PROCEDURA PER IL RILASCIO DEL NULLA OSTA PAESAGGISTICO



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LEGITTIMAZIONE A IMPUGNARE UNA CONCESSIONE EDILIZIA



































































































                        REPUBBLICA ITALIANA                                N.  4341/04 REG.DEC.                IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                                    N.2201 REG:RIC. Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale,   Quinta  Sezione                      ANNO 1997 ha pronunciato la seguente decisione sul ricorso in appello n. 2201 del 1997 proposto da PROVINCIA DI PADOVA, in persona del Presidente p.t., rappresentato e difeso dagli avv.ti Francesco Pata e Massimo Ozzola, con domicilio eletto in Roma, alla via Germanico n. 172;  contro AGROITTICA VENETA S.R.L., in persona del l.r. p.t., rappresentata e difesa dagli avv.ti Luigi Manzi e Pier Vettor Grimani, con domicilio eletto in Roma, alla via Gonfalonieri n. 5; per l'annullamento della sentenza n. 1628 in data 5.10.1996 pronunciata tra le parti dal Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, sez. II; Visto il ricorso con i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio e l’appello incidentale dell’appellata; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Visti gli atti tutti della causa; Relatore il cons. Gabriele Carlotti; Uditi alla pubblica udienza del 9 marzo 2004 l’avv. M. Ozzola per la Provincia di Padova e l’avv. L. Manzi per l’Agroittica Veneta; Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue. FATTO E DIRITTO 1. La Società Agroittica Veneta s.r.l. (in seguito “Agroittica”), che aveva ottenuto l’autorizzazione ambientale per la realizzazione del primo stralcio di un progetto d’impianto destinato all’acquacoltura nel territorio del Comune di Carmignano di Brenta (bacino boschi di Camazzola), impugnava avanti al T.a.r. del Veneto il diniego opposto dalla Provincia di Padova, con provvedimento presidenziale del 26.1.1995, n. 64571/92/1947, alla richiesta di autorizzazione ambientale ex art. 7 L. n. 1497/1939 per l’esecuzione del secondo stralcio.           Il primo giudice, con la sentenza specificata in epigrafe, dopo aver estromesso dal giudizio il Comune di Carmignano di Brenta perché estraneo alla materia del contendere, accoglieva il gravame, annullando per l’effetto il suddetto diniego. 2. Avverso la decisione interponeva appello la Provincia di Padova, deducendone l’erroneità e domandandone la riforma.           Resisteva la Agroittica, promuovendo altresì appello incidentale. 3. Con decisione interlocutoria n. 1061 del 2003 la Sezione ordinava incombenti istruttori. 4. All’udienza del 9.3.2004 l’affare era trattenuto in decisione. 5. Per un’esatta intelligenza dell’oggetto del contendere giova premettere in fatto che, con il precedente provvedimento di autorizzazione prot. n. 13662/90/671 del 27.9.1990, la Provincia appellante aveva consentito alla Agroittica di eseguire la prima parte di un intervento, finalizzato alla sistemazione ambientale di un’area recuperata per l’acquacoltura, prevedendo espressamente l’effettuazione di ulteriori verifiche sullo stato dei luoghi all’esito dell’escavazione di mc. 445.000 per mq. 71.200. 6. Una volta terminati i lavori in parola, l’Agroittica inoltrava alla Provincia di Padova un’istanza di rilascio di una nuova autorizzazione per la realizzazione di opere funzionali all’allevamento di salmonidi in gabbie galleggianti. 7. La Provincia di Padova, con l’atto impugnato in primo grado, negava l’assenso invocato avendo ritenuto che dall’intervento, relativo ad una superficie di mq. 93.000 per un volume da scavare di mc. 581.250, potesse derivare un grave pregiudizio all’ambiente «per la modificazione della falda freatica e quindi dei regimi idraulici dell’area di intervento, nonché richiamato l’art. 13 dell(e) N.T.A. del vigente P.T.R.C., per il possibile inquinamento derivante dall’attività di acquicoltura in relazione alle esistenti opere di prese acquedottistiche». 8. Il giudice di prima istanza, con la sentenza appellata, accoglieva il ricorso proposto dall’Agroittica, annullando il diniego provinciale perché asseritamente viziato da difetto di motivazione e di istruttoria; in particolare il T.a.r. opinava che l’autorizzazione fosse stata negata sulla base di considerazioni che, in quanto attinenti a profili di difesa ambientale dall’inquinamento idrico, apparivano del tutto estranee alla valutazione dell’impatto dell’intervento sull’estetica dei luoghi.             Il Tribunale escludeva inoltre che la natura delle opere afferenti al secondo stralcio – consistenti nell’approfondimento delle restanti sezioni del bacino già in essere e nella collocazione delle gabbie di allevamento – potesse incidere sull’aspetto esteriore dei siti protetti, interessati alle modifiche. 9.  L’appello dell’Amministrazione provinciale è affidato ai seguenti mezzi di gravame: 1) l’oggetto del secondo stralcio non consisteva affatto nel mero approfondimento dello scavo già esistente né l’autorizzazione già rilasciata contemplava la futura necessità di portare l’intero specchio acqueo alla profondità indicata nell’istanza respinta; piuttosto la richiesta del 28.9.1992 (II stralcio) implicava l’ampliamento della superficie da destinare ad itticoltura, con aumento della profondità dello scavo su area diversa da quella interessata dal primo stralcio e tanto emergeva dall’entità dei lavori di escavazione (estesi per mq. 93.000, per un volume di materiale da estrarre di ca. mc. 581.250) a fronte del modesto ampliamento (di soli mq. 562,50) necessario all’installazione delle gabbie di allevamento dei salmonidi,  prevista nel I stralcio e mai autorizzata; 2) la preservazione dell’assetto idrogeologico dell’area in questione, costituita dalla golena del fiume Brenta ed interamente sottoposta al vincolo paesistico di cui alla legge n. 1497/1939 ex lege n. 431/1985 (art. 1, commi 1, lett. c) ed 8), assumeva un’indubbia valenza ambientale sotto il profilo delle possibili ricadute negative dell’intervento sulla falda freatica ivi esistente e, quindi, il T.a.r. non avrebbe potuto divisare nel senso che la valutazione di tali aspetti del progetto, non di interesse meramente idraulico, esorbitasse dall’ambito del controllo amministrativo riservato alla Provincia. 10.  Con l’appello incidentale la Agroittica critica la sentenza impugnata nella parte relativa alla reiezione del motivo concernente la denunciata contraddittorietà del diniego all’esecuzione dei lavori pertinenti al II stralcio rispetto a quanto in precedenza autorizzato dalla stessa Provincia: l’Amministrazione invero a......