RIMBORSI SPESE PROCESSUALI PER RICORSI ELETTORALI



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Affidamento diretto ad azienda speciale del "Servizio calore"



































































































                        REPUBBLICA ITALIANA                                   N.1076/03 REG.DEC.                 IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                           N. 4011      REG.RIC. Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale, (Quinta Sezione)         ANNO 2002 ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello n. 4011 del 2002, proposto dal Comune di Napoli, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv.ti Edoardo Barone, Giuseppe Tarallo e Bruno Ricci, con domicilio eletto presso lo studio Gian Marco Grez, in Roma, lungotevere Flaminio 46; CONTRO Giuseppe Taglialatela, rappresentato e difeso dagli avv. Franco Iadanza e Alessandro Biamonte, con domicilio eletto presso lo studio Maria Cristina Manni in Roma, viale Angelico 193; il Ministero dell'interno, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato difeso per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici è domiciliato in Roma via dei Portoghesi n. 12; e nei confronti di Gelsomina Marotta, non costituita in giudizio; per l’annullamento della sentenza del TAR per la Campania, sezione seconda, n. 2354 del 23 aprile 2002, nella parte relativa alla condanna alle spese del giudizio; Visto il ricorso in appello con i relativi allegati; Visto l’atto di costituzione in giudizio della parte appellata; Esaminate le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Visti tutti gli atti di causa; Relatore alla pubblica udienza del 19 novembre 2002  il Consigliere Aldo Fera; Uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale d’udienza; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue: FATTO Il Comune di Napoli propone appello contro la sentenza del Tar della Campania specificata in epigrafe, che, dopo aver estromesso dal giudizio il Ministero dell'interno, ha accolto il ricorso elettorale proposto dal signor Taglialatela e, per l'effetto, lo ha dichiarato eletto alla carica di consigliere circoscrizionale in luogo della signora Marotta. L'appello è circoscritto alla parte della sentenza con la quale il primo giudice ha condannato l'amministrazione comunale al pagamento delle spese del giudizio liquidate in € 2500. Sostiene l'amministrazione di aver partecipato al giudizio di primo grado solo perché a lei vengono imputati i risultati elettorali e quindi solo quale destinataria ultima degli effetti prodotti dall’annullamento dell’atto di proclamazione degli eletti. Nel caso di specie, il pregiudizio subito dal ricorrente è dipeso unicamente dal comportamento tenuto dall'ufficio elettorale (organo del ministero dell'interno) che commise l'errore che ha inficiato la legittimità delle elezioni. Pertanto, l'amministrazione comunale, che nella vicenda si è comportata in modo neutrale, non può essere considerata parte soccombente. Il signor Taglialatela, a sua volta, propone ricorso incidentale, sostenendo che, ove non dovesse essere configurata la soccombenza del Comune di Napoli, le spese del giudizio dovrebbero essere poste a carico del Ministero dell'interno o della controinteressata. Di certo non a carico del vincitore. Il Ministero dell'interno, costituito nel giudizio di appello, sostiene che, una volta estromesso dal giudizio, viene meno il presupposto per la sua condanna alle spese, le quali giustamente sono state poste a carico del comune di Napoli che è il solo soggetto legittimato passivamente. DIRITTO L’appello proposto dal Comune di Napoli è infondato. L'appello è circoscritto alla parte della sentenza con la quale il Tar della Campania, nell'accogliere il ricorso elettorale proposto dal signor Taglialatela, ha condannato l'amministrazione comunale al pagamento delle spese del giudizio. In materia di rimborso delle spese del giudizio amministrativo, l'art. 26, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, fa espresso rinvio alle norme del codice di procedura civile, che si basano sul principio generale della condanna della parte soccombente, salvo che sussistano giusti motivi che inducano il giudice, sulla base di un apprezzamento latamente discrezionale, a disporre da loro compensazione anche parziale. Ora, l'amministrazione comunale nega di essere parte  soccombente, facendo riferimento a quel filone giurisprudenza che configura la posizione processuale dell'ente locale quale parte necessaria alla quale vanno imputati i risultati della  consultazione elettorale (Consiglio Stato sez. V, 17 settembre 2001, n. 4847). Tanto più perché, nel caso di specie, la sua difesa nel giudizio di primo grado tenne un comportamento di indifferenza rispetto alle parti private. La tesi non può essere condivisa. La disciplina delle spese processuali contenuta nell'articolo 91 e seguenti del codice di procedura civile si basa non sul principio della  responsabilità, bensì  su quello della causalità, nel senso che la condanna alle spese è conseguenza della soccombenza, cioè di un dato oggettivo che non tiene in considerazione la colpa della parte. L’elemento soggettivo, infatti, è preso in considerazione dal codice di procedura, all'articolo 96, solo nel caso in cui la  parte soccombente abbia agito o resistito in un giudizio con mala fede o colpa grave. Ma in tal caso si tratta di una figura autonoma rispetto a quella disciplinata dalle norme generali sulla soccombenza. Ora, nel procedimento elettorale, anche se l'ente locale è tenuto a subire eventuali effetti  negativi della condotta posta in essere da organi non incardinati nel proprio apparato organizzativo (nel caso di specie, l'ufficio elettorale), sta per certo che il consolidamento di tali effetti in capo all'ente medesimo fa sì che questo divenga il portatore istituzionale dell’interesse alla conservazione dei propri organi nella composizione ad essi conferita dall'atto di proclamazio......