REGIME DEL PERSONALE IN DISPONIBILITA’



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MODALITA’ PER L’INVIO DEL CONTO ANNUALE



































































































17/03/2005 - n 17/03/2005 - n. 210/05 Ufficio personale pubbliche amministrazioni Servizio mobilità Parere n.210/05 17 marzo 2005 Provincia di Milano Direzione centrale sviluppo economico formazione e lavoro Viale Jenner, 24 20159 Milano Oggetto: personale in disponibilità attività lavorativa svolta nell'espletamento di un contratto a tempo determinato o rapporto di collaborazione coordinata e continuativa art.34 d.lgs. 30 marzo 2001, n.165. Sintesi: Durante il periodo di disponibilità disposto ai sensi dell'art.33, comma 7, del d.lgs. n.165 del 2001, il dipendente conserva il rapporto di lavoro con l'amministrazione di appartenenza e rimane fermo il regime generale delle incompatibilità vigente per i pubblici dipendenti. In base alla normativa vigente, il periodo di 24 mesi di durata della disponibilità e di percezione dell'indennità non può essere sospeso. Si fa riferimento alla lettera del 24 gennaio 2005, n.38/SD, con la quale codesta Amministrazione ha sottoposto al Dipartimento un quesito in merito alla disciplina applicabile al dipendente pubblico collocato in disponibilità ex art.33, comma 7, del d.lgs. n.165 del 2001 e iscritto nella relativa lista. In particolare, la questione riguarda la possibilità di sospendere la decorrenza del termine di 24 mesi indicato nell'art.33, comma 8, del citato decreto e la corresponsione dell'indennità ivi prevista nel caso in cui il dipendente medesimo stipuli un contratto a tempo determinato o di collaborazione coordinata e continuativa. In via preliminare, è opportuno precisare che per il lavoratore collocato in disponibilità, in base alla citata disposizione, non si verifica una cessazione del rapporto di lavoro se non al termine dei 24 mesi e solo in caso di mancata ricollocazione presso altre amministrazioni. Come si evince dal comma 8 del menzionato art.33, infatti, "dalla data di collocamento in disponibilità restano sospese tutte le obbligazioni inerenti al rapporto di lavoro", con un effetto sul sinallagma contrattuale, per cui il lavoratore non è più tenuto alla prestazione e non sussiste l'obbligo di corrispondere l'intera retribuzione a carico dell'amministrazione, ma un'indennità del predeterminato importo. Inoltre, a parere dello scrivente, il collocamento in disponibilità del dipendente non fa venir meno l'applicazione nei suoi confronti del regime delle incompatibilità vigente per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Infatti, questo regime non è connesso soltanto al corrente espletamento della prestazione da parte del lavoratore, ma anche all'attività svolta in precedenza, nonché all'attività istituzionale della singola amministrazione di appartenenza, con la conseguenza che esso deve ritenersi persistente nei limiti della disciplina specifica rilevante per la situazione di volta in volta considerata - anche durante i periodi di sospensione della prestazione lavorativa. Esso ha carattere generale e può essere derogato solo nei casi specificamente previsti, con la conseguenza che è precluso all'amministrazione di estendere la portata delle deroghe ad ipotesi non previste. In tal senso depongono alcuni indici normativi. In particolare, l'art.23 bis del d.lgs. n.165 del 2001, che ha disciplinato la possibilità per i dirigenti delle amministrazioni dello Stato di svolgere attività presso soggetti ed organismi privati e pubblici in deroga all'obbligo di esclusività, pur prevedendo il collocamento in aspettativa presso l'amministrazione di appartenenza, con conseguente sospensione del rapporto di lavoro, al comma 5, indica espressamente delle ipotesi di incompatibilità, in presenza delle quali l'aspettativa non può essere concessa. Inoltre, l'art.1, comma 58 bis, della l. n.662 del 1996, le cui previsioni sono fatte salve dall'art.53 del d.lgs. n.165 del 2001, fa riferimento ad "attività che in ragione della interferenza con i compiti istituzionali, sono comunque non consentite ai dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale con prestazione lavorativa non superiore al 50% di quella a tempo pieno", per i quali la legge ha previsto una "elisione del vincolo di esclusività". Pertanto, anche il dipendente in disponibilità è soggetto al regime autorizzatorio e alle limitazioni derivanti dal vincolo di esclusività. Non si ritengono in particolare applicabili all'ipotesi in esame i commi 6 e 7 dell'art.8 della l. n.223 del 1991, che prevedono la facoltà di svolgere attività di lavoro subordinato, a tempo parziale, ovvero a tempo determinato, mantenendo l'iscrizione nella lista, con la relativa sospensione dei trattamenti spettanti e della durata massima del beneficio. Infatti, queste disposizioni si riferiscono a lavoratori del settore privato, che peraltro sono già cessati dal rapporto di lavoro, che non sono caratterizzati dal regime delle incompatibilità proprie del settore pubblico. Quindi, si ritiene che, in base alla normativa vigente, non può porsi un problema di sospensione del periodo di disponibilità e della percezione della relativa indennità. Giova allo scopo da un lato rammentare la ratio della disciplina del collocamento in disponibilità, dall'altro considerare le specifiche disposizioni in materia. Quanto alla finalità della normativa sulla disponibilità, essa consiste nel consentire che il dipendente divenuto eccedentario in una data realtà organizzativa sia proficuamente utilizzato in altre amministrazioni. La ricollocazione del lavoratore mediante mobilità non risponde evidentemente solo all'interesse del lavoratore stesso, ma anche a quello pubblico: è criterio di buon andamento che, ove una risorsa sia eccedentaria, essa venga impiegata, se sussiste coincidenza di professionalità, in altra struttura pubblica, che, in mancanza della mobilità, procederebbe a bandire un concorso pubblico per una nuova assunzione. Allo scopo, la legge ha stimato necessario e sufficiente un tempo di 24 mesi, trascorsi i quali senza che sia intervenuta la ricollocazione, la professionalità in questione viene considerata inutilizzabile nell'apparato della pubblica amministrazione. Durante questo periodo di quiescenza del rapporto di lavoro, le strutture competenti curano l'attività necessaria per la ricollocazione, mediante l'applicazione dell'art.34 bis, nonché, eventualmente, attraverso ricognizioni presso le altre pubbliche amministrazioni. Da quanto detto, risulta chiaro che durante i 24 mesi di disponibilità il lavoratore rimane "a disposizione" della pubblica amministrazione per la verifica, mediante le strutture competenti (le strutture regionali o provinciali e il Dipartimento della funzione pubblica), della possibilità di ricollocazione e quindi del suo proficuo utilizzo nell'organizzazione amministrativa, con eliminazione di situazioni diseconomiche. Consegue da ciò che la predetta funzione di ricollocazione non può essere ostacolata o ritardata da eventuali impegni contrattuali assunti dagli stessi con altri soggetti, poiché i dipendenti - nel periodo di 24 mesi contemplato dalla norma - devono essere sempre disponibili ad assumere tempestivamente il servizio nell'amministrazione individuata come destinataria dell'assegnazione, la quale deve soddisfare un proprio fabbisogno professionale. D'altro canto, questa disponibilità del lavoratore è stata considerata dal legislatore, che, a differenza di quanto avviene nel caso di aspettativa non retribuita ex art.23 bis del d.lgs. n.165 del 2001, ha previsto la corresponsione di un'indennità anche durante il periodo di astensione dalla prestazione lavorativa. La formulazione testuale delle disposizioni normative, inoltre, non pare autorizzare la sospensione del decorso del termine di 24 mesi, né della corresponsione dell'indennità, né l'iscrizione nella lista del personale in disponibilità, deponendo al contrario per un'interpretazione del predetto termine come perentorio. Conclusivamente, si ritiene che, in mancanza di specifica previsione normativa, non possa essere prevista una sospensione della decorrenza della disponibilità o della corresponsione dell'indennità, rimanendo al contrario il dipendente iscritto nella lista ai fini della ricollocazione. IL DIRETTORE DELL'UFFICIO (Francesco Verbaro) ......