RECUPERO EDILIZIO: NON CONSENTITI AUMENTI DI VOLUME



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REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia - Sezione staccata di Brescia - ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso n.1315/01 proposto da ANGELO BRESCIANINI, rappresentato e difeso dagli avv.ti Enrico Codignola e Giovanni Mariotti ed elettivamente domiciliato presso il primo in Brescia, via Romanino n.16;  contro  COMUNE DI PALOSCO in persona del Sindaco pro tempore, costituitosi in giudizio, rappresentato e difeso dall’avv. Yvonne Messi ed elettivamente domiciliato presso la Segreteria della Sezione in Brescia, via Malta n. 12; e nei confronti di CESARE CERESOLI, non costituitosi in giudizio; e nei confronti di DAVIDE PAGANI, non costituitosi in giudizio; per l'annullamento della deliberazione del Consiglio Comunale del Comune di Palosco n. 45 del 27.9.2001 di approvazione definitiva del Piano di Recupero di iniziativa privata relativo all’edificio sito in località Torre Passere di proprietà dell’Ing. Cesare Ceresoli ed atti connessi. Visto il ricorso  con i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio del comune intimato; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle proprie difese e domande; Visti gli atti tutti della causa; Udito il ref. Elena Quadri, designato relatore per l’udienza del 22.11.2002;   Uditi i difensori del ricorrente e del resistente; Ritenuto in fatto ed in diritto quanto segue: FATTO Con ricorso notificato il 16.12.2001 e depositato il 18.12.2001, il ricorrente, comproprietario di un immobile confinante con l’edificio di cui al Piano di Recupero all’esame, di proprietà dell’Ing. Cesare Ceresoli e sito nel comune di Palosco, Località Torre Passere, impugna l’approvazione definitiva del P.R. in questione, adottata con la deliberazione indicata in epigrafe, deducendo i seguenti motivi: 1.     Eccesso di potere per travisamento dei fatti nonché per errore sui presupposti di fatto, contraddittorietà e carenza di motivazione; violazione dell’art. 2, comma 2, lett.d, della L.R. 23.6.1997, n. 23 e dell’art. 27 della legge 5.8.1978, n. 457, atteso che l’amministrazione avrebbe approvato un piano di recupero per finalità allo stesso estranee, non trattandosi di patrimonio edilizio esistente, bensì di edificio da ricostruire totalmente, così come previsto dalla concessione edilizia n. 57/97, per realizzare un aumento di volumetria non altrimenti assentibile per le previsioni dello strumento urbanistico vigente nel comune, il tutto senza fornire alcuna motivazione al riguardo. 2.     Violazione della normativa in materia di progettazione di strumenti urbanistici attuativi, in quanto il P.R. risulterebbe sottoscritto da un geometra e non da un ingegnere o da un architetto. Si è costituito il resistente comune, che ha chiesto la reiezione del gravame per infondatezza nel merito. Alla pubblica udienza del 22.11.2002, il gravame è sta......