RITARDATO PAGAMENTO ONERI CONCESSORI



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ERRATA-CORRIGE



































































































TAR LOMBARDIA - MILANO SEZ TAR LOMBARDIA - MILANO SEZ. II - sentenza 24 maggio 2005, n. 1006 - Pres. Radesi, Est. De Berardinis - IM.CO S.p.A. (Avv. La Russa) c. Comune di Milano (Avv.ti Surano e Tempesta) - (previa riunione di due ricorsi, dichiara inammissibile il primo ed accoglie il secondo) (sulle sanzioni applicabili nel caso di ritardato od incompleto pagamento di una o più rate degli oneri dovuti per una concessione edilizia). (omissis) per l'annullamento previa sospensione della nota del Comune di Milano – Direzione Centrale Pianificazione Urbana e Attuazione P.R. – Progetto Stralcio Edilizia Privata – Ufficio Stralcio Grandi Opere – Gruppo 3 in data 7 ottobre 2002 (pg. 264.398.400/1992 sub 14 dell’8 novembre 2002) recante comunicazione di avvio del procedimento amministrativo finalizzato all’accertamento, alla determinazione e all’irrogazione della sanzione amministrativa di cui all’art. 3 della l. n. 47/1985 per l’omesso versamento di oneri concessori; (omissis) e per l'annullamento della nota del Comune di Milano – Direzione Centrale Pianificazione Urbana e Attuazione P.R. – Progetto Stralcio Edilizia Privata – Ufficio Stralcio Grandi Opere – Gruppo 3 in data 7 gennaio 2003, rectius 19 dicembre 2002, (pg. 264.398.400/1992-16 del 23 dicembre 2002) recante l’irrogazione della sanzione amministrativa di EURO 2.262.982,00, ai sensi dell’art. 3, comma 2, lett. c), della l. n. 47/1985 (omissis) FATTO La Lambrate 81 S.r.l., poi fusa per incorporazione nella Nuova Finanziaria Moderna S.p.A. (che ha assunto dal 2000 la denominazione sociale di IM.CO S.p.A.), nel 1984 stipulò con il Comune di Milano una convenzione di lottizzazione concernente un intervento di edilizia a destinazione terziaria. Per tale intervento il Comune rilasciò la concessione edilizia n. 376 del 12 luglio 1985, nonché le successive concessioni edilizie in variante ed a sanatoria nn. 384 del 29 luglio 1986 e 697 del 24 giugno 1991. Nella convenzione di lottizzazione de qua era tra l’altro stabilito che la società lottizzante, a scomputo del contributo di concessione ex art. 3 della l. n. 10/1977, avrebbe realizzato il secondo lotto di un centro sportivo polivalente. Successivamente, tuttavia, il Comune decise che non si desse seguito alla realizzazione di tale progetto, in quanto il progetto relativo al primo lotto non aveva avuto possibilità di esecuzione. Nel comunicare tale decisione, con nota del Settore Edilizia Privata – Ufficio Esecuzione Opere di Urbanizzazione prot. n. 232212/30093 E.P. 88 del 4 febbraio 1993, il Comune di Milano dispose perciò di introitare, in luogo della realizzazione del suddetto centro sportivo, l’importo residuo del contributo di concessione, decurtato dell’ammontare relativo alle opere di urbanizzazione primaria realizzate dalla predetta società a scomputo degli oneri di diverse concessioni edilizie (e precisamente, la n. 549 del 3 agosto 1987 e la n. 561 del 4 agosto 1987). Dell’importo così determinato, pari a £. 4.381.744.341, fu richiesto il pagamento con avviso della Ragioneria del Comune di Milano del 26 febbraio 1993, in cui si invitava la Lambrate 81 S.r.l. a recarsi presso la Ragioneria stessa per ritirare il deposito cauzionale versato, salvo pagamento del predetto importo "per scomputo oneri". La società impugnò davanti a questo Tribunale la predetta nota del Comune del 4 febbraio 1993, chiedendone l’annullamento e chiedendo altresì l’accertamento dell’infondatezza della pretesa di pagamento contenuta nell’avviso della Ragioneria del 26 febbraio 1993. Questo Tribunale accolse la domanda di sospensione del provvedimento impugnato, previa prestazione di idonea garanzia fideiussoria, ma poi nel merito rigettò il ricorso con sentenza n. 532/94 pubblicata il 22 luglio 1994. Analogamente, in sede di giudizio di impugnazione della sentenza di primo grado davanti al Consiglio di Stato, quest’ultimo accolse la domanda di sospensione dell’esecuzione della sentenza impugnata, ma poi respinse il ricorso in appello, confermando la sentenza di primo grado, con decisione n. 4839/2000 pubblicata il 21 settembre 2000. Successivamente il Comune di Milano, con la nota della Direzione Centrale Pianificazione Urbana e Attuazione P.R.–Progetto Stralcio Edilizia Privata–Ufficio Stralcio Grandi Opere–Gruppo 3 in data 7 ottobre 2002 (pg. 264.398.400/1992 sub 14 dell’8 novembre 2002), ha comunicato, ai sensi degli artt. 7 e segg. della l. n. 241/1990, l’avvio del procedimento di accertamento, determinazione ed irrogazione della sanzione amministrativa di cui all’art. 3 della l. n. 47/1985 per l’omesso versamento del contributo concessorio. Peraltro, la Ragioneria del Comune di Milano–Settore Entrate–Ufficio Riscossioni Diverse, con avviso del 26 novembre 2002, in applicazione della sentenza del Consiglio di Stato n. 4839 cit., ha invitato la IM.CO S.p.A. a versare entro trenta giorni dalla notifica della stessa gli oneri concessori dovuti in relazione alla vicenda in esame, quantificandoli in complessivi EURO 3.597.707,52 (comprensivi pure degli interessi legali maturati), con l’avvertenza che il mancato tempestivo pagamento avrebbe comportato l’applicazione delle sanzioni previste dall’art. 3 della l. n. 47/1985. L’odierna ricorrente provvedeva al pagamento in data 31 dicembre 2002. Infine, con nota del 19 dicembre 2002 (pg. 264.398.400/1992-16 del 23 dicembre 2002), il Comune di Milano–Direzione Centrale Pianificazione Urbana e Attuazione P.R.–Progetto Stralcio Edilizia Privata–Ufficio Stralcio Grandi Opere–Gruppo 3, considerando decorso il termine di duecentoquaranta giorni di cui all’art. 3, comma 2. lett. c) della l. n. 47/1985, che prevede, in caso di omesso pagamento dei contributi concessori entro il predetto termine, la sanzione dell’aumento del contributo dovuto in misura pari al 100% dello stesso, ha irrogato alla IM.CO S.p.A. la sanzione amministrativa di EURO 2.262.982,00, corrispondente, per l’appunto, al contributo residuo non corrisposto (£. 4.381.744.312). Ciò, in quanto la società concessionaria era tenuta al pagamento dei contributi concessori dovuti nei termini indicati dall’avviso della Ragioneria del Comune di Milano del 26 febbraio 1993. Avverso la comunicazione del 7 ottobre 2002 la IM.CO S.p.A. (come già detto, subentrata nel frattempo alla Lambrate 81 S.r.l.) ha presentato ricorso (R.G. n. 210/2003), deducendone l’illegittimità e chiedendone l’annullamento, previa sospensione, per i seguenti motivi: eccesso di potere per travisamento ed erronea valutazione dei fatti; eccesso di potere per contraddittorietà fra più atti; violazione di legge per vizio del procedimento; violazione di legge ed eccesso di potere per illogicità manifesta. La IM.CO S.p.A. ha, inoltre, presentato distinto ricorso (R.G. n. 233/2003) avverso la nota del Comune di Milano pg. 264.398.400/1992-16 del 23 dicembre 2002 recante l’irrogazione della sanzione amministrativa di EURO 2.262.982,00, chiedendone l’annullamento, previa sospensione, per i seguenti motivi: eccesso di potere per contraddittorietà fra più atti; eccesso di potere per travisamento ed erronea valutazione dei fatti; violazione di legge per vizio del procedimento; violazione di legge ed eccesso di potere per erronea valutazione dei fatti; violazione di legge; eccesso di potere per illogicità manifesta (sotto due distinti profili). Con ricorso per motivi aggiunti notificato il 7 febbraio 2003, la IM.CO S.p.A. ha inoltre formulato un motivo aggiunto di ricorso avverso la nota impugnata del Comune di Milano del 23 dicembre 2002, deducendone l’illegittimità per non avere il Comune preventivamente richiesto il pagamento al fideiussore, alla luce di quanto stabilito dal Consiglio di Stato con la decisione n. 32/2003 del 10 gennaio 2003. Il Comune di Milano si è costituito in ambedue i giudizi ed ha chiesto, previa riunione dei ricorsi, che il ricorso R.G. n. 210/2003 fosse dichiarato inammissibile e/o improcedibile e che il ricorso R.G. n. 233/2003 fosse respinto in quanto infondato. A tale ultimo riguardo, ha eccepito, altresì, l’infondatezza del motivo aggiunto di ricorso proposto nel giudizio R.G. n. 233/2003. Nella Camera di Consiglio del 20 febbraio 2003 il Tribunale, con ordinanza n. 307/03, ha disposto la riunione dei giudizi n. 210/2003 e n. 233/2003, perchè le ragioni di connessione soggettiva, oggettiva e procedimentale ne consigliavano la decisione interinale con un’unica ordinanza, ed ha poi dichiarato improcedibile il ricorso n. 210/2003, in quanto proposto nei riguardi di una mera comunicazione di avvio del procedimento, priva di alcun contenuto provvedimentale, accogliendo, invece, la domanda incidentale di sospensione proposta con il ricorso n. 233/2003. All’udienza del 10 marzo 2005 le cause sono state riservate dal Collegio per la decisione. DIRITTO In via preliminare è necessario procedere alla riunione, per evidenti ragioni di connessione soggettiva e oggettiva, dei due ricorsi indicati in premessa. In relazione al primo ricorso (R.G. n. 210/2003), il Collegio non può che confermare quanto già indicato nell’ordinanza n . 307/03, di rigetto dell’istanza di sospensione, circa il fatto che il ricorso stesso risulta proposto avverso un atto (la nota del Comune di Milano–Direzione Centrale Pianificazione Urbana e Attuazione P.R.–Progetto Stralcio Edilizia Privata–Ufficio Stralcio Grandi Opere–Gruppo 3 in data 7 ottobre 2002) recante la mera comunicazione di avvio del procedimento di irrogazione della sanzione amministrativa di cui all’art. 3 della l. n. 47/1985, come tale sprovvista di effetti lesivi e dunque non impugnabile. Infatti, la giurisprudenza ha chiarito che, poichè la comunicazione di avvio del procedimento è priva di qualsiasi effetto lesivo, avendo mera natura informativa, per mettere il destinatario a conoscenza dell’avvio del procedimento e consentirgli così di parteciparvi, l’impugnazione della comunicazione stessa è inammissibile (T.A.R. Lombardia, Milano, sez. I, 10 dicembre 2003, n .5734; id., Sez. II, 26 maggio 2003, n, 2377). Ne segue che il ricorso R.G. n. 210/2003 deve essere dichiarato inammissibile. Passando all’esame del secondo ricorso (R.G. n. 233/2003), si osserva quanto segue. Con il primo motivo di ricorso, la ricorrente allega l’illegittimità della nota del Comune di Milano pg. 264.398.400/1992-16 in data 23 dicembre 2002, recante l’irrogazione della sanzione amministrativa di EURO 2.262.982,00, in quanto viziata da eccesso di potere per contraddittorietà fra più atti. Ciò alla luce del fatto che, mentre con l’avviso del 7 ottobre 2002 il Comune comunicava l’avvio del procedimento di accertamento ed irrogazione delle sanzioni amministrative per il mancato pagamento degli oneri concessori, il successivo avviso della Ragioneria comunale del 26 novembre 2002 invitava la ricorrente al versamento dell’importo complessivo dovuto (comprensivo degli interessi legali maturati) a titolo di oneri ai sensi della l. n. 10/1977 ed in applicazione della sentenza del Consiglio di Stato n. 4839/2000, avvertendo che le sanzioni amministrative ex art. 3 della l. n. 47/1985 sarebbero state irrogate solo in ipotesi di mancato pagamento entro trenta giorni dalla notifica dell’avviso stesso. Il motivo è fondato. In particolare, osserva il Collegio che, secondo la giurisprudenza, l’eccesso di potere per contraddittorietà di comportamento si verifica quando sussistono più manifestazioni di volontà dello stesso Ente od Autorità, che si pongono tra di loro in contrasto, dando luogo all'irrazionale adozione di contrapposti criteri di svolgimento dell’attività amministrativa (v. C.d.S., Sez. VI, 31 marzo 1987, n. 207). Nella vicenda in esame, il Comune, dapprima, con la nota del 7 ottobre 2002 ha comunicato l’avvio del procedimento di irrogazione della sanzione amministrativa di cui all’art. 3 della l. n. 47/1985, ma poi, in palese contraddizione con tale nota, con l’avviso della Ragioneria del 26 novembre 2002 ha invitato la IM.CO S.p.A. a pagare nel termine di trenta giorni dalla notifica dello stesso avviso l’importo dovuto a titolo di oneri concesso......