RILASCIO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO



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UFFICI STATISTICA: SCHEDA SUI TRATTAMENTI DATI GIUDIZIARI



































































































REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO N. 5002/06 Reg.Dec. N. 4867 Reg.Ric. ANNO   2001 Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello proposto da Amellouk Khadija, rappresentata e difesa dall’avv. Diego Senter ed elettivamente domiciliata in Roma, viale Mazzini n. 11 presso lo studio dell’avv. Pasquale Di Rienzo; contro il Ministero dell’Interno, in persona del Ministro p.t., e la Questura di Trento, in persona del Questore p.t., entrambi rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato presso i cui uffici sono legalmente domiciliati, in Roma, via dei Portoghesi n. 12; per l'annullamento della sentenza del Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa del Trentino-Alto Adige, sede di Trento, 8 febbraio 2001, n. 108; Visto il ricorso con i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio delle Amministrazioni appellate; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Visti gli atti tutti della causa; Alla pubblica udienza del 31 marzo 2006 Consigliere Lanfranco Balucani. Udito l’avv. dello Stato Maddalo; Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue: FATTO e DIRITTO Con ricorso proposto dinanzi al Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Trento la sig.a Amellouk Khadija, di nazionalità marocchina, ha impugnato il decreto del Questore della Provincia di Trento che ha rigettato l’istanza di rilascio del permesso di soggiorno presentata dalla medesima ai sensi dell’art. 3 D.P.C.M. 16 ottobre 1998, per non avere presentato idonea documentazione circa la sua effettiva presenza in Italia prima del 27 marzo 1998. Con la sentenza indicata in epigrafe il Tribunale adito ha respinto il ricorso avendo ritenuto che non potessero considerarsi prove idonee della presenza in Italia della ricorrente (alla data del 27.3.1998) né una dichiarazione resa dal dott. Gorga Giovanni circa una sua presunta visita medica del 12.2.1998, né la dichiarazione del sig. Verderio Ambrogio, amministratore del condominio “Dolomiti” in via Barattieri 37 di Rovereto, trattandosi di dichiarazioni rese da soggetti privati; mentre non poteva assumere alcun rilievo ai fini della legittimità dell’atto impugnato, la fotocopia autenticata il 16.2.1998 della carta di identità, depositata solo il 13.1.2000 nel corso del giudizio di primo grado. Nei riguardi di detta pronuncia la sig.a Amellouk ha interposto appello censurando le motivazioni addotte dal primo giudice per la reiezione del ricorso. L’appello è fondato. Invero, in assenza di una prescrizione normativa in ordine alle modalità probatorie della presenza in Italia dello straniero alla data presa in considerazione dalla legge per conseguire la regolarizzazione richiesta, deve ritenersi idoneo qualsiasi mezzo che possa garantire un obbiettivo accertamento dei fatti, e non soltanto un atto o dichiarazione proveniente da organismi pubblici. Al riguardo va altresì osservato che la Circolare del Ministero dell’Interno n. 70 del 30.10.1998 (attuativa del D.P.C.M. 16.10.1998), laddove descrive le tipologie di documenti ritenute attendibili e probanti dalla Amministrazione (relativamente alla presenza in Italia dello straniero), assume un valore solo esemplificativo, e non esclude che anche dichiarazioni provenienti da soggetti privati possano validamente comprovare la presenza in Italia dello straniero, ove siano suscettibili di un riscontro oggettivo. Nella fattispecie in esame la dichiarazione del dott. Gorga attestante l’avvenuta sottoposizione a visita medica della straniera, unitamente alla dichiarazione dell’amministratore del Condominio Dolomiti di via Barattieri 37 di Rovereto, attestante il soggiorno dello stesso straniero, non potevano pertanto essere escluse aprioristicamente come mezzi di prova, sul solo rilievo che si trattava di dichiarazioni provenienti da soggetti privati – come ha invece ritenuto il primo giudice –, dovendo piuttosto l’Amministrazione verificarne la effettiva attendibilità attraverso una propria autonoma indagine. In altri termini l’aver ritenuto inammissibile come mezzo di prova le dichiarazioni rese da soggetti privati, a prescindere da alcun riscontro sulla loro attendibilità, rende illegittimo il diniego di regolarizzazione emesso dalla Questura di Trento. Per quanto precede l’appello in esame deve essere accolto e per l’effetto, in riforma della sentenza di primo grado, deve essere annullato il provvedimento di diniego oggetto di impugnativa. Sussistono giusti motivi per compensare le spese processuali inerenti i due gradi di giudizio. P.Q.M. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, accoglie il ricorso in appello indicato in epigrafe nei sensi e per gli effetti di cui in motivazione. Spese compensate. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. Così deciso in Roma, il 31 marzo 2006 dal Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale - Sez.VI - nella Camera di Consiglio, con l'intervento dei Signori: Claudio VARRONE                               Presidente Sabino LUCE                                       Consigliere Lanfranco BALUCANI               Consigliere Est. Francesco CARINGELLA                       Consigliere Roberto CHIEPPA                                Consigliere   Presidente f.to Claudio Varrone Consigliere                                                                            Segretario f.to Lanfranco Balucani                                               f.to Anna Maria Ricci