PATENTE A PUNTI: PER COMMINARE LA SANZIONE OCCORRE INDIVIDUARE IL CONDUCENTE



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ILLEGITTIMI I PROVVEDIMENTI A FIRMA CONGIUNTA SINDACO-DIRIGENTE



































































































REPUBBLICA ITALIANA REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE COSTITUZIONALE Sentenza 27/2005 Giudizio Presidente ONIDA Relatore QUARANTA Camera di Consiglio del 15/12/2004 Decisione del 12/01/2005 Deposito del 24/01/2005 Pubblicazione in G. U. Ordinanze di rimessione 120/2004 267/2004 465/2004 503/2004 569/2004 575/2004 643/2004 658/2004 701/2004 721/2004 722/2004 Massime: SENTENZA N.27 ANNO 2005 composta dai signori: - Valerio ONIDA Presidente - Fernanda CONTRI Giudice - Guido NEPPI MODONA " - Piero Alberto CAPOTOSTI " - Annibale MARINI " - Franco BILE " - Giovanni Maria FLICK " - Francesco AMIRANTE " - Ugo DE SIERVO " - Romano VACCARELLA " - Paolo MADDALENA " - Alfio FINOCCHIARO " - Alfonso QUARANTA " - Franco GALLO " ha pronunciato la seguente SENTENZA nei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 204-bis, comma 3, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), disposizione introdotta dall'art. 4, comma 1-septies, del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito con modificazioni nella legge 1ø agosto 2003, n. 214, e dell'art. 126-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, aggiunto dall'art. 7 del decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9 (Disposizioni integrative e correttive del nuovo codice della strada, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 22 marzo 2001, n. 85), modificato dall'art. 7, comma 3, lettera b), del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151, convertito con modificazioni nella legge 1ø agosto 2003, n. 214, promossi con ordinanze dell'8 novembre 2003 dal Giudice di pace di Voltri, del 5 dicembre 2003 dal Giudice di pace di Mestre, del 23 febbraio 2004 dal Giudice di pace di Ficarolo, del 16 marzo 2004 dal Giudice di pace di Bra, del 17 febbraio 2004 dal Giudice di pace di Mestre, del 26 gennaio 2004 dal Giudice di pace di Montefiascone, del 30 e del 26 aprile 2004 dal Giudice di pace di Lanciano, del 12 maggio 2004 dal Giudice di pace di Carrara e del 10 maggio 2004 (n. 2 ordinanze) dal Giudice di pace di Casale Monferrato, rispettivamente iscritte ai nn. 120, 267, 465, 503, 569, 575, 643, 658, 701, 721 e 722 del registro ordinanze 2004 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 11, 23, 25, 26, 32, 36 e 38, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 15 dicembre 2004 il Giudice relatore Alfonso Quaranta. Ritenuto in fatto 1.ó Il Giudice di pace di Genova, sezione distaccata di Voltri (r.o. n. 120 del 2004), ha sollevato questione di legittimità costituzionale - per la violazione degli articoli 3, 24, primo comma, e 113, secondo comma, della Costituzione - dell'art. 204-bis, comma 3, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), disposizione introdotta dall'art. 4, comma 1-septies, del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), aggiunta dalla legge di conversione 1ø agosto 2003, n. 214. Il medesimo giudice rimettente - ipotizzando esclusivamente il contrasto con l'art. 3 della Costituzione - ha sollevato questione di legittimità costituzionale anche dell'art. 126-bis, comma 2, del medesimo d.lgs. n. 285 del 1992, introdotto dall'art. 7 del decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9 (Disposizioni integrative e correttive del nuovo codice della strada, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 22 marzo 2001, n. 85), nel testo risultante all'esito della modifica apportata dall'art. 7, comma 3, lettera b), del gi… segnalato d.l. n. 151 del 2003, come modificato - a propria volta - dalla summenzionata legge di conversione n. 214 del 2003. Il suddetto articolo 126-bis, comma 2, del d.lgs. n. 285 del 1992 Š censurato dal rimettente genovese nella parte in cui prevede che nel caso di mancata identificazione del conducente la segnalazione della decurtazione del punteggio attribuito alla patente di guida deve essere effettuata a carico del proprietario del veicolo, salvo che lo stesso non comunichi entro 30 giorni i dati personali e della patente del conducente. I Giudici di pace di Mestre (r.o. nn. 267 e 569 del 2004), Ficarolo (r.o. n. 465 del 2004), Bra (r.o. n. 503 del 2004), Montefiascone (r.o. n. 575 del 2004), Lanciano (r.o. nn. 643 e 658 del 2004), Carrara (r.o. n. 701 del 2004) e Casale Monferrato (r.o. nn. 721 e 722 del 2004), hanno, a loro volta, sollevato questione di legittimità costituzionale - deducendo, nel complesso, la violazione degli articoli 3, 24, 25 (l'indicazione di quest'ultimo parametro apparendo, per vero, frutto di un laspsus calami) e 27 della Costituzione - sempre dell'art. 126-bis, comma 2 (ma, invero, la prima ordinanza di rimessione pronunciata dal rimettente di Mestre parrebbe investire l'intero articolo), del d.lgs. n. 285 del 1992. 1.1.ó Riferisce il primo dei rimettenti (r.o. n. 120 del 2004) di essere investito della decisione del ricorso proposto - a norma dell'art. 204-bis del codice della strada - avverso un verbale di contestazione di infrazione stradale, con il quale Š stata irrogata la sanzione amministrativa pecuniaria di euro 137,55 e la sanzione amministrativa accessoria della decurtazione di punti sei dal punteggio attribuito alla patente di guida di veicoli a motore. Deduce, altresì, il Giudice di pace di Genova che il ricorrente non ha provveduto al versamento della somma pari alla metà del massimo edittale della sanzione inflitta, come previsto dal comma 3 del predetto art. 204-bis, evidenziando, inoltre, che l'interessato - nel suo ricorso - ha sottolineato che il veicolo al momento dell'infrazione era in uso alla propria moglie. Ciò premesso, il giudice a quo ipotizza - innanzitutto - il contrasto dell'art. 204-bis, comma 3, del d.lgs. n. 285 del 1992, con gli artt. 3, 24, primo comma, e 113, secondo comma, della Costituzione. La norma di legge suddetta, infatti, violerebbe l'art. 3 della Carta fondamentale sotto il profilo della irragionevole disparità di trattamento realizzata tra quanti adiscono le vie giudiziali per l'annullamento del verbale di contestazione dell'infrazione stradale, e coloro che - in alternativa - decidano o di proporre, allo stesso scopo, ricorso amministrativo all'autorità prefettizia, ovvero impugnino direttamente la c.d. "ordinanza-ingiunzione", giacchè‚ l'incombente procedurale di cui al comma 3 dell'art. 204-bis non Š imposto a chi ricorra al prefetto ai sensi dell'art. 203 del d.lgs. n. 285 del 1992, ovvero a chi, ai sensi degli artt. 204-bis e 205, ricorra al giudice di pace avverso l'ordinanza ingiunzione del prefetto. Un secondo motivo d'incostituzionalità, prosegue il rimettente, sarebbe, inoltre, ravvisabile in relazione all'art. 24, primo comma, della Costituzione, giacchè‚ l'imposizione dell'onere procedurale previsto dalla norma impugnata limiterebbe ingiustificatamente la possibilità di agire in giudizio per la tutela dei diritti, non essendo difatti dettata da ragioni di giustizia o di carattere processuale. Infine, conclude sul punto il rimettente, un ulteriore autonomo profilo d'incostituzionalità dovrebbe riscontrarsi riguardo all'art. 113, secondo comma, della Costituzione, atteso che esso prevede che la tutela giurisdizionale contro gli atti della pubblica amministrazione non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione. Inoltre, il Giudice di pace di Genova solleva questione di legittimità costituzionale anche dell'art. 126-bis, comma 2, del medesimo d.lgs. n. 285 del 1992. Siffatta disposizione, nella parte in cui prevede che nel caso di mancata identificazione del conducente, la segnalazione della decurtazione del punteggio attribuito alla patente di guida deve essere effettuata a carico del proprietario del veicolo, salvo che lo stesso non comunichi, entro 30 giorni, i dati personali e della patente del conducente, sarebbe in contrasto con l'art. 3 della Costituzione, configurando un caso di responsabilit… oggettiva a carico del proprietario del veicolo, giacchè‚ questi risponderebbe per fatto altrui. Orbene, prosegue il giudice a quo, mentre il ricorso a tale modello di responsabilità può apparire corretto nelle ipotesi previste dagli articoli 196 del codice della strada e 2054 del codice civile (poichè‚ in tali casi la responsabilità solidale del proprietario del veicolo, per l'aspetto puramente riparatorio, risponde alla duplice necessità di evitare che molte norme sulla circolazione stradale restino eluse, e che i danneggiati in sinistri stradali possano non ottenere il giusto risarcimento), Š, per contro, irragionevole che il proprietario del veicolo sia punito per un fatto che non ha commesso, o che non ha neppure concorso a realizzare. D'altra parte, osserva ulteriormente il rimettente, l'art. 3 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), enuncia il principio della responsabilità personale in tema di sanzioni amministrative di natura punitiva (a tale categoria appartenendo la misura della decurtazione dei punti dalla patente, dovendo essa considerarsi sanzione accessoria avente carattere strettamente punitivo personale), di talchè‚ la disposizione impugnata - nella misura in cui introdurrebbe una deroga a tale principio - realizzerebbe una disparità di trattamento tra i trasgressori di alcune norme del codice della strada ed i trasgressori di altre norme amministrative. Infine, conclude il rimettente genovese, poichè‚ nel nostro ordinamento è consentito ad una persona fisica di essere proprietario di veicoli a motore pur non essendo titolare di patente di guida, l'art. 126-bis, comma 2, del d.lgs. n. 285 del 1992 realizzerebbe una disparità di trattamento tra soggetti proprietari del veicolo oggetto dell'infrazione muniti della patente di guida e quelli che ne sono privi, risultando di fatto punibili con la decurtazione del punteggio solo i primi. 1.2.ó Il Giudice di pace di Mestre, con due distinte ordinanze (r.o. nn. 267 e 569 del 2004), ha sollevato - ipotizzando il contrasto, nella prima ordinanza, con il solo art. 3 della Costituzione, e, nella seconda, anche con gli artt. 24 e 27 della Carta fondamentale - questione di legittimità costituzionale dell'art. 126-bis, comma 2 (ma, come gi… rilevato, la prima ordinanza di rimessione parrebbe censurare l'intero articolo), del d.lgs. n. 285 del 1992. 1.2.1.ó In particolare, nella prima delle due ordinanze (r.o. n. 267 del 2004), il giudice a quo censura la disposizione suddetta nella parte in cui non prevede l'inapplicabilità della sanzione accessoria della detrazione dei punti sulla patente di guida in difetto della normativa di attuazione dei previsti corsi di recupero. Il rimettente descrive, preliminarmente, l'oggetto del giudizio a quo, consistente nella decisione di un ricorso (proposto avverso verbale di contestazione di infrazione risalente al 3 luglio 2003) nel quale si deduce l'illegittimità della norma che introduce la sanzione accessoria della detrazione dei punti dalla patente di guida, atteso che la nuova disciplina sarebbe incompleta non essendo stata introdotta la puntuale disciplina dei c.d. corsi di recupero, che dovrebbero, secondo il disegno del legislatore, consentire al conducente sanzionato il recupero dei punti detratti. Ciò premesso, il Giudice di pace di Mestre (sempre nella prima - r.o. n. 267 del 2004 - delle due ordinanze da esso pronunciate) deduce come la disciplina applicabile al momento della contestata infrazione risulti quella prevista dal d.l. n. 151 del 2003, che avrebbe fissato quale data di entrata in vigore del d.lgs. n. 9 del 2002 (cioè il testo normativo recante la disciplina relativa alla "patente a punti") quella del 1ø luglio 2003. Poichè, però, soltanto con decreto ministeriale del 29 luglio 2003 (Programmi dei corsi per il recupero dei punti della patente di guida), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 6 agosto 2003, sono state introdotte le norme di dettaglio sull'organizzazione dei corsi di recupero previsti dall'art. 126-bis¯ del codice della strada, emergerebbe secondo il rimettente dalla descritta successione di norme (.) l'impossibilità giuridica, per un trasgressore sanzionato nel periodo dal 1ø luglio al 6 agosto 2003¯ (tale essendo l'evenienza ricorrente nel caso oggetto del giudizio a quo) di accedere al meccanismo di recupero dei punti persi. In forza di tali rilievi, il Giudice di pace di Mestre pone in luce come, a fronte dell'imposizione di una sanzione, per la quale sono previsti rimedi di natura riabilitativa, risulti in concreto negato al soggetto sanzionato l'accesso incondizionato ai benefici previsti, con evidente ed ingiustificata disparità di trattamento dipendente esclusivamente dal momento in cui la sanzione viene applicata, ciò che renderebbe la disciplina suddetta non conforme a Costituzione. Su tali presupposti, quindi, il rimettente - non senza osservare, in punto di rilevanza della questione sollevata, come la stessa all'evidenza risulti pregiudiziale rispetto alla decisione della causa devoluta al suo esame - ha concluso per la declaratoria d'incostituzionalità della norma impugnata. 1.2.2.ó Con la seconda delle citate ordinanze (r.o. n. 569 del 2004), il Giudice di pace di Mestre censura sotto altro profilo - per violazione degli articoli 3, 24 e 27 della Costituzione - l'art. 126-bis del codice della strada. Il rimettente - premesso di giudicare del ricorso proposto avverso il verbale con cui la polizia municipale di Venezia contestava al proprietario di un veicolo, benchè‚ non conducente, l'avvenuta violazione dell'art. 142, comma 9, del codice della strada - deduce che il suddetto art. 126-bis violerebbe gli artt. 3 e 27 della Costituzione in quanto prevede una sanzione amministrativa personale in virtù di una responsabilità oggettiva (e segnatamente nella parte in cui stabilisce che la decurtazione del punteggio dalla patente venga effettuata a carico del proprietario del veicolo, in caso di perdurante mancata identificazione del conducente responsabile dell'infrazione), nonchè‚ gli artt. 24 e 27 della Costituzione, nella parte in cui dispone (al comma 2) che, qualora il proprietario ometta di comunicare i dati personali e della patente del conducente del veicolo, si applichi a suo carico la sanzione prevista dall'art. 180, comma 8¯ del medesimo codice della strada. Con riferimento, in particolare, alla prima censura (quella che ipotizza la violazione degli artt. 3 e 27 Cost.), il giudice a quo assume che la previsione della decurtazione dei punti dalla patente, a carico del proprietario del veicolo, appare in contrasto con l'insieme del sistema sanzionatorio previsto per le contravvenzioni stradali (sistema, a suo dire, costituito da norme che applicano i principI costituzionali), e ciò in quanto la solidarietà passiva del conducente e del proprietario Š prevista solo per le sanzioni pecuniarie (giusto il disposto dell'articolo 196 del codice della strada), risultando non (.) trasmissibili le sanzioni non pecuniarie (.) ad altro soggetto diverso da quello che ha commesso la violazione (in virtù di quanto stabilito dall'art. 210 del medesimo codice). Quanto, invece, alla seconda censura, e cioè il prospettato contrasto con gli artt. 24 e 27 della Carta fondamentale, la stessa si fonda sulla constatazione che l'impugnato art. 126-bis - l… dove fa carico al proprietario del veicolo di comunicare i dati personali e della patente del conducente autore dell'infrazione - costringe il proprietario del veicolo che non conosce il conducente (come nel caso di specie, dove il proprietario è legale rappresentante di due società, e il ciclomotore è utilizzato dai dipendenti e dai parenti) ad una omissione, che ha come effetto il pagamento di una pena pecuniaria e l'irrogazione della pena accessoria della decurtazione dei punti della patente, quest'ultima essendo destinata, inoltre, a "modificarsi" - secondo il rimettente - a seconda delle condizioni e status del proprietario, il quale soltanto se titolare di patente viene colpito Orbene, tale regime sanzionatorio - essendo previsto per un'omissione che, il pi— delle volte (anche in ragione del notevole lasso di tempo che usualmente trascorre tra l'accertamento dell'infrazione a carico del conducente e la richiesta dei suoi dati personali, e della patente di guida, rivolta al proprietario del veicolo), si risolve in una incolpevole dimenticanza del fatto - appare al rimettente in contrasto con l'art. 27 della Costituzione. Mutuando dal diritto penale, egli osserva, è necessario che l'atto......