RESPONSABILITA' SULLA SICUREZZA



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RAPPORTI ISEE 2009



































































































Corte di Cassazione Sentenza del 28/10/2009 n Corte di Cassazione Sentenza del 28/10/2009 n.22818 Sez.L (civ)   REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. SCIARELLI Guglielmo - Presidente Dott. DI NUBILA Vincenzo - Consigliere Dott. MAMMONE Giovanni - Consigliere Dott. ZAPPIA Pietro - rel. Consigliere Dott. CURZIO Pietro - Consigliere ha pronunciato la seguente: SENTENZA sul ricorso 16265 - 2006 proposto da: GI. EL. , gia' elettivamente domiciliato in ROMA, VIA APPIA NUOVA 4 39, presso lo studio degli avvocati RAINONE ACHILLE, FIERMONTE GRAZIA, PORCELLI AGRIPPINA che lo rappresentano e difendono, giusta delega in calce al ricorso e da ultimo domiciliato d'ufficio presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE; - ricorrente - contro AI. EU. SA, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA L. BISSOLATI 76, presso lo studio dell'avvocato SPINELLI TOMMASO GIORDANO, che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato FERRATI PAOLO, giusta delega a margine del controricorso; I.N.A.I.L. - ISTITUTO NAZIONALE PER L'ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA 4 NOVEMBRE N. 144, presso lo studio degli avvocati TARANTINO CRISTOFARO, ROSSI ANDREA, che lo rappresentano e difendono, giusta delega in calce al controricorso; BR. MY. SQ. S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA DELLA MARINA 1, presso lo studio dell'avvocato IGNAZIO RAIMONDO, rappresentata e difesa dall'avvocato ROSANO DOMENICO, giusta delega a margine del controricorso; - controricorrenti - e contro F. GI. S.N.C. in liquidazione, PE. GI. ; - intimati - e sul ricorso 18060-2006 proposto da: F. GI. S.N.C., in liquidazione, in persona del legale rappresentante pro tempore, gia' elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE G. MAZZINI 157, presso lo studio dell'avvocato MAGARO' BIANCA, rappresentata e difesa dall'avvocato BARATTA ROBERTO, giusta delega in calce al controricorso e da ultimo domiciliata d'ufficio presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE; - controricorrente e ricorrente incidentale - contro AI. EU. SA, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA L. BISSOLATI 76, presso lo studia dell'avvocato SPINELLI TOMMASO GIORDANO, che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato FERRATI PAOLO, giusta delega a margine del controricorso; - controricorrente al ricorso incidentale - e contro GI. EL. , BR. MY. SQ. S.r.l., PE. GI. , I.N.A.I.L.; - intimati - avverso la sentenza n. 7068/2005 della CORTE D'APPELLO di ROMA, depositata il 05/01/2006 R.G.N. 5127/03; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 23/09/200 9 dal Consigliere Dott. ZAPPIA PIETRO; udito l'Avvocato BOER PAOLO per delega SPINELLI GIORDANO TOMMASO; udito l'Avvocato ROSSI ANDREA; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. FUCCI Costantino, che ha concluso per il rigetto del ricorso principale ed incidentale. FATTO Con ricorso depositato il 6.3.1998 Gi. El. , premesso di essere dipendente della " F. Gi. s.n.c.", esponeva che il giorno 5.9.1992, mentre era intento ad eseguire lavori di stuccatura per un impianto di condizionamento, era precipitato a terra da un ponteggio con ruote, riportando gravissime lesioni. Rilevato che la responsabilita' dell'infortunio era da attribuire alla societa' appaltante, la " Br. My. Sq. s.p.a.", ed al suo rappresentante per la sicurezza, a nome Pe. Gi. , chiedeva la condanna degli stessi in solido al risarcimento dei danni conseguenti all'infortunio predetto. Istauratosi il contraddittorio, i convenuti contestavano quanto dedotto dal ricorrente, e chiedevano comunque che venisse disposta la chiamata in causa della societa' appaltatrice, la " F. Gi. s.n.c.", dell'INAIL e della compagnia assicuratrice, la " AG. Eu. s.a.", per la garanzia di eventuali esborsi. Radicatosi il contraddittorio con le parti predette, con sentenza non definitiva in data 3.2.2003, il Tribunale di Latina, decidendo esclusivamente sull'an debeatur, accertava la corresponsabilita' nella causazione dell'infortunio della societa' datoriale, la " F. Gi. s.n.c.", e dello stesso dipendente infortunato, nella rispettiva misura dell'80% e del 20%; disponeva con separata ordinanza la prosecuzione del giudizio per la liquidazione dei danni. Avverso tale sentenza proponeva appello l'originario ricorrente lamentandone la erroneita' sotto diversi profili; e proponeva altresi' appello incidentale la " F. Gi. s.n.c.", lamentando l'incompetenza per materia del giudice adito e la erroneita' dell'impugnata sentenza circa l'affermazione del concorso di colpa della societa' e la percentuale prevalente attribuita alla stessa. La Corte di Appello di Roma, con sentenza in data 21.10.2005, rigettava entrambe le impugnazioni proposte. Avverso questa sentenza propone ricorso per cassazione Gi. El. con due motivi di impugnazione. Resiste con controricorso la societa' " F. Gi. s.n.c.", che propone a sua volta ricorso incidentale affidato a tre motivi di gravame. Resiste con controricorso nei confronti dell'appello principale la " Br. My. Sq. s.r.l.". Resiste altresi' con controricorso la " AG. Eu. s.a." nei confronti sia dell'appello principale che dell'appello incidentale. E resiste infine con controricorso, avverso le predette impugnazioni, l'INAIL. Il Pe. non ha svolto alcuna attivita' difensiva. La " Br. My. Sq. s.r.l." ha presentato memoria ai sensi dell'articolo 378 c.p.c.. DIRITTO Preliminarmente va disposta la riunione ai sensi dell'articolo 335 c.p.c. dei due ricorsi, principale ed incidentale, perche' proposti avverso la medesima sentenza. Col primo motivo di gravame il ricorrente principale lamenta violazione o falsa applicazione di norme di diritto per non avere la Corte d'appello tenuto conto, nella individuazione del responsabile della sicurezza, della circostanza che la normativa concernente l'adozione di misure necessaire a tutelare l'integrita' fisica era applicabile anche nei confronti del committente, e quindi della " Br. My. Sq. s.p.a.", e del suo responsabile per la sicurezza Pe. Gi. , atteso che quest'ultimo controllava quotidianamente nell'interesse della societa' l'esecuzione dei lavori. Col secondo motivo di gravame il ricorrente principale lamenta omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine alla circostanza relativa alla richiesta, dallo stesso formulata, di escussione del teste P. B. , il quale avrebbe potuto confermare che il personale della societa' committente, e quindi il Pe. , ispezionava quotidianamente il cantiere e le attrezzature a disposizione della societa' appaltatrice. Col primo motivo del ricorso incidentale la societa' " F. Gi. s.n.c." lamenta violazione e/o falsa applicazione della norma di diritto ex articolo 360 c.p.c., nn. 3 e 5 in relazione alla errata interpretazione e conseguente violazione degli articoli 409 e 413 c.p.c.. In particolare rileva che erroneamente la Corte d'appello aveva disatteso l'eccezione di incompetenza sollevata, atteso che il ricorso era stato originariamente incoato nei confronti della Br. e del Pe. , e pertanto il giudice dei lavoro avrebbe dovuto rilevare e dichiarare la propria incompetenza per materia. Col secondo motivo del ricorso incidentale la societa' predetta lamenta violazione e/o falsa applicazione della norma di diritto ex articolo 360 c.p.c., nn. 3, in relazione alla errata interpretazione e conseguente violazione degli articoli 1227, 2043 e 2056 c.c.. In particolare rileva che erroneamente la Corte d'appello aveva escluso il carattere della abnormita' della condotta posta in essere dal lavoratore, che costituiva elemento preponderante se non unico nella causazione del sinistro. Col terzo motivo del ricorso incidentale la detta societa' lamenta violazione e/o falsa applicazione della norma di diritto ex articolo 360 c.p.c., n. 3, in relazione alla errata interpretazione e conseguente violazione degli articoli 1227, 2043, 2055 e 2056 c.c.. In particolare rileva che erroneamente la Corte d'appello aveva ritenuto di dover escludere da ogni grado e percentuale di corresponsabilita' la " Br. My. Sq. s.p.a." ed il suo responsabile per la sicurezza Pe. Gi. , atteso che la committente, per espressa previsione contrattuale riportata nel capitolato di appalto, doveva concorrere alla supervisione del rispetto delle norme sulla sicurezza. I ricorsi non sono fondati. Ed invero, per quel che riguarda il primo motivo del ricorso principale, che il Collegio ritiene di dover trattare unitamente al terzo motivo del ricorso incidentale, concernendo entrambi la mancata affermazione della responsabilita' (o della co-responsabilita') della " Br. My. Sq. ", quale societa' committente, e quindi del suo responsabile per la sicurezza Pe. Gi. , alla stregua delle previsioni contrattuali contenute nel capitolato di appalto, osserva il Collegio che entrambi i motivi sono infondati. Devesi rilevare sul punto che la tradizionale impostazione che parrebbe richiedere in tema di prevenzione di infortuni sul lavoro l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato fra il soggetto danneggiato ed il soggetto responsabile del danneggiamento, e di cui pare essere pacifica espressione la norma prevista dall'articolo 2087 c.c. che, integrando le disposizioni in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro previste da leggi speciali, impone all'imprenditore l'adozione di misure necessarie a tutelare l'integrita' fisica dei prestatori d'opera, e' stata in realta' da tempo superata dalla giurisprudenza. Si e' invero avvertita l'esigenza di non limitarsi al dato formale costituito dalla esistenza di un rapporto datore di lavoro - lavoratore subordinato, ma di dover dare rilievo al dato oggettivo, si da ritenere l'esistenza di tale responsabilita' anche in capo ai soggetti che, se pur non formalmente titolari del rapporto di lavoro, avessero pero' la responsabilita' dell'impresa o di una sua unita' produttiva. E pertanto in materia di appalto e' stato affermato il principio che la responsabilita' per violazione dell'obbligo di adozione di misure necessarie a tutelare l'integrita' fisica dei prestatori di lavoro e' applicabile anche nei confronti del committente, se pur non incondizionatamente - atteso che non sussiste alcuna norma che prevede direttamente la responsabilita' del committente in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro - ma laddove egli stesso si sia reso garante della vigilanza relativa alle misure da adottare in concreto, riservandosi i poteri tecnico organizzativi dell'opera da eseguire (Cass. sez. lav., 22.3.2002 n. 4129). A tali principi si e' in effetti attenuta la Corte territoriale nell'impugnata sentenza posto che, dopo aver rilevato che in base alla regola comune in tema di responsabilita' per infortuni sul lavoro tale responsabilita' incombeva sul datore di lavoro, ha evidenziato che nel caso di specie il committente non si era mai reso garante della vigilanza delle misure da adottare in concreto, ne' si era in alcun modo riservato alcuna ingerenza in relazione alla realizzazione dell'opera si' da essere coinvolto nella responsabilita' per la sicurezza. E sul punto ha correttamente rilevato come nella fattispecie in esame le clausole del contratto di appalto evidenziassero che la responsabilita' per la sicurezza incombeva solo sull'appaltatore -datore di lavoro, atteso che l'articolo 4 del detto contratto disponeva che "nell'esecuzione dei lavori dovranno essere adottate dall'appaltatore tutte le misure previste dalle vigenti disposizioni di legge in materia di igiene e sicurezza del lavoro", rilevando altresi' che la previsione contenuta nel suddetto contratto di appalto secondo cui l'appaltatore era tenuto ad uniformarsi "anche" alle disposizioni che avrebbero potuto essere impartite dal committente in materia di sicurezza, rappresentava per l'appaltatore un obbligo aggiuntivo e per i lavoratori una ulteriore protezione, nel senso che tale previsione contrattuale consentiva al committente di richiedere all'appaltatore misure piu' rigorose, e di operare degli interventi a tutela della sicurezza dei propri ambienti di lavoro, ma non privava certamente l'appaltatore dei poteri e della responsabilita' (esclusiva, nella fattispecie) in materia di sicurezza, e non estendeva tale responsabilita' a carico del committente. Non vi e' dubbio, dunque, della correttezza dei principi giuridici che la Corte d'appello ha dichiarato di applicare ed ha applicato, cosi' come della correttezza dell'analisi e della individuazione dei presupposti di fatto necessari per l'applicazione dei suddetti principi, avendo in buona sostanza il giudice di merito rilevato che le previsioni contrattuali non contenevano alcuna deroga al principio generale della responsabilita' (esclusiva) del datore di lavoro per infortuni sul lavoro, atteso che prevedevano a carico esclusivo dell'appaltatore la adozione delle misure dettate dalle vigenti disposizioni di legge in materia di sicurezza del lavoro; ne' ricorrevano i presupposti per la estensione della relativa responsabilita' al committente avuto riguardo alla circostanza che la previsione contrattuale di sorveglianza da parte dello stesso sul rispetto delle norme di sicurezza e di intervento nei casi piu' gravi qualora l'appaltatore avesse compiuto azioni contrarie a tali misure, non consentiva di ritenere l'esistenza di una ingerenza tale, quale e' ravvisabile allorche' il committente si sia riservato i poteri tecnico organizzativi dell'opera da eseguire, da coinvolgerlo nella responsabilita' per la sicurezza. Posto cio', e' necessario ricordare che, secondo un principio costituente diritto vivente nella giurisprudenza di questa Corte (v., fra le molte pronunce, Cass. Sez. 1, 24.6.2008 n. 17088; Cass. sez. lav. 13.6.2008 n. 16036; Cass. Sez. lav. 12.6.2008 n. 15795; Cass. sez. I, 22.2.2007, n. 4178), l'interpretazione del contratto e degli atti di autonomia privata, mirando a determinare una realta' storica e obiettiva, e' tipico accertamento in fatto istituzionalmente riservato al giudice del merito ed e' censurabile soltanto per violazione dei criteri legali di ermeneutica contrattuale e per vizi di motivazione, qualora quella adottata sia contraria a logica e incongrua, tale, cioe', da non consentire il controllo dei procedimento logico seguito per giungere alla decisione: cio' in quanto il sindacato di questa Corte non puo', dunque, investire il risultato interpretativo in se', che appartiene all'ambito dei giudizi di fatto riservati al giudice di merito. Siffatta evenienza non si verifica nella fattispecie, avendo la Corte territoriale evidenziato, con motivazione assolutamente logica e coerente ed immune da ogni censura, dando quindi espressa ed esauriente contezza delle proprie determinazioni, come il rilievo dell'appellante circa la concorrente responsabilita' del committente non potesse trovare accoglimento, non emergendo dalle previsioni contrattuali alcuna deroga al principio della esclusiva responsabilita' del datore di' lavoro in materia di prevenzione degli infortuni; e pertanto l'assunto del ricorrente si risolve in buona sostanza, sul punto, in una inammissibile istanza di revisione delle valutazioni effettuate ed, in base ad esse, delle conclusioni raggiunte dai giudici del merito. Passando alla ulteriore censura mossa dal ricorrente principale con il secondo motivo di gravame, osserva il Collegio che la stessa, per i motivi in precedenza esposti, non puo' trovare accoglimento ove si osservi che correttamente e coerentemente la Corte territoriale ha ritenuto la scarsa significativita' della prova testimoniale dedotta dal lavoratore e concernente la ricorrente presenza di Pe. Gi. , responsabile dell......