OSSERVAZIONI AL PRG



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LINEE-GUIDA PER LA RELAZIONE SUL RENDICONTO 2007



































































































CONSIGLIO DI STATO, SEZ CONSIGLIO DI STATO, SEZ. IV - sentenza 9 giugno 2008 n. 2837   R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) ha pronunciato la seguente D E C I S I O N E Sul ricorso r.g.n.5451/2002 proposto in appello da Sandro, Dario e Valentina Ricci, e Francesca Abati, in proprio e quale erede del sig.Sergio Ricci, rappresentati e difesi dall’avv. Felix Hofer, con domicilio in Roma al Lungotevere Flaminio n.46 presso lo studio del dott. Gian Marco Grez, contro Comune di Siena, in persona del sindaco p.t., rappresentato e difeso dall’avv. F. Pisillo, con il quale domicilia in Roma al Lungotevere Flaminio 46 presso studio Grez, Regione Toscana, in persona del l.r.p.t., rappresentata e difesa dall’avv. Mary Rosi Ciofi e dall’avv. Fabio Lorenzoni con domicilio eletto presso lo studio del secondo in Roma alla via del Viminale n.43, per l’annullamento della sentenza n.994/2001 della terza sezione del TAR Toscana, depositata in data 31.5.2001, con la quale sono stati decisi i ricorsi nn.1329/1995, 1829/1995, 1993/1995, 3326/1995, proposti dai signori Sergio Ricci e Francesca Abati, Sul ricorso r.g.n.10527/2004 proposto da Valentina Ricci, Dario Ricci, quali eredi e aventi causa del padre defunto Sergio Ricci, la signora Francesca Abati, in proprio e quale erede del defunto marito Sergio Ricci, rappresentati e difesi dall’avv. dall’avv. Felix Hofer, con domicilio in Roma al Lungotevere Flaminio n.46 presso lo studio del dott. Gian Marco Grez, contro comune di Siena, in persona del sindaco p.t., rappresentato e difeso dall’avv. F. Pisillo, con il quale domicilia in Roma al Lungotevere Flaminio 46 presso lo studio Grez, Visti i ricorsi con i relativi allegati; Visti gli atti di costituzione in giudizio del comune di Siena e della Regione Toscana; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Relatore alla udienza pubblica del 20 maggio 2008 il Consigliere Sergio De Felice; Uditi gli avvocati delle parti, come da verbali di causa; Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue; FATTO I signori Ricci Sergio e Abati Francesca proprietari di un terreno e immobili in Siena alla via S.Abbondio n.13 impugnavano con distinti quattro ricorsi i seguenti atti. Con il ricorso 1329/95 impugnavano la ordinanza del comune di Siena di provvedere alla demolizione del manufatto ritenuto abusivo; con il ricorso 1829/95 impugnavano la ordinanza di revoca della precedente ordinanza e ordinanza di demolizione; con il ricorso r.g.n.1993/95 impugnavano la deliberazione del Consiglio comunale di Siena n.554 del 1990 e n.555 del 1990 recanti adozione del nuovo Piano Regolatore Comunale nonché delibera di approvazione del Consiglio Regionale della Regione Toscana; con ricorso r.g.n.3326/95 impugnavano la reiezione della domanda di concessione edilizia in sanatoria presentata ai sensi dell’art. 13 l.47/1985. Con una prima ordinanza era stata ordinata la sospensione dei lavori; successivamente era stata ordinata la demolizione del manufatto realizzato dal signor Ricci in aderenza a fabbricato rurale in località strada S.Abbondio n.13. Poiché tra i motivi di ricorso r.g.n.1329/95 veniva svolta la censura riguardante la notifica al solo Ricci Sergio e non anche a Abate Francesca, il comune successivamente, in data 13.4.95, revocava tale atto e contestualmente intimava ad entrambi i coniugi la demolizione del manufatto. Con ricorso 1389/95 veniva impugnato anche tale atto facendo presente che era stata presentata istanza di sanatoria. Con il ricorso 1923/95 venivano impugnati gli atti di adozione e approvazione del piano regolatore, lamentando in sostanza la mancanza di adeguata motivazione rispetto al sacrificio del privato, la contraddittorietà, la circostanza che la approvazione non aveva tenuto conto delle numerose osservazioni. Successivamente il comune di Siena si pronunciava sulla istanza di sanatoria, decidendone la reiezione. Con la impugnata sentenza (n.994/2001) il primo giudice, previa riunione, decideva i quattro ricorsi. Il primo ricorso (r.g.n.1329/95) veniva dichiarato improcedibile perché il precedente atto era stato rimosso dal mondo giuridico revocandolo e/o annullandolo; anche il ricorso 1829/95 veniva dichiarata improcedibile perché era stata presentata istanza di sanatoria; il terzo ricorso (r.g.n.1993/95) veniva rigettato perché infondato in base al principio della ampia discrezionalità della amministrazione in sede di pianificazione, al principio della insussistenza dell’obbligo di motivazione puntuale e alla non irrazionalità e illogicità delle scelte; il quarto ricorso (r.g.n.3326/1995) veniva rigettato in quanto ritenuto infondato rispetto alle dedotte censure. Con altra sentenza (n.5401/2003) il TAR Toscana si pronunciava in merito alla domanda di annullamento proposta da Sandro, Dario e Valentina Ricci, e Francesca Abati, in proprio e quale erede del sig.Sergio Ricci, impugnavano una nuova ingiunzione con ordine di demolizione. Venivano dedotte le censure di eccesso di potere e violazione di legge sotto vari profili. La prima sentenza (994/2001) viene impugnata con il ricorso in appello 5451/2002. Gli appellanti dichiarano di non avere interesse sui ricorsi 1329/95 e 1829/95; dichiarano di avere interesse sui ricorsi 1993/95 e 3326/95. Ripropongono le censure relative alla necessità della adeguata motivazione in presenza di aspettative qualificate; ripropongono le censure relative alla mancata motivazione sulle osservazioni; lamentano la errata interpretazione dell’art. 13 L.47/1985; si lamenta la erroneità della collocazione dell’intervento in "zona territoriale A"; si lamenta la erroneità della qualificazione del manufatto come "nuova costruzione"; si rappresenta che l’intervento non incide sulla linea dei crinali. La seconda sentenza (n.5401/2003) viene impugnata con il ricorso in appello r.g.n.10527/2004. Si fa presente che la sospensione ex art. 295 c.p.c. doveva essere disposta. Si lamenta che la rinnovazione della ingiunzione di demolizione doveva avvenire rinnovando il procedimento sanzionatorio. Poiché le opere risalivano a ben sette anni prima, doveva disporsi la descrizione delle opere abusive; era necessaria una nuova istruttoria. Alla udienza pubblica del 20 maggio 2008 le cause sono state trattenute in decisione. DIRITTO 1.In via preliminare deve disporsi la riunione per connessione oggettiva e in parte soggettiva delle cause. 2.Avendo gli appellanti dichiarato di non avere più interesse sui primi due ricorsi (di primo grado) del primo appello, non può che dichiararsi la parziale improcedibilità dell’appello. 3.Si può prescindere dall’esame del motivo di appello incidentale proposto dal comune di Siena – che pertanto è inammissibile per difetto di interesse - che riguarda la asserita tardività del ricorso avverso l’adozione e approvazione del piano, che decorrerebbe dalla pubblicazione, in quanto l’appello principale è comunque infondato. 4.Per il resto, in relazione al primo appello (r.g.5451/2002) va affrontata la questione relativa all’obbligo di motivazione in relazione alle osservazioni presentate dai privati (il comune non ha contro dedotto alle osservazioni, né la Regione nella approvazione ha tenuto conto delle osservazioni), alla scelta di divisione in sottozone, alle limitazioni di edificabilità peggiorative. Con riguardo alla impugnativa della adozione e approvazione del piano regolatore generale del comune di Siena, gli appellanti lamentano il difetto di motivazione, la circostanza che la divisione in sottozone sia peggiorativa della precedente normativa urbanistica e in contraddizione con i precedenti provvedimenti; si lamenta che le limitazioni previste siano di tipo espropriativo e non solo conformativo, andando a prevedere praticamente una inedificabilità assoluta; si lamenta una disparità di trattamento rispetto a fabbricati o annessi agricoli situati in altre zone del comune di Siena. Il provvedimento regionale di approvazione non terrebbe conto delle osservazioni dei privati, alle quali neanche il comune avrebbe adeguatamente controdedotto. Il motivo è infondato, in relazione alla consolidata giurisprudenza del giudice amministrativo sui limiti di sindacabilità delle scelte di piano, sulla adeguatezza della motivazione di scelte anche peggiorative, sulla natura dei vincoli, che nella specie sono di tipo conformativo e non già espropriativo. Le osservazioni dei privati ai progetti di strumenti urbanistici sono un mero apporto collaborativo alla formazione di detti strumenti e non danno luogo a peculiari aspettative, con la conseguenza che il loro rigetto non richiede una specifica motivazione, essendo sufficiente che esse siano state esaminate e ritenute in contrasto con gli interessi e le considerazioni generali poste a base della formazione del piano (Consiglio Stato, IV, 21.5.2007, n.2577). Il rigetto delle osservazioni proposte dai privati in sede di formazione del piano regolatore non richiede una particolare motivazione, essendo esse meri apporti collaborativi dati dai cittadini alla formazione dello strumento urbanistico, con la conseguenza che è sufficiente che esse siano state esaminate e ritenute in contrasto con gli interessi e le considerazioni generali poste a base della formazione del piano (C: Stato, IV, 11.10.2007, n.5357). Qualora nelle scelte di pianificazione – che inevitabilmente valorizzano alcune aree mortificando le prospettive di utilizzazione e il valore di scambio di altre – non siano ravvisabili contrasti con l’impostazione tecnico-urbanistica dello strumento urbanistico o non si evidenzi la contrarietà ai principi della logica, è da escludere che possano ritenersi inficiate le scelte edificatorie e non è possibile dare ingresso a censure di disparità di trattamento. La scelta amministrativa sottesa all’esercizio del potere di pianificazione di settore deve obbedire solo al superiore criterio di razionalità nella definizione delle linee dell’assetto territoriale, nell’interesse pubblico alla sicurezza delle persone e dell’ambiente, e non anche ai criteri di proporzionalità distributiva degli oneri e dei vincoli, con la conseguenza che in relazione ad essa non può prospettarsi una disparità di trattamento. Le scelte di pianificazione urbanistica relative ad un determinato terreno o immobile appartengono alla sfera degli apprezzamenti di merito dell’amministrazione, per cui in ordine ad esse non sono ipotizzabili censure di disparità di trattamento basate sulla comparazione con la destinazione impressa ad immobili adiacenti. Le scelte urbanistiche, che di norma non comportano la necessità di specifica giustificazione, oltre quella desumibile dai criteri generali di impostazione del piano o della sua variante, necessitano di congrua motivazione, solo quando incidono su aspettative dei privati particolarmente qualificate, come quelle ingenerate da impegni già assunti dalla amministrazione mediante approvazione di piani attuativi o stipula convenzioni; in tali evenienze, la completezza della motivazione costituisce in......