RIDUZIONI COMPONENTI CDA: SERVONO MODIFICHE STATUTARIE



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NON TRASCRIVIBILE IL MATRIMONIO OMOSESSUALE CONTRATTO ALL'ESTERO



































































































Deliberazione n Deliberazione n. 46/pareri/2007       REPUBBLICA ITALIANA CORTE DEI CONTI SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER LA LOMBARDIA composta dai magistrati: dott. Nicola Mastropasqua                             Presidente dott. Antonio Caruso                                      Consigliere dott. Giorgio Cancellieri                                              Consigliere dott. Giuliano Sala                                          Consigliere dott. Giancarlo Penco                                     Consigliere dott. Giancarlo Astegiano       Primo Referendario (relatore) dott. Alessandra Sanguigni                            Referendario nell’adunanza del 17 ottobre 2007 Visto il testo unico delle leggi sulla Corte dei conti, approvato con il regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214, e successive modificazioni; Vista la legge 21 marzo 1953, n. 161; Vista la legge 14 gennaio 1994, n. 20; Vista la deliberazione delle Sezioni riunite della Corte dei conti n. 14/2000 del 16 giugno 2000, che ha approvato il regolamento per l’organizzazione delle funzioni di controllo della Corte dei conti, modificata con le deliberazioni delle Sezioni riunite n. 2 del 3 luglio 2003 e n. 1 del 17 dicembre 2004; Visto il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; Vista la legge 5 giugno 2003, n. 131; Vista la nota in data 1° ottobre  2007 con la quale il Sindaco del Comune di Milano (MI) ha chiesto un parere in materia di contabilità pubblica; Vista la deliberazione n. 1/pareri/2004 del 3 novembre 2004 con la quale la Sezione ha stabilito i criteri sul procedimento e sulla formulazione dei pareri previsti dall’articolo 7, comma 8, della legge n. 131 del 2003; Vista l’ordinanza n.28 del  9 ottobre 2007 con la quale il Presidente ha convocato la Sezione per l’adunanza odierna per deliberare sulla richiesta proveniente dal Sindaco del Comune di Milano; Udito il relatore, dott. Giancarlo Astegiano; CON LA PREMESSA CHE Il Sindaco del Comune di Milano, con nota in data 1° ottobre 2007, ha posto un quesito alla Sezione in merito all’interpretazione dell’art. 1, co. 729 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (in seguito legge finanziaria per il 2007) ed alle modalità applicative della norma che prevede la riduzione all’interno di parametri prefissati del numero degli amministratori delle società di capitale partecipate da enti territoriali. Ad ulteriore illustrazione della richiesta, il Sindaco del Comune di Milano mette in luce che il citato co. 729 dell’art. 1 della legge finanziaria per il 2007 ha stabilito l’obbligo di provvedere alla modifica degli statuti delle società di capitale partecipate da enti locali entro un termine mobile, vale a dire tre mesi dopo l’entrata in vigore di un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri emanato per individuare la soglia di capitale che differenzia il numero degli amministratori delle società a totale partecipazione pubblica. Secondo il richiedente, la norma in questione avrebbe previsto il numero massimo degli amministratori delle società a partecipazione pubblica, senza peraltro indicare in modo esplicito se a seguito della modifica dello statuto di ciascuna società gli amministratori in carica decadano così da consentire la nomina di organi amministrativi con un numero di componenti rispettoso delle nuove disposizioni statutarie, ovvero se la modifica statutaria divenga operativa solo alla scadenza del mandato degli amministratori in carica (al momento della variazione dello statuto). Ha, rilevato, altresì, che, da un lato, lo status giuridico dell’amministratore di società di capitali è disciplinato dall’art. 2383 cod. civ. che prevede la durata triennale del mandato, salvo revoca per giusta causa e, dall’altro, che la Presidenza del Consiglio con una circolare del 13 luglio 2007 ha asserito che a seguito dell’adeguamento statutario il mandato degli amministratori in carica si risolverebbe, anche se non ancora scaduto. Il Sindaco di Milano riconosce che gli enti locali debbono procedere all’adeguamento degli statuti, ma non ha certezza in ordine a quali siano le conseguenze della modifica, ritenendo che ove gli amministratori non si dimettano volontariamente e, quindi, venga rispettato il termine triennale del mandato, la finalità di contenimento della spesa pubblica che ha originato la norma potrebbe non essere rispettata. Peraltro, se, al fine di osservare quest’ultima finalità, gli amministratori venissero revocati l’ente potrebbe subire un danno economico a seguito di eventuali azioni promosse dai componenti dell’organo amministrativo che ritenessero  ins......