POSSIBILE ORDINARE LA CHIUSURA ANTICIPATA ANCHE PER UN SINGOLO ESERCIZIO



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Ricorso al Tar contro il nuovo assetto delle fondazioni bancarie



































































































                        REPUBBLICA ITALIANA                               N. 4457/02  REG.DEC.                IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                        N. 9077 REG.RIC. Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale,   Quinta  Sezione           ANNO 2001 ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello n. 9077/2001 proposto dal Comune di Arluno, in persona del Vice Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Ugo Ferrari ed Adriano Pilia ed elettivamente domiciliato presso lo studio del primo in Roma, Via P.A. Micheli n.78; CONTRO Valenti Davide, quale legale rappresentante della DLS di Valenti Davide & C. s.n.c., rappresentato e difeso dagli Avv.ti Giovanni Bosco e Francesco Annese ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell’Avv. S. Oliva in Roma, Via Barberini n.47; per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia, Sez. III, n.4845/01 in data 16 luglio 2001; Visto l’atto di appello con i relativi allegati; Visto l’atto di costituzione in giudizio di Valenti Davide;  Visti gli atti tutti della causa; Alla pubblica udienza del 29 gennaio 2002, relatore il Consigliere Carlo Deodato, udito il procuratore del Comune appellante; Avv. U. Ferrari e gli Avv.ti A. Abbamonte su delega Avv. Bosco e Avv. Annesi; Rilevato in fatto e in diritto quanto segue: FATTO Con la sentenza impugnata veniva accolto il ricorso proposto dall’odierno appellato e, per l’effetto, veniva annullata l’ordinanza n.90 prot. 8417 dell’8.6.2001 con la quale il Sindaco del Comune aveva disposto l’anticipazione alle ore 23.00 dell’orario di chiusura del pubblico esercizio denominato “Aunty Nelly’s Mill”, gestito dall’originario ricorrente.  Avverso la predetta decisione proponeva rituale appello il Comune di Arluno denunciando l’erroneità della motivazione addotta a sostegno della sentenza appellata, ribadendo la legittimità del provvedimento controverso e concludendo per l’annullamento della pronuncia impugnata. Resisteva il Valenti, contestando la fondatezza dell’impugnazione e domandando la reiezione dell’appello. Con ordinanza resa nella Camera di Consiglio del 26 settembre 2001 veniva avvolta l’istanza cautelare formulata dal Comune appellante. Alla pubblica udienza del 29 gennaio 2002 il ricorso veniva trattenuto in decisione.   DIRITTO 1.     I primi giudici hanno giudicato illegittima l’ordinanza impugnata in primo grado ritenendola viziata dalla carenza di potere in capo al Sindaco, in base alla disposizione normativa indicata a sostegno dell’atto, all’adozione del provvedimento controverso nonché, in ogni caso, dalla riscontrata omessa indicazione dei suoi presupposti. Il Comune appellante critica siffatta decisione sotto il duplice profilo dell’errata qualificazione dell’ambito applicativo dell’art.54 III comma D. Lgs. n.267/2000 e dell’erronea valutazione della ricorrenza dei presupposti legittimanti l’esercizio del potere regolato dalla predetta disposizione. L’appellato difende il convincimento espresso dal T.A.R., ribadendo l’insussistenza delle condizioni per l’adozione dell’atto impugnato in primo grado. 2.     In ordine alla sussistenza in capo al Sindaco del potere di ordinare la chiusura anticipata di un pubblico esercizio, basti osservare che la norma invocata a fondamento dell’ordinanza controversa (art.54 III comma D. Lgs. n.267/2000) autorizza senz’altro l’adozione del provvedimento de quo agitur. Dalla formulazione letterale dell’anzidetta disposizione non risulta, invero, desumibile, neanche in via logico-sistematica, una limitazione del potere ivi assegnato al Sindaco alla sola regolamentazione generale degli orari dei pubblici esercizi, con esclusione, cioè, come erroneamente ritenuto dal T.A.R., della modifica dell’orario di apertura e chiusura di singoli esercizi. Viceversa, una retta esegesi della norma, che tenga anche conto della sua ratio (per come appresso illustrata), impone una lettura che consenta al Sindaco l’esercizio del potere di modifica degli orari nella misura in cui risulti necessario a rimuovere o contrastare le situazioni di emergenza ivi descritte quali presupposti legittimanti, con la conseguenza che se quelle si presentano limitate ad una determinata zona del territorio deve giudicarsi senz’altro ammesso e corretto un ordine circoscritto all’area interessata dal fenomeno da eliminare. Non può, in definitiva, dubitarsi della sussistenza, in astratto, del potere del Sindaco, in base all’art.54 III comma D. Lgs. 267/2000, di ordinare la modifica degli orari anche nei riguardi di un solo esercizio pubblico, nei casi in cui la situazione di emergenza risulti a quello unicamente ricollegabile. 3.     Così chiarita la sussistenza della potestà ordinatoria nella specie esercitata, occorre verificare la ricorrenza, anch’essa contestata, dei presupposti stabiliti dalla norma citata quali condizioni legittimanti l’esercizio del potere. Va, innanzitutto, rilevato, al riguardo, che, contrariamente a quanto affermato nella sentenza appellata, nella motivazione dell’ordinanza controversa risulta puntualmente indicata la situazione di inquinamento acustico e di disturbo alla quiete pubblica che ha determinato l’adozione dell’atto e che con questo si intende eliminare. In ordine, poi, alla concreta ricorrenza della situazione di emergenza postulata dalla norma, è sufficiente rilevare che le molteplici e ripetute lamentele formulate dagli abitanti della zona dove viene esercitata l’attività dell’appellato (si vedano i numerosi esposti prodotti dal Comune) costituiscono già un significativo indizio dei disagi arrecati dal locale in questione al riposto ed alla quiete dei vicini e che, comunque, la fondatezza di quelle doglianze risulta riscontrata ed avvalorata dalle relazioni di servizio dell’autorità di pubblica sicurezza (cfr. rapporti della Polizia Municipale in data 19.3.2000 e 6.6.2001 e dei Carabinieri in data 7.6.2001), dalle quali si ricava univocamente che la gestione dell’esercizio del Valenti comporta la produzione di un’intollerabile situazione di rumorosità, certamente qualificabile, in conformità a quanto richiesto dalla norma applicata, come caso di emergenza connesso con l’inquinamento acustico. Né vale osservare che il disturbo risulta perloppiù addebitabile agli avventori del locale, atteso che ciò che rileva, ai fini del legittimo esercizio del potere in parola, non è la responsabilità soggettiva del gestore dell’esercizio ma l’oggettiva e causale ascrivibilità della situazione di emergenza all’espletamento dell’attività colpita con l’ordine di modifica degli orari di apertura o di chiusura dell’esercizio. Ne consegue che l’ordinanza in discussione è stata legittimamente adottata nella ricorrenza dei presupposti stabiliti dall’art.54 D. Lgs. n.267/2000, che va giudicata immune dai vizi denunciati dall’originario ricorrente e che, quindi, in accoglimento dell’appello proposto dal Comune di Arluno, va respinto il ricorso proposto in primo grado dall’odierno appellato.          4.     Sussistono giusti motivi per la compensazione tra le parti delle spese processuali. P.Q.M. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, accoglie il ricorso indicato in epigrafe e, in riforma della sentenza appellata, respinge il ricorso proposto in primo grado da Valenti Davide; dichiara compensate le spese processuali di entrambi i gradi di giudizio;  ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa.