PRECISI LIMITI ALLA STABILIZZAZIONE DEL PERSONALE PRECARIO



(continua a leggere)


MODALITA' DI ACCERTAMENTO DELL'AFFIDABILITA' DEI CONCORRENTI



































































































REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO N.1837/2008 Reg.Dec. N. 3361 Reg.Ric. ANNO   2003 Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello n. 3361/2003  proposto da POMPEO EMMA, rappresentata e difesa dagli Avv.ti Felice M. Spirito e Chiarina Ianni ed elettivamente domiciliata presso lo studio dell’Avv. Giovanni Valeri in Roma, Via Pasubio n. 2; contro la CAMERA DI COMMERCIO INDUSTRIA, ARTIGIANATO E AGRICOLTURA DI FROSINONE, in persona del Presidente in carica, rappresentata e difesa dall’Avv. Luigi Valchera ed elettivamente domiciliata presso lo studio del medesimo in Roma, via Lombardia n. 23, presso lo studio legale Manca – Graziadei, costituitasi in giudizio; per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, Sede di Roma, sezione Terza  ter n. 10559/2002; visto il ricorso in appello con i relativi allegati; visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Amministrazione appellata ed il ricorso in appello incidentale da questa proposto; visti gli atti tutti di causa; relatore, alla pubblica udienza del 29 gennaio 2008, il Consigliere Fabio Taormina; Udito l’avv. Chiarina Ianni per l’appellante; Ritenuto e considerato, in fatto e in diritto, quanto segue: FATTO Con il ricorso di primo grado era stato chiesto dall’odierna appellante principale (unitamente ad altre tre ricorrenti)   l'annullamento della nota prot. n. 078 del 15/2/94 a firma del Presidente, della camera di Commercio di Frosinone con la quale era stata respinta la richiesta volta ad ottenere il riconoscimento del rapporto di lavoro intercorrente con la Camera di Commercio di Frosinone quale rapporto di pubblico impiego a tempo determinato, e come tale trasformabile a tempo indeterminato, ai sensi dell’art. 4 bis della L. 19/7/93 n. 236 e la condanna della Camera di Commercio di Frosinone al pagamento delle differenze retributive tra il trattamento economico goduto in qualità di borsista e quello ad essa spettante in qualità di dipendente, nonché alla regolarizzazione della posizione previdenziale ed assistenziale. Si deduceva nell’atto introduttivo del ricorso di primo grado che nonostante essa fosse formalmente una borsista ed avesse partecipato ad una selezione per borsista, nondimeno l’Amministrazione l’avrebbe utilizzata come una vera e propria dipendente: il rapporto intercorrente con la Camera di Commercio di Frosinone, benché formalmente qualificato come “borsa di studio” biennale, sarebbe stato in realtà un rapporto di lavoro subordinato a termine, ricorrendo nella fattispecie tutti gli indici rivelatori del rapporto di pubblico impiego. Con la sentenza in epigrafe  il TAR Lazio ha respinto la domanda di conversione del rapporto a tempo indeterminato ritenendo che la invocata disposizione di cui all’art. 4 bis della L. n. 236/93 presupponga l’esistenza di un valido rapporto di impiego, costituito nel rispetto della legge: il rapporto intrattenuto dall’appellante era invece  sorto come borsa di studio e senza il rispetto delle normali procedure previste dalla legge per l’accesso al pubblico impiego. Posto che l’assunzione del personale dipendente degli enti pubblici ha luogo mediante concorso ed ogni altra assunzione o conferma in servizio in deroga alle disposizioni della legge è nulla di diritto- e ritenuto che tale conseguenza attingeva il rapporto in oggetto- non poteva farsi luogo alla richiesta conversione. Ha invece accolto – ritenendo sussistessero gli indici rilevatori di un rapporto di pubblico impiego - la domanda volta ad ottenere le prestazioni di cui agli artt. 2126 c.c., 36 e 38 Cost., dichiarando il diritto della odierna appellante principale ad ottenere le differenze retributive tra quanto percepito a titolo di borsa di studio e quanto spettante al dipendente della C.C.I.A.A. con livello iniziale svolgente le medesime mansioni e alla regolarizzazione della posizione ai fini previdenziali. Avverso la sentenza in epigrafe l’odierna appellante (una delle  originarie ricorrenti in primo grado) ha proposto impugnazione censurando la statuizione che ha denegato la conversione del rapporto di lavoro in un rapporto a tempo indeterminato evidenziando che nel caso di specie (in considerazione della circostanza che essa aveva partecipato -con positivo esito- ad  una selezione concorsuale vera e propria) si era regolarmente instaurato un rapporto di pubblico impiego a tempo determinato. Il rapporto di lavoro predetto non poteva dirsi affetto da nullità in quanto conseguente sviluppo di  una selezione concorsuale: di conseguenza ben poteva disporsene la invocata conversione in rapporto a tempo indeterminato. L’amministrazione appellata si è costituita con controricorso e ricorso incidentale. Essa, da un canto, ha chiesto dichiararsi l’inammissibilità dell’appello principale in quanto contenente una mutatio libelli: l’appellante principale aveva chiesto, infatti, nel ricorso introduttivo di primo grado, la conversione del rapporto supportando tale petitum unicamente con riferimento alle mansioni quotidianamente svolte alle dipendenze dell’ente; era inammissibile che in sede di appello facesse riferimento alla procedura di reclutamento seguita dall’amministrazione. In ogni caso, la domanda di conversione del rapporto doveva essere respinta in quanto il bando selettivo per borsa di studio biennale cui essa aveva partecipato era incompleto, posto che era carente l’indicazione dei criteri valutativi dei titoli e la declaratoria delle vacanze in organico da ripianare mercè le nuove assunzioni.  Ha inoltre chiesto - proponendo all’uopo ricorso in appello incidentale- di riformare la sentenza in epigrafe nella parte in cui aveva riconosciuto il diritto della ricorrente ad ottenere le differenze retributive e la regolarizzazione della posizione ai fini previdenziali.