAMPOLI del MONTE TABURNO, in persona del Sindaco p.t., non costituitosi in giudizio, per l’annullamento della sentenza del TAR della Campania, Sede di Napoli, Sezione II, 26 febbraio 2002, n. 1073; visto il ricorso in appello con i relativi allegati; visti gli atti di costituzione in giudizio dei professionisti anzidetti; viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; visti gli atti tutti di causa; relatore, alla pubblica udienza del 4 giugno 2002, il Cons. Paolo BUONVINO; uditi i difensori delle parti come da verbale d’udienza; visto il dispositivo n……. pubblicato il……. Ritenuto e considerato, in fatto e in diritto, quanto segue: F A T T O 1) - Con la sentenza in forma semplificata qui appellata il TAR ha accolto il ricorso proposto dagli odierni appellati e dall’Arch. Michele CENNAMO per l’annullamento del verbale di gara 9 novembre 2001, con il quale è stata disposta l’aggiudicazione in favore dell’ATP Gambardella dei servizi attinenti alla progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva per il recupero del centro storico ai soggetti di cui all’art. 17, comma 12, della legge n. 109/1994 e degli artt. 62/64 del regolamento di cui al d.p.r. n. 554/1999; in quella sede era impugnata anche la nota del Comune di Campoli Monte Taburno 4 dicembre 2001, n. 4152, avente ad oggetto l’affidamento dei servizi anzidetti. Il TAR, in particolare, ha esaminato e accolto, ritenendolo assorbente, l’ultimo dei motivi di ricorso, avendo ritenuto che il dirigente dell’UTC – responsabile del procedimento – non potesse cumulare in sé anche le funzione di Presidente della Commissione valutatrice e di funzionario chiamato, inoltre, all’approvazione delle operazioni concorsuali, non potendo le funzioni esecutive e di controllo cumularsi nel medesimo soggetto; per l’effetto, rimetteva l’affare, salva ogni diversa disposizione statutaria o regolamentare, al dirigente dell’ufficio comunale competente. 2) - Per il raggruppamento di professionisti appellante (Gambardella e altri)  la sentenza sarebbe erronea, non sussistendo, nell’ordinamento attuale, la dedotta incompatibilità. Resistono gli originari ricorrenti (Caporaso e altri) che, nelle proprie difese, insistono per il rigetto dell’appello e, comunque, ove occorra, ribadiscono le ulteriori censure, assorbite dal TAR. Con memorie conclusionali le parti ribadiscono i rispettivi assunti difensivi. D I R I T T O 1) - Deducono gli appellanti l’erroneità della sentenza appellata per aver ritenuto fondato e accolto il motivo di primo grado volto a far valere l’illegittimità della procedura concorsuale di cui è causa secondo cui il dirigente dell’UTC – responsabile del procedimento – non può cumulare in sé anche le funzione di Presidente della Commissione valutatrice e di funzionario chiamato, inoltre, all’approvazione delle operazioni di gara, non potendo le funzioni esecutive e di controllo cumularsi nel medesimo soggetto. Nell’attuale ordinamento delle autonomie locali non sarebbe ravvisabile, infatti, una siffatta incompatibilità funzionale. La censura appare fondata. Come ritenuto, in più occasioni, dalla Sezione, infatti, l’art. 6, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, ha novellato l’art. 51 della legge 8 giugno 1990, n. 142, nel senso di rimettere ai dirigenti “la responsabilità delle procedure d’appalto” (oltre alla presidenza delle relative Commissioni valutatrici) e la stipula dei contratti; ebbene, se è rimessa ai dirigenti la responsabilità di tali procedure, ne segue che ai medesimi compete anche il correlativo potere di approvazione per quanto attiene alla verifica tecnica e di legittimità degli atti di gara, a questa ricollegandosi quel perfezionamento dell’iter procedimentale al quale solo può ricollegarsi la responsabilità piena del funzionario (cfr. le decisioni della Sezione 6 maggio 2002, n. 2408; 12 aprile 2001, n. 2293; 26 gennaio 1999, n. 64). 2) - Alla fondatezza, per tali motivi, dell’appello segue l’esigenza di esaminare le ulteriori censure di primo grado, assorbite dal TAR e qui riproposte. Ritiene il Collegio che sia da condividere quella che si appunta contro l’operato della Commissione valutatrice che ha inteso operare, d’ufficio, una riduzione dell’offerta in percentuale del raggruppamento (qui appellante) poi risultato aggiudicatario. In particolare, il presidente della Commissione valutatrice, prima dell’apertura delle buste contenenti le offerte economiche, come emerge dal verbale n. 10, ha precisato “che in ossequio a quanto stabilito dal bando, per quanto attiene all’offerta economica non saranno presi in considerazione ribassi percentuali maggiori del 36%”. Una volta aperte le buste, rilevato che l’offerta del raggruppamento “Gambardella” presentava un ribasso del 38%, la Commissione ha modificato tale valore, riducendolo al 36%, ed ha, quindi, proceduto all’assegnazione dei punteggi, senza ulteriori indagini e, infine, ha aggiudicato la gara a quel raggruppamento. In tal modo, peraltro, ha alterato manifestamente la par condicio tra i concorrenti e favorito uno di essi, avendone fatta salva l’offerta con la sua riduzione, di fatto, ad un livello pari al minimo ritenuto ammissibile. Contenendo, infatti, un ribasso reputato dalla stessa Commissione valutatrice di importo incontestatamente inferiore ai limiti di legge e, in particolare, ai minimi tariffari di cui all’art. 4, comma 12bis, del dl. n. 65/1989, convertito in legge n. 155/1989 (e, sul punto specifico, non vi è contestazione da parte degli odierni appellanti), l’offerta stessa avrebbe dovuto essere direttamente esclusa per violazione di norme inderogabili; trattandosi, del resto, di gara  al di sotto della soglia comunitaria, neppure vi era alcun obbligo o onere della Commissione, una volta constatata la violazione dei minimi tariffari stessi, di sottoporre l’offerta alla verifica dell’anomalia.