RIDETERMINAZIONE PENSIONI DIPENDENTI PUBBLICI



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MODALITA' PER L'INOLTRO DI QUESITI SUI CCNL



































































































INPDAP                                 REPUBBLICA ITALIANA         Sent. 70/2005 IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE PUGLIA IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA ( Art. 5 L. 205/2000 ) all'udienza pubblica del 5 marzo 2004 ha pronunciato la seguente SENTENZA sui ricorsi, iscritti al n.  6418 e n. 19691 del registro di segreteria, proposti dal Sig. Schiavone Domenico; non rapp.to e difeso                           contro Ministero della Difesa per l'accertamento del diritto alla riliquidazione del trattamento pensionistico; Uditi alla pubblica udienza del 5 marzo 2004 i rappresentanti dell'Amministrazione, Battista dott. Francesco, Maruca Gerardo e Imperatrice Domenico; giusta delega del Comandante Capo del Dipartimento Militare Marittimo dello Jonio e del Canale d'Otranto, depositata in udienza; Vista la ordinanza emessa nella udienza pubblica del 30 gennaio 2002; Visti i ricorsi in epigrafe, depositati in data 17 gennaio 1989 e 11 settembre 1989  nella Segreteria della Sezione III Giurisdizionale per le Pensioni Civili; Vista la documentazione trasmessa in data 17 gennaio 2002 e 22 agosto 2003 dal Comando in Capo del Dipartimento Militare Marittimo dello Jonio e del Canale d'Otranto, pervenuta nella Segreteria rispettivamente in data 29 gennaio 2002 e 1 settembre 2003; Esaminati gli atti e i documenti tutti della causa; Considerato in FATTO E DIRITTO Il ricorrente chiede la perequazione del trattamento pensionistico sulla base dei miglioramenti economici conferiti al personale di pari qualifica in attività di servizio, secondo quanto affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 501 del 1988 . Con ordinanza emessa nella pubblica udienza del 30 gennaio 2002, questo Giudice ha disposto l'accertamento di quale entità sia, in termini monetari e percentuali, lo scostamento tra il trattamento pensionistico del ricorrente ed il trattamento economico del personale in servizio di pari qualifica, a partire dalla data di collocamento a riposo. Il Comando in Capo del Dipartimento Militare Marittimo dello Jonio e del Canale d'Otranto - Ufficio Pensioni ha trasmesso in data 17 gennaio 2002 varia documentazione riguardante la posizione pensionistica del ricorrente e in data 23 agosto 2003 , in ottemperanza della ordinanza emessa nella pubblica udienza del 30 gennaio 2002, un prospetto riepilogativo delle differenze - nel periodo 1.7.1977/31.1.2002 - tra trattamento pensionistico del ricorrente e trattamento economico del personale in servizio, oltre varia documentazione. Dai dati trasmessi, si evince che il ricorrente ha percepito nel periodo considerato un trattamento pensionistico pari a £. 111.900,97 a fronte di uno “ stipendio spettante teorico “ ( id es, trattamento economico del personale in servizio di pari qualifica e anzianità ) di €. 139.581,93, con conseguente divario di €. 27.680,96 e scostamento del 24.7370 %. All'odierna udienza le cause sono state riunite ai sensi dell'art. 274 c.p.c., reso applicabile ex art. 26 R.D. 1038/1933 ai giudizi pensionistici innanzi alla Corte dei conti. Le odierne cause ripropongono, infatti, la questione della vigenza nell'ordinamento del principio di automatico collegamento della misura delle pensioni al trattamento retributivo del personale in servizio Il suddetto principio non è, in effetti, contenuto in alcuna espressa disposizione legislativa che lo sancisca in termini generali, ma viene di volta in volta invocato quando si ponga per una categoria di pubblici dipendenti la necessità di uno speciale adeguamento del trattamento di quiescenza, in relazione ad una dinamica salariale del personale in servizio che venga a discostarsi in misura notevole dai valori economici precedentemente attribuiti e sui quali veniva calcolato il trattamento di quiescenza. La Corte costituzionale ( sent. n. 409 del 1995 ) ha avuto occasione di affermare che i modi attraverso i quali perseguire l'obiettivo dell'aggiornamento delle pensioni dei pubblici dipendenti possono essere, in via di principio, o la riliquidazione ( allineamento delle pensioni al trattamento di attività di servizio di volta in volta  disposto con apposita legge ) o la c.d. “ perequazione automatica “ consistente in un meccanismo normativamente predeterminato, che adegui periodicamente i trattamenti di quiescenza agli aumenti retributivi intervenuti mediamente nell'ambito delle categorie del lavoro dipendente. E' certo, comunque, che solo in casi particolari il legislatore ha ritenuto di agganciare automaticamente la pensione allo stipendio, dettando apposite disposizioni ( cfr. art. 2, comma 2°, L. 27 ottobre 1973 n. 629, recante nuove disposizioni per le pensioni privilegiate ordinarie in favore dei superstiti dei caduti nell'adempimento del dovere, appartenenti ai Corpi di Polizia ). Va in proposito ricordato che la Sezione III Giurisdizionale Pensioni Civili, con decisione n. 49970 del 12 maggio 1982, si era in origine espressa nel senso che l'articolo 11 della L. 24 maggio 1951 n. 392 avesse introdotto nell'ordinamento il principio dell'adeguamento permanente delle pensioni del personale di magistratura alle retribuzioni dei pari grado in servizio, senza bisogno di appositi provvedimenti legislativi. Le Sezioni Riunite della Corte dei Conti, ritenuto che detta norma non avesse valore di disposizione a carattere generale intesa a tale automatico e permanente adeguamento pensionistico, con ordinanza n. 104 del 24 giugno 1985 avevano investito la Corte costituzionale della questione di legittimità costituzionale della normativa nel frattempo intervenuta, che non prevedeva criteri atti a garantire trattamenti pensionistici proporzionati alla quantità e qualità del lavoro prestato. Con sentenza n. 501 del 21 aprile/5 maggio 1988 la Corte costituzionale, preso atto del cospicuo divario che, per il personale di magistratura, si era verificato tra pensioni e retribuzioni a seguito della L.  6 agosto 1984 n. 425 dopo avere affermato “ l'esigenza di un costante adeguamento “ dei due trattamenti, aveva dichiarato l'illegittimità costituzionale degli articoli 1, 3 comma 1 e 6 della L.  17 aprile 1985 n.141 nella parte in cui avevano disposto rivalutazioni percentuali invece di assicurare l'adeguamento attraverso una apposita riliquidazione, con decorrenza 1° gennaio 1988, delle pensioni dei soggetti esclusi dai nuovi stipendi perché collocati in quiescenza anteriormente al 1° luglio 1983. A seguito dei detta sentenza, alcuni magistrati, avendo già beneficiato della riliquidazione sulla base del trattamento  spettante in applicazione della L. n.425/1984, chiesero l'ulteriore adeguamento automatico della loro pensione, come sopra liquidata, alle successive variazioni del trattamento di attività ottenute dai pari grado alle date del 1° gennaio 1989 e 1° gennaio 19990, nonché il riconoscimento del diritto all'adeguamento permanente in relazione ad ulteriori aumenti futuri, per effetto del meccanismo di incremento costante previsto dall'articolo 2 della L. 19 febbraio 1981 n. 27. La giurisprudenza di questa Corte ( SS.RR.14 novembre 1988  n. 76/c ; Sezione del controllo 17 novembre 1988 n. 2021; Sezione III Giurisdizionale Pensioni Civili, nn. 62911, 62912 e 62913 del 20 marzo 1989 ) si pronunciò inizialmente in senso favorevole ai ricorrenti. Secondo tale giurisprudenza si era sostanzialmente instaurato un meccanismo di aggancio automatico e perenne tra pensioni e stipendi dei magistrati. Successivamente, però, la stessa Sezione III Giurisdizionale Pensioni Civili, con ordinanza del 21 maggio 1990, constatata l'esistenza di un vuoto legislativo che legittimasse tale principio, denunciava l'illegittimità costituzionale della norma di cui all'articolo 2 della L. 19 febbraio 1981. La Corte costituzionale, non condividendo la prospettata questione di legittimità costituzionale, con ordinanza n. 95 dell'11/16 febbraio 1991 ne dichiarava la manifesta inammissibilità, rilevando che “ una  sentenza atta ad innestare nella normativa pensionistica n meccanismo di adeguamento periodico concepito per il personale di servizio “, comportando varietà di scelte e molteplicità di implicazioni, sarebbe stato il risultato di attività “ certamente estranea al sindacato di costituzionalità e viceversa propria del legislatore”. Il legislatore interveniva qualche mese dopo, con la L. 8 agosto 1991 n. 265, sottoposta, come è noto al vaglio della Corte costituzionale in più riprese e sotto diversi profili di incostituzionalità. Con sentenza n. 42 del 28 gennaio/10 febbraio 1993 la Corte costituzionale affermava che “ il legislatore, nell'escludere dalla riliquidazione delle pensioni l'applicabilità del meccanismo di adeguamento aveva esercitato una discrezionalità sua propria “, volendo limitare gli effetti dello stesso nell'ambito esclusivo del trattamento stipendiale per il quale era stato concepito. Nel ribadire che esula dai limiti del controllo di legittimità l'operazione additiva consistente in una mera trasposizione dell'istituto nel settore pensionistico ( dichiarando, quindi, inammissibile la sollevata questione di legittimità costituzionale ) la Corte osservava tuttavia che “ la radicale opzione nel senso di cristallizzare la riliquidazione alle misure stipendiali dal 1° luglio 1983, senza alcun conto, neppure parziale, degli adeguamenti, né prima né dopo “ non può non prospettarsi come fattore di nuove e ulteriori divaricazioni tra pensioni e stipendi, rappresentando l'ipotesi che nel medio periodo l'andamento delle retribuzioni finirà per discostarsi dalle pensioni “ ben al di là di quel ragionevole rapporto di corrispondenza, sia pure tendenziale ed imperfetto “ a suo tempo richiesto dalla stessa Corte ai sensi degli articoli 3 e 36 della Costituzione, con la ovvia conseguenza che le considerazioni svolte nella sentenza n, 501 del 1988 a proposito dell'omesso calcolo delle anzianità pregresse ......