RIFORMA DEL TITOLO V E CAUSE DI IMCOMPATIBILITÀ



(continua a leggere)


La Corte di Giustizia UE dichiara illegittima la Merloni



































































































ORDINANZA N ORDINANZA N. 383 ANNO 2002 repubblica italiana In nome del Popolo italiano LA CORTE COSTITUZIONALE composta dai signori: - Cesare                        RUPERTO                        Presidente - Riccardo                        CHIEPPA                        Giudice - Gustavo                        ZAGREBELSKY                        “ - Valerio                        ONIDA                        “ - Carlo                        MEZZANOTTE                        “ - Guido                        NEPPI MODONA                        “ - Piero Alberto                        CAPOTOSTI                        “ - Franco                        BILE                        “ - Giovanni Maria                        FLICK                        “ - Francesco                        AMIRANTE                        “ - Ugo                        DE SIERVO                        “ - Romano                        VACCARELLA                        “ ha pronunciato la seguente ORDINANZA nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 65 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), e dell’art. 4 della legge 23 aprile 1981, n. 154 (Norme in materia di ineleggibilità ed incompatibilità alle cariche di consigliere regionale, provinciale, comunale e circoscrizionale e in materia di incompatibilità degli addetti al Servizio sanitario nazionale), promosso con ordinanza del 5 ottobre 2001 dal Tribunale di Roma, iscritta al n. 83 del registro ordinanze 2002 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 10, prima serie speciale, dell’anno 2002.                Visti gli atti di costituzione di Ugo Sodano, di Simone Gargano, del Comune di Roma e della Regione Lazio nonché l’atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;                udito nell’udienza pubblica del 18 giugno 2002 il Giudice relatore Valerio Onida;                uditi gli avvocati Andrea Guarino per Ugo Sodano, Federico Tedeschini e Piero Sandulli per Simone Gargano, Achille Chiappetti e Aldo Rivela per la Regione Lazio. Ritenuto che – nel corso di un giudizio promosso dal primo dei non eletti per sentire dichiarare la decadenza per incompatibilità dalla carica di un consigliere della Regione Lazio, candidatosi nella stessa lista elettorale del ricorrente, in quanto successivamente nominato assessore del Comune di Roma – il Tribunale di Roma, con ordinanza del 5 ottobre 2001, pervenuta a questa Corte il 29 gennaio 2002, ha sollevato, in riferimento agli articoli 5, 76 (quest’ultimo deducibile, anche se solo in maniera implicita, dal contesto della motivazione), 122 e 123 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 65 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), e dell’art. 4 della legge 23 aprile 1981, n. 154 (Norme in materia di ineleggibilità ed incompatibilità alle cariche di consigliere regionale, provinciale, comunale e circoscrizionale e in materia di incompatibilità degli addetti al Servizio sanitario nazionale); che il remittente, esposto lo svolgimento del processo dinanzi a lui pendente, osserva che le norme denunciate prevederebbero l’incompatibilità della carica di consigliere regionale con quella di assessore di un Comune compreso nel territorio della Regione; che il giudice a quo ritiene l'art. 65 del d.lgs. n. 267 del 2000, interpretato come norma di disciplina delle situazioni di incompatibilità ed ineleggibilità dei consiglieri regionali, costituzionalmente illegittimo, sia per invasione della sfera di autonomia riservata alle Regioni dall’art. 122 della Costituzione (il quale, nel testo risultante dalle modificazioni introdotte dall’art. 2 della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1, attribuisce alla legge regionale, nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, la disciplina del sistema di elezione e dei casi di ineleggibilità e di incompatibilità dei consiglieri regionali), sia per superamento dei limiti della delega legislativa conferita al Governo con l’art. 31 della legge 3 agosto 1999, n. 265 (in contrasto quindi con l’art. 76 della Costituzione); che anche l’art. 4 della legge n. 154 del 1981 violerebbe l’art. 122 della Costituzione; che nel giudizio dinanzi alla Corte si sono costituiti Ugo Sodano, ricorrente nel giudizio a quo, nonché Simone Gargano e la Regione Lazio, parti convenute nel giudizio medesimo, ed è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri; che la difesa di Ugo Sodano ha chiesto che la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile o (manifestamente) infondata; che la questione di costituzionalità avente ad oggetto l’art. 65 del d.lgs. n. 267 del 2000 sarebbe inammissibile per irrilevanza, dato che questa norma, inserita nel testo unico sull’ordinamento degli enti locali, disciplinerebbe soltanto l’incompatibilità alla carica di consigliere comunale e provinciale; che l’unica disposizione applicabile sarebbe l’art. 4 della legge n. 154 del 1981, ma rispetto a quest’ultima disposizione il giudice remittente non avrebbe motivato le ragioni del presunto contrasto con l’art. 122 della Costituzione, contravvenendo all’obbligo di motivazione delle ragioni di non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale; che, in ogni caso, la questione avente ad oggetto l’art. 4 della legge n. 154 del 1981 sarebbe manifestamente infondata: in primo luogo perché dalla norma transitoria dettata dall’art. 5 della legge costituzionale n. 1 del 1999 si ricaverebbe che il legislatore costituzionale ha disposto il mantenimento in vita della legislazione statale vigente finché la Regione non abbia esercitato il potere normativo ad essa attribuito dal nuovo art. 122 della Costituzione; in secondo luogo perché nelle materie riservate alla potestà concorrente di Stato e Regioni le disposizioni statali di dettaglio continuerebbero ad  applicarsi fino a quando la Regione non abbia provveduto ad adeguare la disciplina normativa di sua competenza ai principi posti dal legislatore statale; in terzo luogo perché l’art. 4 della legge n. 154 del 1981 sarebbe norma di principio, posta a tutela del buon andamento e dell’imparzialità dell’amministrazione degli enti locali, essendo volta a garantire il libero espletamento delle cariche elettive; che la difesa di Simone Gargano – dopo aver ricordato che il Consiglio regionale del Lazio, nella seduta del 4 luglio 2001, ha approvato una modifica del proprio regolamento interno, dettando, all’art. 116, una “misura di salvaguardia” che sospende qualsiasi procedimento volto all’accertamento delle cause di incompatibilità dei consiglieri regionali – ha chiesto che la questione di legittimità costituzionale sia accolta, in particolare osservando che l’art. 65 del d.lgs. n. 267 del 2000 sarebbe incostituzionale, perché la legislazione statale che continua a dettare la disciplina di una materia riservata alla competenza della Regione si porrebbe in contrasto con l’art. 122 della Costituzione (anche alla luce della modifica del Titolo V della Parte II della Costituzione conseguente alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3); e che l’incostituzionalità dell’art. 65 del d.lgs. n. 267 del 2000 non determinerebbe la reviviscenza dell’art. 4 della legge n. 154 del 1981, non essendo configurabile una rinnovata vigenza di una norma ormai abrogata e contrastante con una norma di rango costituzionale;