P.M. CON DOTAZIONE DI ARMI: L'OBIETTORE NON PUO' ESSERE ASSUNTO



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LIMITI ALLA GIURISDIZIONE DELLA CORTE DEI CONTI SU SOCIETA'



































































































N N. 08997/2009 REG.DEC. N. 00193/2005 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) ha pronunciato la presente DECISIONE Sul ricorso numero di registro generale 193 del 2005, proposto da: Iannuzzi Antonio, rappresentato e difeso dall'avv. Alfonso Di Amato, con domicilio eletto presso Arnaldo Miglino in Roma, via della Giuliana 44; contro Guzzo Gaetana, rappresentato e difeso dall'avv. Marcello Feola, con domicilio eletto presso Francesco Castiello in Roma, via G. Cerbara, 64; nei confronti di Comune di Novi Velia; per la riforma della sentenza del Tar Campania - Salerno Sez. I n. 1854/2004, resa tra le parti, concernente CONCORSO PER LA COPERTURA DI UN POSTO DI ISTRUTTORE DI VIGILANZA - CAT. C.   Visto il ricorso in appello con i relativi allegati; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 3 luglio 2009 il dott. Giancarlo Montedoro e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue: FATTO Con il ricorso in appello in epigrafe indicato il signor Iannuzzi Antonio chiedeva l’annullamento o la riforma della sentenza del Tar Campania, Salerno, Sezione I, n. 1854 del 2004 con la quale era stato accolto il ricorso proposto dalla signora Guzzo Gaetana contro il Comune di Novi Velia e nei confronti di Antonio Iannuzzi, per l’annullamento della determina del direttore generale del Comune di Novi Velia n. 11 del 25 novembre 2002, con cui venivano approvati gli atti concorsuali e veniva nominato il sig. Iannuzzi Antonio nel posto di istruttore di vigilanza – cat. C nonché del provvedimento della commissione di concorso, reso nella seduta del 9 novembre 2002, nella parte in cui dichiarava il signor Iannuzzi vincitore del concorso e della determina del Direttore Generale nella parte in cui ammetteva al concorso il signor Iannuzzi Antonio ed, eventualmente, dell’ art. 4 lett. F ) del bando di concorso e dell’art. 35 del regolamento di polizia municipale, nonché infine per la declaratoria del diritto della signora Guzzo Gaetana ad essere dichiarata vincitrice del concorso. Il ricorso di primo grado della signora Guzzo impugnava i predetti provvedimenti , specificando in punto di fatto che la ricorrente aveva partecipato al concorso pubblico , per titoli ed esami, bandito dal Comune di Novi Velia, per la copertura di un posto di istruttore di vigilanza Cat. C. La ricorrente in primo grado sottolineava di essersi classificata seconda in graduatoria, con punti 75, subito dopo il controinteressato Iannuzzi, dichiarato vincitore con punti 77,25. Deduceva la ricorrente i seguenti motivi : 1) violazione degli artt. 3 e 5 della legge 7 marzo 1986 n. 65 , del D.M. 4 marzo 1987 n. 145, degli artt. 1 e 15 della legge 8 luglio 1998 n. 230 e del regolamento di polizia municipale e dell’art. 97 Cost. nonché eccesso di potere per difetto dei presupposti , di istruttoria e contraddittorietà, in quanto il controinteressato avrebbe dovuto essere escluso dal concorso quale obiettore di coscienza; in via subordinata violazione dell’art. 3 della legge 7 agosto 1990 n. 241, dell’art. 12 del d.p.r. 9 maggio 1994 n. 487 e dell’art. 3 del bando di concorso e dell’art. 97 Cost. ed eccesso di potere per disparità di trattamento per mancata predeterminazione dei criteri valutativi della prova orale. Il Tar Campania- Salerno, con la sentenza impugnata, ha ritenuto fondato il ricorso. La premessa della decisione è costituita dall’art. 15 comma 7 della legge n. 230 del 1998 che dispone “ a coloro che sono stati ammessi a prestare servizio civile è vietato partecipare ai concorsi per l’arruolamento nelle Forze armate, nell’Arma dei carabinieri, nel Corpo della Guardia di Finanza, nella Polizia di Stato, nel Corpo di Polizia penitenziaria e nel Corpo Forestale dello Stato, o per qualsiasi altro impiego che comporti l’uso delle armi.” A sua volta – hanno osservato i giudici di primo grado – il regolamento di polizia municipale del comune resistente stabilisce che gli addetti al servizio di polizia municipale sono tenuti a svolgere le funzioni di polizia giudiziaria e di polizia di sicurezza, tanto che a ciascuno di essi deve essere data in dotazione un’arma, rivestendo la qualità di agente di pubblica sicurezza. Il Comune resistente si è difeso sostenendo che, nel lavoro del vigile urbano , l’uso delle armi è solo eventuale. Il Tar ha ritenuto l’argomento inconferente, alla luce anche della mera potenzialità di poter essere adibito, per necessità di servizio, a funzioni di agente di pubblica sicurezza. L’appello sostiene che la sentenza di primo grado si baserebbe sul presupposto erroneo secondo cui, colui che assume la qualifica di vigile urbano deve poter necessariamente esercitare le funzioni di polizia giudiziaria e di sicurezza. Il regolamento comunale prescrive, come già la legge n. 65 del 1986 , che le funzioni di polizia di pubblica sicurezza sono conferite agli addetti al servizio di polizia municipale con apposito provvedimento prefettizio adottato all’esito di apposito procedimento. Quindi non tutti coloro che rivestono la qualifica di vigile urbano assumono , all’esito del procedimento eventualmente attivato dal Sindaco, la qualifica di agente di pubblica sicurezza che assume una portata soltanto eventuale. Poi l’interpretazione dell’art.15 comma 7 della legge 8 luglio 1998 n. 230 deve essere quella per cui l’impiego non accessibile all’obiettore è quello e solo quello che comporti necessariamente ed obbligatoriamente l’uso delle armi. E’ pacifico invece che il possesso della qualifica di vigile urbano non comporti il possesso della qualifica di agente di pubblica sicurezza e che, quest’ultima qualifica, a sua volta, non comporti quale conseguenza automatica, l’obbligo di portare le armi. Tanto che l’art. 15 comma 1 del regolamento di Polizia municipale del Comune di Novi Velia prevede che “agli addetti al corpo di polizia municipale, con le modalità previste dall’art. 7 comma 5, del presente regolamento, è data in consegna l’arma , così come previsto dal D.M. interno n. 145 del 4 marzo 1987, emanato ai sensi della legge n. 65 del 1986”. L’art. 5 comma 5 della legge ( nulla disponendo l’art. 7 comma 5 del regolamento che non esiste ) prevede che “gli addetti al servizio di polizia municipale, ai quali è conferita la qualità di agente di pubblica sicurezza, possono, previa deliberazione in tal senso del Consiglio Comunale, portare, senza licenza, le armi, di cui possono essere dotati in relazione al tipo di servizio, nei termini e nelle modalità previsti dai rispettivi regolamenti, anche fuori dal servizio, purché nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza e nei casi di cui all’art. 4. Tali modalità e tali casi sono stabiliti, in via generale, con apposito regolamento, approvato con decreto del Ministro dell’Interno, sentita l’Associazione nazionale dei comuni d’Italia. Detto regolamento stabilisce anche la tipologia , il numero delle armi in dotazione e l’accesso ai poligoni di tiro per l’addestramento al loro uso”. Anche da questa norma si evincerebbe che il possesso dell’ arma è solo eventuale ed all’esito di un ulteriore procedimento; trattandosi di una mera facoltà rimessa alla valutazione del competente organo deliberativo. In sostanza l’obiettore di coscienza potrebbe ben fare il vigile urbano senza attribuzione della qualifica di agente di pubblica sicurezza. L’art. 15 comma 3 del regolamento comunale citato dal giudice di prime cure sarebbe applicabile ai soli vigili in possesso della qualifica di agente di pubblica sicurezza ma non potrebbe essere inteso nel senso che i servizi indicati dalla medesima norma ( vigilanza, polizia stradale, ordine pubblico,polizia giudiziaria e servizi di vigilanza e protezione della casa comunale ) debbano essere svolti con le armi da tutti i vigili urbani. Il bando di concorso, poi, non aveva previsto, da parte dei candidati, il possesso dei requisiti per ottenere la qualifica di agente di pubblica sicurezza. Nessuno si è costituito per il Comune mentre resiste l’odierna appellata ( già ricorrente e vincitrice in primo grado). DIRITTO L’appello è infondato. La prima eccezione proposta dalla parte appellata attiene alla tardività dell’appello. Si rileva che la sentenza sarebbe stata notificata al sig. Iannuzzi Antonio presso il procuratore domiciliatario in data 19 ottobre 2004 per cui il termine per proporre appello sarebbe scaduto il 18 dicembre 2004. L’appello sarebbe stato notificato dal sig. Iannuzzi solo in data 28 dicembre 2004 . Si sostiene che il trasferimento dello studio del domiciliatario presso cui aveva eletto domicilio l’appellata non varrebbe a giustificare l’insanabile ritardo della notifica dell’appello. Si lamenta la circostanza relativa alla mancata autorizzazione del Consiglio di Stato ad effettuare una notifica tardiva al nuovo domicilio.