RESPONSABILITÀ PER DANNI A TERZI DURANTE I LAVORI



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TRIBUNALE DI BRINDISI, SEZ TRIBUNALE DI BRINDISI, SEZ. DISTACCATA DI FASANO - Sentenza 5 marzo 2003 n. 33 - G.U. Dott. Munno - Galiano (Avv. Saponaro) c. Comune di Fasano (Avv. Carparelli) e ditta Eco Archeo Servizi Ambientali (n.c.) - (respinge la domanda proposta nei confronti dell’ente locale convenuto, e condanna il terzo chiamato in causa al risarcimento del danno). SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con atto di citazione notificato il 12-01-1998 Galiano Giuseppe evocava in giudizio il Comune di Fasano, chiedendone la condanna al pagamento in proprio favore della somma di L. 9.020.000, oltre a interessi e rivalutazione monetaria, a titolo di ristoro del danno patito allo immobile di sua proprietà sito in Pezze di Greco di Fasano civico 40 della via Bersani quando, in data 20-11-1996, questo veniva lesionato dal distacco forzoso delle staffe di infissione delle condotte teleferiche della Telecom e dell’Enel, provocato, a sua volta, dalla caduta sui detti cavi di rami recisi dagli alberi ubicati nel cortile della Scuola Elementare di via Bertani, di proprietà comunale, per effetto dei lavori di potatura e manutenzione del verde ivi in corso da parte di una ditta incaricata dal committente Comune di Fasano. Si costituiva il Comune di Fasano con comparsa difensiva, contestando ogni avverso assunto e deducendo: la carenza di legittimazione passiva, per esser l’accaduto ascrivibile alla esclusiva colpa e responsabilità della ditta appaltatrice dei lavori per effetto di contratto stipulato il 13-09-1995 al n. 2475 rep. Nel merito il convenuto contestava la pretesa attrice, allegando la preesistenza di lesioni murarie nello immobile di proprietà del Galiano, che avrebbero provocato o, quantomeno, enormemente agevolato il distacco forzoso delle staffe fissate a cemento nella muratura a seguito della sollecitazione proveniente dalle condotte teleferiche pressate dalla caduta dei rami potati. Concludeva il convenuto chiedendo la declaratoria di carenza di legittimazione passiva e, in via subordinata e nel merito, la reiezione della domanda con vittoria di spese di lite. Alla udienza di trattazione del 29-01-1999 l’attore chiedeva ed otteneva dal Pretore l’autorizzazione alla chiamata in causa del terzo ex artt. 183 comma 4 c.p.c. e 106 c.p.c., nella persona del titolare della ditta Eco Archeo Servizi Ambientali, appaltatrice dei lavori di potatura del verde sito nel cortile della Scuola Elementare di via Bersani commissionati dal Comune. Nella contumacia del terzo chiamato Eco Archeo Servizi Ambientali, regolarmente citata e non comparsa, la causa veniva istruita mediante l’acquisizione delle prove testimoniali e per interpello, nonché con l’espletamento della chiesta C.T.U. e, all’esito, rinviata per la udienza di precisazione delle conclusioni. MOTIVI DELLA DECISIONE 1.- Dai documenti acquisiti agli atti, nonché dalle prove testimoniali escusse, risulta processualmente provata tanto la dinamica dei fatti così come allegata dall’attore nella narrativa in citazione, quanto la esecuzione dei lavori di potatura degli alberi ubicati nel cortile della scuola elementare comunale di via Bersani ad opera della ditta Eco Archeo Servizi Ambientali di Scarcella Cosimo da Melissano. In particolare è emerso che con contratto rep. 2475 del 13-09-1995 il Comune di Fasano affidava in appalto alla ditta Eco Archeo Servizi Ambientali di Scarcella Cosimo da Melissano i lavori di potatura del verde pubblico di proprietà comunale esistente nel territorio del Comune di Fasano. La stipulazione del contratto in parola è avvenuta secondo le regole della c.d. evidenza pubblica, mediante la procedimentalizzazione della scelta del contraente conseguita con l’adozione del metodo della licitazione privata; il che ha consentito di affidare i lavori a impresa sicuramente dotata dei requisiti tecnico-professionali idonei a garantire da un lato la esecuzione a perfetta regola d’arte dei lavori appaltati, dall’altro alla determinazione negoziale dell’Ente contenuta nella delibera n. 1272 con cui, il 28-12-1994, la G.M. del Comune di Fasano aveva indetto la pubblica gara per licitazione privata, il cui esito, favorevole alla Eco Archeo Servizi Ambientali, veniva approvato con delibera di G.M. n. 246 dell’08-03-1995. All’uopo appaiono corrette le osservazioni giuridiche effettuate dalla difesa del Comune, laddove escludono ogni ipotesi di culpa in eligendo adombrata dall’attore a carico dell’Ente in ordine alla scelta della ditta cui sono stati affidati i lavori di potatura. E’ pertinente rilevare come i contratti conclusi secondo la procedura della c.d. evidenza pubblica sono caratterizzati dalla compresenza di un vero e proprio procedimento amministrativo, che nasce con la delibera dell’organo rappresentativo dell’Ente destinata ad evidenziare le ragioni di pubblico interesse che inducono alla contrattazione, le finalità da perseguire, l’impegno di spesa da sopportare e reperire nell’ambito delle disponibilità esistenti in bilancio, e di poi sfocia nella procedura di scelta del contraente tipizzante – pubblica gara, licitazione provata, appalto concorso, concorso per ideazione – e destinate ad assicurare la partecipazione di imprese munite di requisiti tecnico professionali pure oggetto di previsione normativa. Il che consente all’Amministrazione di reperire il contraente mediante criteri oggettivi e predeterminati della normativa, al fine di garantire il perseguimento dell’interesse pubblico sottostante alla decisione di contrattare adottata dall’Ente. Alla procedura di scelta del contraente, caratterizzata dalla sequenza di atti amministrativi ordinati in procedimento, si affianca una parallela sequenza negoziale del tutto simile a quella che conduce alla conclusione di un contratto privatistico, con l’unica eccezione della forma scritta che, per i contratti della P.A. è imposta ad validitatem dal R.D. n. 2440/1923 e dal R.D. 827/1924, e che nella successiva fase di esecuzione del contratto vede ancor più scemare i tratti differenziali con il rapporto contrattuale di natura privatistica (1): raggiunto l’accordo negoziale nella forma prescritta dalla legge, infatti, la fase esecutiva è caratterizzata dalla realizzazione dell’opera o del servizio pattuiti così come avverrebbe tra contraenti privati, salva la persistenza in capo all’Amministrazione di maggiori poteri e facoltà inerenti allo scioglimento unilaterale del vincolo negoziale, imposti dalla necessità di assicurare in ogni caso il raggiungimento delle finalità pubbliche sottese alla conclusione del contratto anche nei casi di inadempienza da parte dell’appaltatore; poteri e prerogative che, nondimeno, anch’essi vengono ricondotti nell’alveo dell’esercizio di poteri contrattuali e non prerogativi, dalla significativa evoluzione giurisprudenziale e dottrinale tendente alla riduzione dell’area della c.d. amministrazione per provvedimenti in favore dell’area della c.d. amministrazione per consenso (Cass. Civ. Sez. Unite sent. n. 95 del 07-03-2001 Vita c. ATC). Così anche l’appaltatore di opere o servizi pubblici si colloca a pieno titolo nell’are del c.d. lavoro autonomo, giustapposta a quella del lavoro subordinato, unitamente al prestatore d’opera artigiano con cui condivide l’autonomia organizzativa, la gestione a proprio rischio e vantaggio, l’assenza di vincoli di subordinazione con il committente, la discrezionalità nella scelta delle modalità di esecuzione dell’opera o del servizio nell’ambito delle pattuizioni contrattuali assunte con il committente (ex artt. 1659 e 1662 cod. civ. per l’appaltatore, ed ex art. 2224 cod. civ. per il contratto d’opera) (2). Ne consegue che anche l’appaltatore di opera o servizio pubblico "…conserva, anche se in limiti più ristretti rispetto agli appaltatori privati, margini di autonomia ed è di regola l’unico responsabile dei danni cagionati a terzi nel corso dei lavori". (Cass. Civ. Sez. III sent. n. 12449 del 09-12-1997 in c.e.d.), e che "...i limiti dell’autonomia dell’appaltatore, derivanti dalla obbligatorietà della nomina del direttore dei lavori, nonché dalla intensa e continua ingerenza dell’amministrazione appaltante, non fanno venir meno il dovere dell’appaltatore medesimo di prendere tutte le iniziative necessarie per la corretta attuazione del contratto anche a tutela dei diritti dei terzi, né il dovere di controllare gli atti attraverso i quali si esplica detta ingerenza, contestando, sotto il profilo amministrativo o tecnico, quelli che potrebbero comportare una sua responsabilità per inadempimento agli obblighi assunti o per i danni arrecati ai terzi. Ne consegue che anche per detto appalto trovano applicazione i principi generali sulla responsabilità dell’appaltatore, che vedono costui di regola unico responsabile dei danni cagionati a terzi nell’esecuzione dell’opera, potendosi a questa aggiungere quella dell’amministrazione solo qualora il fatto dannoso sia stato posto in essere in esecuzione del progetto o di direttive impartite dall’amministrazione committente, mentre una responsabilità esclusiva di quest’ultima resta configurabile solo allorquando essa abbia rigidamente vincolato l’attività dell’appaltatore, così da neutralizzare completamente la sia libertà di scelta". (Cass. Civ. Sez. II sent. n. 8802 del 20-08-1999 in c.e.d., Cass. Civ., Sez. I sent. N. 2328 del 25-02-1993 in c.e.d.; nello stesso senso Cass. Civ. Sez. III sent. n. 16080 del 15-11-2002 in c.e.d.). 3.- Il contratto concluso tra il Comune di Fasano e l’Eco Archeo Servizi Ambientali di Scarcella Cosimo, aveva ad oggetto la prestazione di un pubblico servizio costituito dalla potatura del verde pubblico esistente nel territorio comunale. Il contenuto della obbligazione dell’appaltatore è caratterizzato, pertanto, da operazioni manuali di non particolare complessità, richiedenti l’impiego di una manualità ripetitiva e meccanica, coadiuvata dallo impiego di semplici attrezzature – se pur costose – destinate al taglio dei rami degli alberi e delle piante di vegetazione. Il pericolo derivante dalla possibile caduta al suolo delle fronde recise, rappresenta così un elemento costante e naturale del lavoro del potatore e, pertanto, in adempimento degli obblighi e doveri di diligenza e perizia nell’assolvimento delle obbligazioni contratte nello esercizio delle attività professionali ex art. 1176 cod. civ., questi deve adottare tutte le cautele idonee a preservare da conseguenze dannose le persone estranee al contratto ed il loro patrimonio, dovendo per il caso contrario esse ritenuta responsabile a pieno titolo. Giova così rammentare come la diligenza adempitivi richiesta per l’esecuzione delle prestazioni oggetto dei rapporti obbligatori può essere valutata sotto quattro distinti profili: - la cura, consistente nella sollecitudine e nell’impegno da profondersi nella esecuzione della prestazione oggetto della obbligazione; - la cautela, consistente nella osservanza delle norme necessarie a prevenire danni potenzialmente derivabili a carico dei terzi estranei alla esecuzione del rapporto obbligatorio, nonché al loro patrimonio; - la perizia, ovverosia la conoscenza delle necessarie cognizioni tecnico scientifiche proprie della arte o professione, secondo il contenuto tipico delle leges artis, integrato da quelle maggiori eventualmente raggiunte dal progresso della scienza e ed esperienza tecnico scientifica, e salve le ulteriori cognizioni di rango superiore che il debitore possegga in forza di specifiche abilitazioni professionali; conoscenze che il debitore "deve" possedere ope legis, per effetto della particolare qualificazione attribuitagli dall’ordinamento giuridico in forza della iscrizione preventiva in particolari albi, registri, collegi, ordini professionali; - la legalità, consistente nel rispetto della normazione primaria e secondaria che disciplina la esecuzione delle opere ed interventi oggetto del rapporto obbligatorio, e della prestazione alla quale il debitore è obbligato. Nello sforzo volitivo e tecnico rivolto al soddisfacimento dell’interesse del creditore, il debitore potrà esser considerato adempiente soltanto quanto la sua prestazione sarà ossequiosa dei suindicati parametri e, per il profilo attinente ai fatti oggetto del presente giudizio, quando la sua sarà una prestazione "prudente, ovverosia, connotata dall’adozione di tutte quelle cautele che secondo le concrete circostanze siano consigliabili in base alle regole di comune prudenza al fine di preservare i diritti e gli interessi dei terzi dalla verificazione di eventi lesivi e dannosi. Al profilo contrattuale interno si aggiunge e cumula quello esterno che vede l’appaltatore o prestatore d’opera stresso dal principio del neminem ledere e, per tanto, obbligato ex art. 2043 cod. civ, all’impiego della magna diligentia propria del diligentissimus vir al fine di preservare la sfera giuridica dei terzi dalle conseguenze dannose della propria condotta evitando di incorrere nelle conseguenze della culpa levissima. La mancata adozione della condotta "prudente", pertanto, espone l’appaltatore alla duplice responsabilità: contrattuale nei confronti del committente, ed extracontrattuale nei confronti dei terzi. 4.- A sua volta la accertata autonomia di organizzazione ed esercizio lo rende responsabile anche dello omesso esercizio di quei poteri di rimostranza e contestazione che, anche nell’appalto di opere o servizi pubblici, egli deve esercitare nei confronti del proprio committente pubblico al dine di far salva la propria responsabilità (3) in ordine agli eventi dannosi che possano scaturire da errori nella progettazione dell’opera o nelle direttive, ordini, discipline impartiti dalla stazione appaltante per la esecuzione dell’appalto.......