PRG: ASTENSIONE DEI CONSIGLIERI PORTATORI DI INTERESSI



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N N.1191/2003 Reg. Dec. N. 5434 Reg. Ric. Anno 1999 R  E  P  U  B  B  L  I  C  A     I  T  A  L  I  A  N  A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO    Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) ha pronunciato la seguente D E C I S I O N E sul ricorso in appello proposto da Soraperra Paolo e Soraperra Giuseppe, rappresentati e difesi dagli avvocati Sergio Dragogna e prof. Paolo Stella Richter, ed elettivamente domiciliati presso quest'ultimo in Viale Mazzini n. 11, nonchè da Deflorian Aldo e Pasquali Emanuela, rappresentati e difesi dall’avv. Sergio Dragogna, ed elettivamente domiciliati in Roma Via Gramsci n. 36 (presso l'avv. M. Calò); contro il Comune di Canazei, in persona del legale rappresentante, rappresentato e difeso dagli avvocati Giorgio de Pilati e Giuseppe Antonini, presso lo studio dell’ultimo elettivamente domiciliato in Roma Viale Parioli n. 180; e nei confronti della Provincia autonoma di Trento, non costituita in giudizio; nonchè nei confronti del dr. Sbop Rino, n. q. di commissario ad acta presso il comune di Canazei, non costituito in giudizio per l'annullamento della sentenza del Tribunale Regionale di giustizia amministrativa di Trento 7 aprile 1998 n. 109;    Visto il ricorso con i relativi allegati;    Visto l’atto di costituzione del Comune di Canazei;    Viste le memorie prodotte dalle parti;    Relatore alla pubblica Udienza del 19 novembre 2002 il Consigliere  Antonino Anastasi;  udito l’avv. Calò per delega dell’avv. Dragogna, l’avv. prof. P. Stella Richter e l’avv. Antonini;    Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue. FATTO    Con delibera consiliare in data 29.5.1991 il Comune di Canazei, recependo anche una specifica segnalazione della Commissione urbanistica provinciale - CUP, affidava al prof. arch. C. Macchi Cassia l’incarico di predisporre il progetto di un Piano regolatore generale, sostitutivo del vecchio P. di F. risalente agli anni Settanta.    Avendo il professionista in data 8.11.1993 assolto l’incarico, ed essendo poi stato avviato in sede consiliare lo studio preliminare del Progetto e dei relativi elaborati, l’Amministrazione invitava tutti i consiglieri a dichiarare la propria compatibilità a concorrere alla adozione del Piano: dalla consultazione emergeva che la maggioranza dei consiglieri comunali versava in conflitto di interessi con le scelte di pianificazione urbanistica.    Accertata pertanto l’impossibilità di provvedere alla adozione dello strumento, per l’obbligo di astensione gravante sulla maggioranza dei componenti dell’organo consiliare, il Comune richiedeva alla Giunta provinciale la nomina di un Commissario ad acta.    Nominato il suddetto Commissario con delibera G.P. 22.7.1994, questi, espletata una fase integrativa dell’istruttoria, con delibera n. 3 del 22.5.1995 adottava il Piano che, dietro parere favorevole della CUP, veniva poi approvato con modifiche dalla deliberazione della G.P. n. 6643 del 7.6.1996.    Le deliberazioni ora richiamate erano impugnate avanti al Tribunale regionale di giustizia amministrativa di Trento dagli odierni appellanti e da altri cittadini, i quali lamentavano, dal punto di vista sostanziale, l’avvenuto stralcio di edificabilità dalle aree di loro proprietà, prevalentemente ubicate in prossimità del centro cittadino, con contestuale trasferimento dei volumi edificabili su nuove aree di espansione, asseritamente dislocate in siti interessanti le proprietà di alcuni consiglieri comunali della maggioranza.    La sentenza con la quale  il Tribunale ha respinto il ricorso è qui impugnata dagli appellanti in epigrafe elencati che ne chiedono l’integrale riforma, lamentando in primo luogo la mancata astensione dei consiglieri di maggioranza nella fase istruttoria del procedimento di approvazione del Piano.    In sostanza, secondo gli appellanti, l’intervento del Commissario nel momento della formale adozione del Piano non vale a sanare i vizi pregressi del procedimento.    In secondo luogo si deduce la contraddittorietà delle scelte di pianificazione fatte proprie dal Comune rispetto ai criteri di intervento sul territorio comunale enunciati dalla Giunta provinciale.    In sostanza, essendo l’obiettivo dell’intervento quello di contenere l’espansione edilizia nel contesto di una riqualificazione del centro storico comunale, non si comprende con quale coerenza logica il Piano abbia invece provveduto ad individuare nuove aree di espansione, ad esse devolvendo le volumetrie edificabili già riconosciute ai fondi appunto ubicati in prossimità della zona centrale.