RENDITA CATASTALE GIA' NOTA: AVVISO DI LIQUIDAZIONE SENZA MOTIVAZIONE



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NOMINA DEL DIFENSORE CIVICO



































































































Corte di cassazione - Sezione tributraria - Sentenza 6 marzo-19 aprile 2006 n Corte di cassazione - Sezione tributraria - Sentenza 6 marzo-19 aprile 2006 n. 9145 Presidente Saccucci - Relatore D’Alessandro   Svolgimento del processo 1. Carlo, Bona, Grazia e Maria Marchi presentarono la dichiarazione di successione, quali eredi di Elena Luling, manifestando la volontà di avvalersi, per i fabbricati con rendita non definitiva, delle disposizioni di cui all'art. 12 del D.L. n. 70 del 1988, convertito nella legge n. l54 del 1988. Contro l'atto di attribuzione della rendita catastale, notificatogli il 4/5/99, propose ricorso il solo Carlo Marchi. Contro il conseguente avviso di liquidazione, notificato il 14/6/99, proposero separati ricorsi tutti e quattro gli eredi, lamentando la nullità dell'avviso, perché non motivato e non preceduto da accertamento, ed invocando l'applicabilità del regime agevolativo previsto, per gli immobili di interesse storico-artistico, dall'art. 11 comma 2, dalla legge n. 413 del 1991. In primo grado, riuniti i ricorsi, quello contro l'atto di classamento venne dichiarato inammissibile e quelli contro l'avviso di liquidazione vennero rigettati. Sull'appello dei coeredi la Commissione tributaria regionale della Toscana confermò l'inammissibilità del ricorso contro il classamento proposto dal Carlo Marchi ed accolse i ricorsi contro l'avviso di liquidazione, ritenendolo nullo per difetto di motivazione. 2. Propongono ricorso per cassazione il Ministero dell'Economia e delle Finanze e l'Agenzia delle Entrare nei soli confronti di Carlo Marchi, sulla scorta di un unico motivo. L'intimato non si è costituito. 3. Con ricorso notificato il 27/12/04 Carlo Marchi impugna il provvedimento del 15/10/04, notificato il 28/10/04, con il quale l'Agenzia delle Entrate di Firenze ha rigettato la domanda di definizione di lite fiscale pendente, presentate dallo stesso contribuente ai sensi dell'art. 16 della legge n. 289 del 2002, per avere la controversia ad oggetto un atto di mera liquidazione, ai sensi dell'art. 12 del D.L. n. 70 del 1988, convertito nella legge n. 154 del 1988. Eccepisce preliminarmente il ricorrente l'illegittimità costituzionale dell'art. 16 comma 8, della legge n. 289 del 2002, quanto alla disposizione in tema di competenza. Deduce, nel merito, l'erroneità del provvedimento in quanto l'oggetto della lite sarebbe in realtà rappresentato dalla questione relativa all'applicabilità della norma agevolativa di cui all'articolo 11 comma 2 della legge n. 413 del 1991. Resiste con controricorso l'Agenzia delle Entrate. Motivi della decisione 1. I ricorsi vanno riuniti per connessione, ai sensi dell'art. 274 C.P.C. 2. Il ricorso contro il provvedimento di diniego della definizione della lite pendente - il cui esame è evidentemente pregiudiziale rispetto al ricorso contro la sentenza della Commissione tributaria regionale - è privo di fondamento. È ormai consolidato, infatti, nella giurisprudenza di questa Corte il principio secondo cui non è ipotizzabile una «lite pendente», suscettibile di definizione a norma dell'art. 16, terzo comma, lett. a), della legge 27 dicembre 2002, n. 289 in riferimento all'avviso di liquidazione emesso dall'ufficio del registro in base alla volontà espressa dalle parti di volersi avvalere, ai fini della determinazione dell'imponibile, del sistema automatico di valutazione di cui all'art. 12 del D.L. 14 marzo 1988, n. 70, convertito nella legge 13 maggio 1988, n. 154 in quanto in tale ipotesi l'Amministrazione finanziaria si limita a recuperare l'imposta dovuta sulla base della dichiarazione dei contribuenti, svolgendo un'attività meramente liquidatoria, non inquadrabile neppure nella categoria residuale prevista con l'ampia formula descrittiva di «ogni altro atto di imposizione» (Cass. 12669/05, Cass. 23946/04). Nemmeno può d'altro canto sostenersi che nella specie si sia instaurata una lite per effetto della mancata applicazione del beneficio di cui all'art. 11 comma 2, della legge n. 413/91, in quanto l'applicazione del suddetto beneficio - come lo Stesso ricorrente del resto riconosce - non era stata espressamente richiesta dai contribuenti in sede di denuncia di successione, né appare al riguardo sufficiente che la richiesta di agevolazione potesse (in ipotesi) essere desunta dal valore complessivo degli immobili indicato in denuncia di successione, essendo, questo, un elemento di fatto certamente non univoco. È infine manifestamente infondata - come questa Corte ha già avuto modo di rilevare (Cass. 3427/05) - la eccezione di illegittimità costituzionale, sollevata in riferimento agli artt. 3, 24 e 113 Cost., della disposizione (art. 16, comma 8) in tema di competenza a conoscere dell'impugnativa di diniego, in quanto - in buona sostanza - le rilevate disparità di trattamento tra contribuenti, in relazione al diverso grado di giudizio nel quale la lite pende, sono conseguenza dell'individuazione da parte del legislatore, nell'esercizio della sua discrezionalità in materia, di un criterio di competenza sicuramente non irragionevole. 3. Con l'unico motivo di ricorso contro la sentenza della Commissione tributaria regionale della Toscana, l'Amministrazione lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 34, comma 5, del d.lgs. n. 346 del 1990 e 3, comma 1, della legge n. 241 del 1990 nonché il vizio di motivazione insufficiente, illogica e contraddittoria. Deduce, in sostanza, l'erroneità della pronuncia nella parte in cui ha ritenuto la nullità dell'avviso di liquidazione per difetto di motivazione anche riguardo a Carlo Marchi, che ben conosceva l'atto di classamento per essergli stato previamente notificato. 2.1. Il mezzo è fondato. Nel dichiarare la nullità dell'avviso di liquidazione per carenza di motivazione, il giudice tributario non ha tenuto conto del fatto che l'esigenza, ai fini di tutela del diritto di difesa, di una specifica «esposizione dei criteri adottati per la rettifica dei vari punti della dichiarazione di successione», in applicazione dell'art. 12 del d.1. n. 70 del 1988, evidentemente non sussisteva nei confronti di Carlo Marchi, il quale ben conosceva - avendolo impugnato a seguito di notifica - il presupposto atto di attribuzione delle rendite catastali. 3. La sentenza impugnata va perciò cassata, quanto all'accoglimento dell'appello proposto da Carlo Marchi contro la sentenza di rigetto del ricorso proposto avverso l'avviso di liquidazione, con rinvio ad altra sezione della Commissione tributaria regionale della Toscana che farà applicazione del seguente principio di diritto: «la necessita di specifica motivazione dell'avviso di liquidazione emesso, ai sensi dell'art. 12 del D.L. 14 marzo 1988, n. 70, convertito nella legge 13 maggio 1988, n. 154 a seguito di attribuzione della rendita catastale, non sussiste nei confronti dei contribuenti cui sia stato precedentemente notificato l'atto di classamento e attribuzione della rendita». Il giudice di rinvio provvederà anche sulle spese del presente procedimento. P.Q.M. La Corte riunisce i ricorsi, rigetta il ricorso 913/05, accoglie il ricorso 25260/02, cassa, in relazione al motivo di ricorso, la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale della Toscana.   ......