PER IL CONDONO È INDISPENSABILE L'ABILITÀ



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Servizi minimi essenziali in caso di sciopero



































































































REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia - Sezione staccata di Brescia - ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso n. 625 del 1991  proposto da PACCANI  CESARE, cui sono subentrati gli eredi BARONCHELLI ERMINIA, PACCANI GIUSEPPINA, PACCANI ANTONELLA e PACCANI  BARBARA, rappresentati e difesi dall’Avv. Marchesi Gianfranco ed elettivamente domiciliati presso il suo studio in Bergamo, p.tta San Bartolomeo n. 5/B, contro il COMUNE di TORRE  BOLDONE, in persona del Sindaco pro tempore, costituitosi in giudizio, rappresentato dagli Avv.ti Daminelli Francesco e Codignola Enrico ed elettivamente domiciliato presso lo studio di quest’ultimo in Brescia, via Romanino n. 16; per  l’ANNULLAMENTO della concessione edilizia in sanatoria 28.3.1991 prot. n. 7461/85, nella parte in cui esclude la destinazione d’uso residenziale dell’opera condonata. Visto il ricorso  con i relativi allegati; Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Torre Boldone; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle proprie difese; Vista l’ordinanza con la quale è stata dichiarata l’interruzione del processo; Visto l’atto di riassunzione del processo; Visti gli atti tutti della causa; Designata quale relatore, alla pubblica udienza del 10.5.2002, la dott.ssa  Rita Tricarico; Uditi i difensori delle parti; Ritenuto in fatto e in diritto quanto segue: FATTO In data 7.11.1985 il ricorrente Paccani Cesare ha presentato presso il Comune di Torre Bordone domanda di sanatoria ai sensi dell’art. 31 e ss. della L. 28.2.1985, n. 47, con riferimento a mansarda, realizzata anteriormente al 1967, all’interno di fabbricato di sua proprietà sito nel comune medesimo. Con nota del 27.4.1987, il Comune in questione ha richiesto il deposito di documentazione integrativa. In data 28.3.1991, lo stesso ha rilasciato la concessione in sanatoria. Tuttavia detto provvedimento prevedeva la sanatoria “limitatamente alle opere murarie con esclusione delle destinazioni d’uso residenziali” per dichiarata assenza dei requisiti minimi di abitabilità. Il citato provvedimento è stato gravato col presente ricorso, nel quale sono stati dedotti i seguenti motivi di censura: 1) mancata e/o falsa applicazione dell’art. 35, 12° comma della L. 28.2.1985, n. 47; 2) mancata e/o falsa applicazione degli artt. 31 e 35 della L. 28.2.1985, n. 47; 3) eccesso di potere per difetto di motivazione; 4) eccesso di potere per manifesta contraddittorietà. Si è costituito in giudizio il Comune intimato. Medio tempore, in data 19.8.1991, la USL di Bergamo ha dichiarato di aver rilevato, nel corso di un sopralluogo richiesto dal Comune, “l’assoluta inabitabilità dei locali in quanto privi di aerazione diretta e con altezze non regolamentari”. Pertanto, con ordinanza sindacale 5.9.1991 n. prot. 6545 n. reg. ord. 53, al ricorrente è stato ordinato di sgomberare i locali di cui trattasi. A seguito di decesso del ricorrente intervenuto in data 11.1.1994, con istanza del 27.1.1997, l’Avv. Marchesi ha chiesto la fissazione di apposita udienza per la dichiarazione dell’interruzione del processo ai sensi dell’art. 300 c.p.c.. L’interruzione è stata, perciò, dichiarata da questo Tribunale con ordinanza n. 673 pronunciata il 23.5.1997 e depositata l’11.6.1997. Con atto del 7.7.1997, gli eredi del defunto ricorrente hanno provveduto alla riassunzione del processo ai sensi dell’art. 303 c.p.c.. Alla pubblica udienza del 10.5.2002 il ricorso è stato infine trattenuto in decisione.   DIRITTO 1- Con riferimento alla concessione edilizia in sanatoria nella parte qui gravata, si deduce innanzi tutto la violazione dell’art. 35, 12° comma della L. 28.2.1985, n. 47, in quanto la stessa è stata adottata ben oltre il termine di ventiquattro mesi dalla presentazione della domanda, ivi previsto per il perfezionarsi del silenzio assenso. A dire dei ricorrenti, ciò avrebbe determinato l’accoglimento in toto dell’istanza di sanatoria in questione. Il vizio è infondato. 1.1 - Si precisa al riguardo che il Comune, titolare del potere di pronunciarsi in modo espresso anche successivamente allo spirare del detto termine, il quale non vale ex se a consumare il potere stesso, col provvedimento de quo non ha negato la concessione, ma l’ha rilasciata, sostituendo in tal modo statuizioni espresse ad un provvedimento formatosi solo in virtù del visto silenzio assenso. 2 - Altrettanto priva di fondamento è la censura, rappresentata dalla violazione degli artt. 31 e 35 della citata L. n. 47/1985, in considerazione dell’assunto che, in presenza di sanatoria, il r......