RESPONSABILITÀ PER MULTE NON RISCOSSE



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Affidamento di OO.PP. a imprese LSU



































































































Sentenza n Sentenza n.4-2002 del 26 gennaio 2002 - Sezione giurisdizionale per la regione autonoma valle d’aosta             Sentenza del 26 gennaio 2002 n. 4/2002 * A cura dell'Ufficio Stampa SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE AUTONOMA VALLE D’AOSTA Presidente: S. Annunziata – Relatore: P. Cominelli \E[s \E[201s FATTO             In data 11 novembre 1999, il G.I.P. del Tribunale di Aosta disponeva, in conformità alla richiesta del P.M., l’archiviazione del procedimento penale nei confronti di Roberto N., comandante della Polizia Municipale di CX, per violazione dell’art. 323 c.p. (abuso d’ufficio), essendo carente la prova dell’elemento soggettivo. Gli atti venivano poi trasmessi alla Procura Regionale della Corte dei Conti per quanto di competenza.             La vicenda in esame riguarda un rilevante numero di accertamenti di violazioni al Codice della Strada che non hanno avuto seguito, determinando così un danno erariale per il mancato incasso delle somme corrispondenti alle relative sanzioni pecuniarie. Il periodo di riferimento è costituito dagli anni 1996, 1997 e 1998. Secondo gli accertamenti eseguiti dalla Guardia di Finanza, Drappello Accertamento Danni Erariali, le violazioni che erano state rilevate, redigendo il relativo “preavviso”, in tale arco temporale dalla Polizia Municipale di CX, ammontano a n. 12.661; di queste, n. 2.899 non sono state effettivamente perseguite, per un mancato introito pari a lit. 207.570.500, calcolato in base agli elenchi annuali dei preavvisi di accertamento annullati, e nel caso di preavvisi non rinvenuti, in base al valore medio di tutti gli importi. Si distinguono tre tipologie: 1) preavvisi di cui mancano entrambe le copie dal bollettario; 2) preavvisi non contestati a causa della mancata attivazione della relativa procedura; 3) preavvisi annullati con o senza annotazione dei motivi di annullamento. In merito, erano state presentate denunce da parte dello stesso comandante, nonché da parte di due agenti (Barbara T. e Alessandra F.) relativamente a richieste di annullamento, da parte del comandante stesso, di preavvisi di accertamento.             La Procura Regionale di questa Corte notificava invito a dedurre al N. ed al sindaco di CX, Romano Emanuele B., per i fatti in questione; gli interessati presentavano deduzioni, e venivano sentiti personalmente.             Il Procuratore Regionale, con atto del 12 marzo 2001, li ha poi citati a comparire dinanzi a questa Sezione, contestando loro un danno erariale di lit. 207.570.500, oltre a rivalutazione monetaria, interessi legali e spese di giustizia.             Sono pervenute memorie scritte del 24 novembre 2001 da parte della difesa.             Il Pubblico Ministero nell’atto di citazione osserva che emerge dagli atti la responsabilità dei convenuti e osserva che il c.d. preavviso di accertamento, compilato al momento della constatazione della violazione, costituisce a tutti gli effetti un verbale. Tale atto non può pertanto essere annullato o archiviato, se non da parte del Prefetto nell’esercizio dei suoi poteri, e in presenza di adeguati presupposti. Fra i casi in esame, n. 1.555 sono stati annullati senza motivazione, altri 154 hanno motivazioni (auto guasta o simili) che non sono però documentate.             All’odierna udienza, l’avv. Alessandro Q., per la difesa, ha concluso in conformità alle memorie presentate, chiedendo l’assoluzione; ha sottolineato l’avvenuta archiviazione del procedimento penale, ha chiesto l’assunzione di ulteriori mezzi di prova, nel rispetto del contraddittorio, ha contestato il quantum, determinato in maniera generica, ed ha sottolineato la difficoltà di riscossione delle sanzioni, relativamente ai veicoli stranieri. Il Pubblico Ministero ha chiesto la condanna, richiamandosi alle conclusioni formulate nell’atto di citazione, e sostenendo non essere necessari ulteriori atti istruttori, né essere stato violato il principio del contraddittorio.             Considerato in \E[s \E[202s DIRITTO             Preliminarmente va respinta la richiesta di ulteriori acquisizioni di prove, dovendosi ritenere il presente giudizio adeguatamente istruito. Nel merito, appare in primo luogo necessario prendere in esame la tematica, ampiamente trattata dalle parti, del valore giuridico del c.d. preavviso di accertamento delle infrazioni al Codice della Strada. Osserva questa Sezione che indiscutibilmente la redazione di tale atto costituisce il momento in cui viene effettivamente rilevata l’infrazione, nella sua natura di fatto obiettivamente verificatosi: tutto ciò che ne consegue (procedimento amministrativo, erogazione della sanzione, etc.) ha un significato ed una giustificazione, sul piano giuridico, appunto in forza di detto accertamento, mancando il quale nulla accadrebbe. Quale che sia dunque la natura, di verbale oppure no, che al citato documento si voglia attribuire (attribuzione che non è oggetto del presente giudizio), esso non può essere discre-zionalmente ignorato o distrutto dall’autorità procedente, venendo meno, in tal caso, i più elementari principi dello stato di diritto. Sotto tale profilo, pertanto, sussiste il danno erariale così come configurato nell’atto di citazione; l’omesso perseguimento della concreta possibilità di acquisizione, da parte di un comune, delle entrate dovute a sanzioni per violazioni alle norme di circolazione, costituisce certamente una diminuzione patrimoniale, sotto forma di minori risorse economiche a disposizione, per le casse dell’ente in questione, ed è ovvio dovere (e non solo per motivi finanziari) dei funzionari addetti provvedere a tale adempimento. In tal senso, appare condivisibile la pronuncia di condanna, citata dal P.M., e relativa a caso analogo, della Sezione Giurisdizionale per la Regione Marche (n. 1336 del 29 aprile 1997). In disparte il contenuto delle varie denunce citate in narrativa, dalle quali non sono scaturite conseguenze in sede penale, va poi preso in esame l’accertamento relativo ai quasi tremila casi non perseguiti nel triennio considerato. Occorre esaminare e valutare le tipologie di pratiche non concluse, quali emergono dagli accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza. Per quanto riguarda i n. 164 preavvisi di cui mancano entrambe le copie dal bollettario, questa Sezione ritiene non sussistente la prova del danno erariale, non potendosi in tali casi dedurre alcunchè in merito ai fatti che erano stati accertati con tali atti. Considerazione analoga va svolta in merito ai n. 1673 preavvisi annullati, con o senza annotazione dei motivi di annullamento; anche in relazione ad essi, infatti, mancano adeguati elementi di prova in base ai quali ricostruire la sottostante situazione di fatto, e quindi l’idoneità della stessa a determinare la possibilità di un’entrata per il comune. A diverse conclusioni si deve giungere invece, relativamente ai n. 1062 preavvisi non contestati a causa della mancata attivazione della relativa procedura. In tali casi infatti era stata accertata una situazione astrattamente idonea a determinare l’acquisizione di un’entrata conseguente all’ap-plicazione di una sanzione amministrativa, e sussisteva dunque il dovere, a carico della Polizia Municipale, di procedere in tal senso. L’omessa acquisizione patrimoniale, trattandosi di circa metà dei casi presi in considerazione dalla prospettazione accusatoria, va, in via equitativa, calcolata in lit. 100.000.000. La valutazione del danno erariale da porre a carico dei responsabili va poi effettuata con prudente apprezzamento da parte del Giudice. Occorre infatti considerare che, come osservato dalla difesa, possono sussistere, talvolta, motivi di opportunità (in disparte il problema della correttezza amministrativa di tale comportamento), che rendano non consigliabile, proprio sotto il profilo finanziario, il perseguimento di alcune infrazioni. In particolare, si citano i casi di infrazioni relative a veicoli con targa straniera, per i quali è indubbiamente più problematico portare a compimento la procedura di applicazione della sanzione, e conseguire la relativa entrata, stante la residenza oltre confine del responsabile, e che, nel caso in cui la procedura non vada a buon fine, comportano più elevate spese, inutilmente erogate. Ancora, vi è una convenienza di carattere “promozionale”, per i comuni nei quali la popolazione trae sostentamento, in misura rilevante, dal turismo, a non infliggere sanzioni in maniera eccessivamente severa ai visitatori (italiani o stranieri che siano), al fine di non comprometterne l’afflusso nel comune stesso e il giro d’affari che ne consegue per gli operatori economici locali. In forza di tali considerazioni, ritiene questa Sezione di contenere equitativamente la valutazione del danno nel 30% della cifra in precedenza indicata, quindi nella misura di lit. 30.000.000, comprensiva di rivalutazione monetaria. Tale danno va posto a carico del solo convenuto N., in quanto la sua qualità di comandante della Polizia Municipale di CX lo rende responsabile dei fatti descritti, i quali non costituivano episodi isolati che potevano ragionevolmente sfuggire all’attenzione, ma si sono verificati con una frequenza che avrebbe richiesto maggiore vigilanza; ricorre pertanto l’elemento soggettivo della colpa grave. La condanna alle spese di giustizia segue la soccombenza.