PERDITA BENEFICI PER RITARDO NEL RILASCIO DELLA CONCESSIONE EDILIZIA



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Cassazione Civile Sent Cassazione Civile Sent. n. 20066 del 17-10-2005   Svolgimento del processo I coniugi Arturo Massa e Rosa Di Martino ricorrevano avverso un avviso di liquidazione, loro notificato il 21 settembre 1995, con il quale l'Ufficio del registro di Salerno, in relazione ad un atto notarile di acquisto di un immobile, aveva determinato maggiori imposte di registro, ipotecarie, catastali, con soprattassa e interessi, per decadenza degli acquirenti dai benefici fiscali di cui alla legge 5 aprile 1985, n. 118 e successive modificazioni, per non aver adibito la prima casa, acquistata con l'atto notarile in questione, a propria abitazione. L'adita Commissione tributaria di primo grado di Salerno rigettava il ricorso. Proponevano appello i contribuenti, chiedendo, in riforma delladecisione di primo grado, l'annullamento dell'avviso di liquidazione. Gli appellanti deducevano, tra l'altro, che la legge 1985/118 non fissava alcun termine per la destinazione ad abitazione della casa acquistata e producevano documentazione attestante lo stato dell'immobile acquistato, nonchè le pratiche avviate con il Comune di Salerno al fine di ottenere la concessione edilizia in sanatoria. La Commissione tributaria regionale della Campania accoglieva il gravame, affermando che era sufficiente, per fruire delle agevolazioni fiscali richieste, la volontà dichiarata dagli acquirenti di adibire l'immobile acquistato a propria abitazione, restando irrilevante la circostanza che tale volontà non si fosse ancora concretizzata, a causa del ritardo del Comune nel rilascio della concessione edilizia in sanatoria e quindi per ragioni non imputabili ai contribuenti. Propone ricorso per Cassazione, sulla base di un motivo, l'Amministrazione finanziaria dello Stato, mentre gli intimati non hanno svolto attività difensiva. Motivi della decisione Con unico motivo l'Amministrazione ricorrente - denunciando violazione e falsa applicazione dell'art. 2, comma 1, della legge 1985/118 e dell'art. 1, comma 6, della legge 22 aprile 1982, n. 168, nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia - censura la sentenza impugnata, affermando che il mantenimento delle agevolazioni per la "prima casa" è condizionato al reale perseguimento dell'obiettivo della sistemazione abitativa presso il cespite acquistato, restando così irrilevante che, nel caso di specie, il Comune abbia ritardato nel rilasciare la concessione edilizia in sanatoria, anche perchèun'eventuale attesa avrebbe impedito all'Amministrazione di esercitare con tempestività il potere ed richiedere il supplemento d'imposta derivante dalla decadenza dalla agevolazione. Il ricorso è fondato. Questa Corte ha più volte affermato che, in tema di agevolazioni tributarie, i benefici fiscali previsti, per l'acquisto della prima casa, dall'art. 1, comma 6, della legge 1982/168 e dall'art. 2, comma 1, del di. 7 febbraio 1985, n. 12, convertito con modificazioni nella legge 5 aprile 1985, n. 118, spettano e possono essere conservati soltanto se l'acquisto sia seguito dalla effettiva realizzazione della destinazione dell'immobile acquistato ad abitazione propria (Cass. 21 dicembre 1998, a 12737), quantomeno entro il termine di decadenza del potere di accertamento dell'Ufficio in ordine allasussistenza dei requisiti per finire di detti benefici (Cass. 7 luglio 2000, n. 9149; 12 marzo 2003, n. 3604; 10 settembre 2004, n. 18300). Ciò in quanto i benefici fiscali sono, per loro natura, subordinati al serio perseguimento - e quindi al raggiungimento - dello scopo per cui vengono concessi, con la conseguenza che l'eventuale assenza, nel provvedimento normativo costituente la fonte, della prefissione di un termine non toglie che il ritardo nella realizzazione dello scopo in questione si renda giustificato solo se rappresenti la conseguenza di un ostacolo frapposto da circostanze obiettive (Cass. 25 gennaio 2000, a 797; 28 marzo 2003, n. 4714). La sentenza impugnata - nell'affermare che era irrilevante la circostanza che la volontà espressa degli acquirenti di voler adibire a propria abitazione l'immobile acquistato, di per sè già sufficiente per l'ottenimento degli invocati benefici, non si fosse ancora concretizzata e nel ritenere che il mancato effettivo utilizzodell'immobile medesimo fosse dovuto a motivi non imputabili ai contribuenti (ritardo da parte del Comune nel rilascio della richiesta concessione edilizia in sanatoria) - non si è uniformata ai suddetti principi, pienamente condivisi dal collegio e applicabili nella fattispecie, non essendo stati dedotti nuovi e differenti elementi che inducano ad una diversa conclusione o al riesame della questione, tenuto anche conto che il ritardo del Comune nel rilascio della concessione in sanatoria non può configurarsi come oggettiva situazione di fatto ostativa all'utilizzo dell'immobile come abitazione, non imputabile ai contribuenti, i quali, acquistando un immobile sprovvisto di concessione edilizia in sanatoria, erano consapevoli di non poter legittimamente utilizzare il bene acquistato come loro abitazione se il Comune non avesse rilasciato la richiesta concessione e quindi, nel dichiarare che il bene sarebbe statoadibito a loro abitazione, hanno accettato il rischio del diniego della concessione o di ritardi nel rilascio della stessa. La sentenza impugnata deve essere pertanto annullata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, a norma dell'art. 384, comma 1, c.p.c., con il rigetto dell'originario ricorso introduttivo dei contribuenti. Ricorrono giusti motivi per compensare integralmente tra le parti le spese dell'intero giudizio. P.Q.M. La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l'originario ricorso dei contribuenti e compensa integralmente tra le parti le spese dell'intero giudizio. Così deciso in Roma, il 8 giugno 2005. Depositato in Cancelleria il 17 ottobre 2005   ......